Le stabilizzazioni e le progressioni verticali hanno fatto lievitare i conti di ABC in maniera vertiginosa nel giro di appena due anni. E gli esiti di una due diligence dicono che l’azienda si è infilata in un vicolo cieco
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Spendere tanto per avere un servizio carente e una città sporca. È un paradosso lampante, ma significativo, quello che grava sull’azienda speciale ABC che raccoglie e gestisce i rifiuti nella città di Latina, la società che nel suo ottavo anno di vita non riesce a portare avanti la mission per cui era nata, ovvero l’abbattimento della Tari ispirando il proprio operato a criteri di economicità, ecologia, efficienza e solidarietà sociale.
È su questo punto che la maggioranza del sindaco di Latina Matilde Celentano si interroga da quando tale criticità strutturale è emersa nella relazione finale della Acg Auditing e consulting Group, la società incaricata di redigere la due diligence sull’azienda, consegnata al Comune lo scorso settembre.
In quelle carte era già evidente con chiarezza che l’idea di raccolta rifiuti elaborata dalla precedente amministrazione, guidata dal sindaco Damiano Coletta, non era possibile da eseguire e, se fosse stata estesa al centro, sarebbe diventata insostenibile economicamente come avevano già attestato gli stessi report del vecchio Cda di ABC.
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Oggi il centrodestra cerca una soluzione, ma trova davanti a sé una polveriera pronta a esplodere con due bilanci della società non approvati, un terzo fermo che in queste condizioni non è presentabile in consiglio comunale, l’ufficio del controllo analogo che predica prudenza e i lavoratori pronti allo sciopero.
Nelle carte del referto del controllo analogo, composto dai dirigenti del bilancio, dell’ambiente, delle finanze, dal direttore generale, dal segretario generale e da un esperto esterno, il professor Alessandro Giosi, emergono tutte le conferme delle difficoltà alle quali la società dovrà rispondere. In primis quella dei costi del personale che rischia di invalidare del tutto la sostenibilità economica dell’azienda.
La spesa per il personale è in crescita costante: da €10.858.852 nel 2023 a € 11.155.844 nel 2024 (+2,7%) e poi a € 11.669.195 nel 2025, con un incremento del 4,6%. Questi dati portano a un costo del personale che arriva al 59.4% dei ricavi dell’azienda e, scrivono i dirigenti, “il rapporto tra i costi del personale e i ricavi da vendita aumenta progressivamente dal 6,2% nel 2023 al 59,4% nel 2025) indicando una struttura operative rigida”.
L’ufficio del controllo analogo suggerisce di valutare strategie di controllo dei costi, soprattutto fissi, e una gestione della struttura organizzativa per garantire la sostenibilità economica nel medio periodo oltre a chiedere di approfondire “le dinamiche aziendali riferite alle progressioni di carriera avvenute, le cui criticità sono state evidenziate dall’organo di controllo e dalla due diligence e in attesa di riscontro di legittimità”.
Si tratta di quell’adeguamento di qualifica di quasi metà del personale, tra operatori ecologici divenuti autisti per guidare i 75 mezzi a grande vasca indispensabili per la raccolta dei rifiuti, e altri che hanno assunto qualifiche di quadri con responsabilità di coordinamento in ABC. In tutto un’operazione da quasi 1,2 milioni di euro che sta agitando i sonni della maggioranza (doveva transitare con un nuovo piano in consiglio) e che l’opposizione di Lbc ha invece archiviato come procedure di riconoscimento doveroso di diritti contrattuali.
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E il personale è destinato a lievitare ancora per portare avanti il nuovo progetto che prevede cassonetti intelligenti e cassonetti condominiali in centro e nella prima corona della circonvallazione dal 2026. Le unità a tempo indeterminato previste nel 2025 sono 219 e 29 a tempo determinato per un totale di 248 unità. Per la transizione verso il modello porta a porta sono previste 9 nuove assunzioni stagionali nel secondo semestre 2025, poi da stabilizzare nel nuovo piano industriale. Un piano che, a regime, prevede nel prossimo biennio almeno altre 40 figure.
Andando a vedere gli altri costi che aumentano troviamo i carburanti (+10%), la manutenzione mezzi (+5%) e i costi per servizi che nel 2025 lievitano moderatamente del 2,5%, passando da € 3.912.176 nel 2024 a € 4.009.875.
Crescono in generale i costi per la gestione dei rifiuti che registrano un incremento del 3,1%, coerente con l’aumento dei volumi trattati, in particolare dell’umido e quelli per le consulenze tecnico-produttive con una crescita significativa dell’8,5%, legata al supporto tecnico e gestionale.
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