Colpa dell’inflazione che ha eroso i circa 2.500 euro di aumento effettivamente maturato.
Se cercavate una cifra che desse la misura del gender gap in provincia di Latina l’avete appena trovata
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Sedicimiladuecentoquarantotto euro. È la retribuzione media accumulata nel 2024 da una lavoratrice del settore privato non agricolo della provincia di Latina. È poco. Ma la cosa più interessante succede andando indietro di cinque anni. Nel 2019 erano 13.772 euro. Quindi, almeno a prima vista, qualcosa è migliorato: 2.476 euro in più, quasi il 18%. Poi entrano in scena la spesa, le bollette, la benzina. Insomma, entrano in scena i prezzi. E quei 2.476 euro cominciano a rimpicciolirsi parecchio.
Tra il 2020 e il 2024 l’inflazione italiana ha fatto un giro sulle montagne russe: -0,2% nel 2020, +1,9% nel 2021, +8,1% nel 2022, +5,7% nel 2023 e +1% nel 2024. Sono i dati dell’indice nazionale dei prezzi al consumo dell’Istat. (2020, 2021, 2022, 2023, 2024). Mettendo insieme le variazioni annuali, nel quinquennio i prezzi sono cresciuti di circa il 17,4%.
Tra il 2019 e il 2024 la retribuzione media delle lavoratrici pontine è cresciuta di quasi il 18%. Nello stesso periodo, mettendo insieme le variazioni annuali registrate dall’Istat, i prezzi al consumo sono aumentati di circa il 17,4%. Il risultato è piuttosto semplice: quasi tutto l’aumento dello stipendio è servito a rincorrere l’inflazione. Si potrebbe parlare più semplicemente di ottantacinque euro di differenza, per farla breve.
Naturalmente non si tratta del conto della spesa della singola lavoratrice: stiamo confrontando una retribuzione media provinciale con l’inflazione media nazionale. Ma l’ordine di grandezza è piuttosto eloquente. Quasi tutta la crescita nominale degli ultimi cinque anni è servita a rincorrere i prezzi.
In termini reali, l’aumento è stato di appena mezzo punto percentuale. Del divario tra uomini e donne e delle nuove norme sulla trasparenza salariale se n’è già parlato. Qui il punto è un altro: capire quanto valgano davvero quei 16.248 euro una volta usciti dalla busta paga.
Perché, la cosa (tristemente) interessante, è vedere come a Latina non esista solo il gender Gap, ma anche un Cap salariale. Secondo un’elaborazione della Cgil Roma e Lazio sui dati Inps, nel 2024 una lavoratrice del settore privato non agricolo della provincia di Latina ha percepito in media 16.248 euro. A Roma la cifra sale a 22.583 euro. Latina, peraltro, non è nemmeno ultima nel Lazio: Frosinone si ferma a 15.973 euro, Rieti a 15.491 e Viterbo a 14.459. Ma Roma gioca chiaramente un altro campionato.
Attenzione però: non significa che la stessa lavoratrice, facendo lo stesso mestiere, guadagnerebbe automaticamente 6 mila euro in più trasferendosi nella Capitale. Dentro quelle medie ci sono settori produttivi, qualifiche, durata dei rapporti e strutture occupazionali molto diverse. Ed è proprio questo il punto: anche il territorio determina quali lavori vengono creati e quanto riescono a pagare.
A rendere il quadro ancora più pesante c’è un dato che non riguarda la busta paga, ma la possibilità stessa di averne una. Il Secondo Rapporto BES delle province e della Città metropolitana del Lazio, basato su dati Istat 2024, misura la differenza tra il tasso di occupazione femminile e quello maschile tra i 20 e i 64 anni.
A Roma il divario è di 15,6 punti percentuali. A Viterbo 16, a Rieti 17,2, a Frosinone 27,6. A Latina arriva a 30,5 punti: il dato peggiore del Lazio, contro una media regionale di 18,1 e nazionale di 19,4. Questo non spiega da solo i 16.248 euro, ma mette un’altra spia sul cruscotto: nel territorio pontino le donne non soltanto accumulano retribuzioni annuali molto contenute; fanno anche molta più fatica degli uomini a entrare e restare nell’occupazione.
Alla fine, quindi, la cifra più sorprendente non sono nemmeno i 16.248 euro. È quello che c’è dietro. Nel 2019 erano 13.772. Cinque anni dopo sono quasi 2.500 euro in più. Sembra una crescita. Poi si fanno i conti con i prezzi e ci si accorge che il numero è salito molto più del suo valore. E forse è proprio questa la misura più semplice della questione: per le lavoratrici pontine lo stipendio è cresciuto. Quello che ci si può comprare, quasi per niente.
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