Ovvero quasi il doppio dei colleghi dell’industria manifatturiera e molto, molto di più di quelli impiegati nel commercio, nel turismo o nella ristorazione. Le ragioni di questa sproporzione sono diverse
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Quello della produttività, anzi, quello della scarsa produttività delle lavoratrici e dei lavoratori italiani è uno dei temi centrali quando ci si domanda com’è che nel nostro paese gli stipendi non solo non crescono, ma anzi, negli ultimi trent’anni, sono addirittura diminuiti.
Parliamo di produttività per indicare il valore o la ricchezza che viene generata dalle persone per ogni singola ora lavorata. In altre parole, si tratta del contributo fornito da una o un dipendente alla capacità di generare profitti di un’azienda. La propria.
Avendo dunque bene in mente quanto in Italia la produttività del lavoro sia stagnante, farà piacere sapere che in provincia di Latina c’è un settore in netta controtendenza: il chimico-farmaceutico.
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Ogni persona impiegata in quel settore vale infatti per l’azienda che l’ha assunta 142 mila euro l’anno. Un dato clamoroso, tanto per il contesto locale quanto per quello nazionale. Per dare un’idea di grandezza, la cifra equivale a quasi il doppio del valore generato da una o un dipendente impiegati nel settore manifatturiero. In quel caso, per dire, il valore aggiunto per addetto si attesta in media nel Lazio a 83 mila euro.
Per non parlare del rapporto con altri settori a basso valore tecnologico aggiunto, come turismo, commercio o ristorazione. Rispetto ai quali il confronto con il dato del chimico-farmaceutico rischia addirittura di essere impietoso.
A fornire questa stima è stato il presidente della sezione farmaceutica e biomedicali di Unindustria, Massimo Scaccabarozzi.
In un’intervista concessa al Messaggero Roma per commentare un dato interessante relativo all’export laziale, il peraltro presidente dell’azienda farmaceutica Menarini Biotech ha messo sul tavolo anche il dato sulla produttività delle lavoratrici e dei lavoratori del primo settore per valore dell’economia pontina.
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“Il Lazio si conferma la prima regione italiana per export farmaceutico, contribuendo al 26% del totale nazionale – ha spiegato Scaccabarozzi – E si distingue anche per la sua produttività: il valore aggiunto per addetto è di 142 mila euro contro una media di 83 mila euro nell’industria manifatturiera”.
Il dato illustra bene il ritorno dell’investimento su cui possono contare le industrie farmaceutiche – di tutto il Lazio, non solo della provincia di Latina – assumendo personale qualificato. E infatti il settore prospera, cresce e traina da ormai molto tempo l’economia pontina più di ogni altro.
Ma proprio per effetto delle sue dimensioni è quello che paga il prezzo più alto in termini di ricerca e selezione dei talenti. Il cosiddetto mismatch, ovvero il gap tra la domanda di manodopera specializzata necessaria alle imprese e la sua effettiva presenza sul mercato del lavoro, è avvertito dalle industrie farmaceutiche pontine molto di più che dalle imprese di altri settori dell’economia locale.
Un tema anche questo molto più articolato di quanto non appaia in superficie, che riguarda non soltanto la mancanza di competenze tecniche richieste, ma anche, e forse soprattutto, che investe la competitività dei territori in cui le imprese sono inserite e quella dei pacchetti retributivi che vengono offerti a chi sceglie di investire le proprie competenze in una provincia non proprio attrattiva come quella di Latina.
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