In appena dieci anni, i titolari over 70 di attività commerciali sono aumentati in provincia di quasi mille unità. E per assicurare loro un ricambio generazionale, e garantire continuità d’impresa, ci sarebbe da valutare il “modello Veneto”
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Un’impresa può chiudere perché non vende più, perché i costi sono diventati troppo alti o perché il mercato è cambiato. Poi c’è anche un’altra possibilità, meno evidente ma non meno probabile: e cioè che un’impresa può funzionare e sparire lo stesso, semplicemente perché non c’è più nessuno disposto a portarla avanti.
In provincia di Latina il problema comincia ad avere numeri piuttosto concreti. A giugno 2025, 2.870 titolari di imprese individuali pontine avevano almeno 70 anni. Sono il 10,5% del totale. Dieci anni prima erano 2.038: significa 832 in più.
Ma Latina non è la provincia italiana con più imprenditori anziani e nemmeno quella con la percentuale maggiore. La cosa interessante è un’altra. Nel 2015 gli over 70 rappresentavano circa il 6,7% dei titolari di imprese individuali pontine. Oggi, dopo 10 anni, il loro peso è quindi aumentato di 3,8 punti percentuali. Tra le province del Lazio è l’incremento più consistente: Frosinone è cresciuta di 3,4 punti, Viterbo di 3,1, Rieti di 2,4, mentre Roma è addirittura scesa di un punto.
E qui serve una precisazione: 2.870 imprenditori over 70 non significano 2.870 imprese sul punto di chiudere. Un settantenne può continuare a lavorare ancora a lungo e può avere già organizzato la successione. Il dato racconta però quanto il tema del ricambio stia diventando più grande.
Per anni il passaggio generazionale è stato raccontato quasi esclusivamente come una faccenda familiare: il padre lascia l’azienda al figlio, il figlio continua il lavoro del padre. Ma questo meccanismo oggi funziona molto meno automaticamente. I figli possono avere studiato altro, vivere altrove o semplicemente non voler fare lo stesso mestiere. E quando non c’è un successore naturale, l’alternativa troppo spesso diventa la chiusura.
È un problema abbastanza serio da essere entrato anche nel dibattito europeo. Nel 2025 Eurochambres, European Family Businesses e Transeo hanno chiesto alla Commissione europea di sostenere maggiormente i trasferimenti d’impresa, anche verso giovani imprenditori e lavoratori che non appartengono alla famiglia del titolare.
La questione, in fondo, è abbastanza semplice: perché costruire sempre un’impresa da zero quando ce n’è magari una già funzionante che cerca qualcuno disposto a continuarla?




In Veneto stanno provando a fare proprio questo. Qui, a dicembre 2025, il sistema camerale regionale ha avviato un progetto chiamato “Continuità d’impresa”. L’idea è interessante soprattutto perché capovolge il modo tradizionale di affrontare l’imprenditoria giovanile: invece di limitarsi ad aiutare qualcuno ad aprire una nuova attività, prova a mettere in contatto titolari interessati al passaggio della propria impresa con aspiranti imprenditori e potenziali acquirenti. Non necessariamente figli. Anche dipendenti, collaboratori o persone esterne che vogliono mettersi in proprio.
È un modello pensato per il Veneto, ovviamente. Ma il numero pontino fa venire spontanea una domanda: servirebbe qualcosa del genere anche qui?
Anche perché, ricordiamolo, a Latina parliamo spesso di startup, incentivi per creare nuove aziende, giovani che dovrebbero mettersi in proprio. Tutto giusto. Ma forse esiste anche un’altra strada: dentro quelle 2.870 attività guidate da ultrasettantenni possono esserci aziende senza futuro e aziende solidissime; negozi che non hanno più mercato e attività ancora redditizie; imprese che hanno già risolto il problema della successione e altre che non sanno ancora a chi passare il testimone.
Perché prima ancora di incentivare una nuova apertura, potrebbe essere utile capire quante imprese esistenti rischiano di andare perdute soltanto perché nessuno ha trovato qualcuno disposto a raccoglierle. Il prossimo giovane imprenditore pontino, forse, non deve necessariamente inventare una startup. Magari deve soltanto trovare qualcuno disposto a lasciargli le chiavi dell’azienda.
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