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27 Agosto, 2026
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Dal 2019 la busta paga di una lavoratrice pontina è “cresciuta” di appena 85 euro

Colpa dell’inflazione che ha eroso i circa 2.500 euro di aumento effettivamente maturato.
Se cercavate una cifra che desse la misura del gender gap in provincia di Latina l’avete appena trovata

Dal 2019 la busta paga di una lavoratrice pontina è “cresciuta” di appena 85 euro

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Sedicimiladuecentoquarantotto euro. È la retribuzione media accumulata nel 2024 da una lavoratrice del settore privato non agricolo della provincia di Latina. È poco. Ma la cosa più interessante succede andando indietro di cinque anni. Nel 2019 erano 13.772 euro. Quindi, almeno a prima vista, qualcosa è migliorato: 2.476 euro in più, quasi il 18%. Poi entrano in scena la spesa, le bollette, la benzina. Insomma, entrano in scena i prezzi. E quei 2.476 euro cominciano a rimpicciolirsi parecchio.

Tra il 2020 e il 2024 l’inflazione italiana ha fatto un giro sulle montagne russe: -0,2% nel 2020, +1,9% nel 2021, +8,1% nel 2022, +5,7% nel 2023 e +1% nel 2024. Sono i dati dell’indice nazionale dei prezzi al consumo dell’Istat. (2020, 2021, 2022, 2023, 2024). Mettendo insieme le variazioni annuali, nel quinquennio i prezzi sono cresciuti di circa il 17,4%.

Tra il 2019 e il 2024 la retribuzione media delle lavoratrici pontine è cresciuta di quasi il 18%. Nello stesso periodo, mettendo insieme le variazioni annuali registrate dall’Istat, i prezzi al consumo sono aumentati di circa il 17,4%. Il risultato è piuttosto semplice: quasi tutto l’aumento dello stipendio è servito a rincorrere l’inflazione. Si potrebbe parlare più semplicemente di ottantacinque euro di differenza, per farla breve.

Naturalmente non si tratta del conto della spesa della singola lavoratrice: stiamo confrontando una retribuzione media provinciale con l’inflazione media nazionale. Ma l’ordine di grandezza è piuttosto eloquente. Quasi tutta la crescita nominale degli ultimi cinque anni è servita a rincorrere i prezzi.

In termini reali, l’aumento è stato di appena mezzo punto percentuale. Del divario tra uomini e donne e delle nuove norme sulla trasparenza salariale se n’è già parlato. Qui il punto è un altro: capire quanto valgano davvero quei 16.248 euro una volta usciti dalla busta paga.

Perché, la cosa (tristemente) interessante, è vedere come a Latina non esista solo il gender Gap, ma anche un Cap salariale. Secondo un’elaborazione della Cgil Roma e Lazio sui dati Inps, nel 2024 una lavoratrice del settore privato non agricolo della provincia di Latina ha percepito in media 16.248 euro. A Roma la cifra sale a 22.583 euro. Latina, peraltro, non è nemmeno ultima nel Lazio: Frosinone si ferma a 15.973 euro, Rieti a 15.491 e Viterbo a 14.459. Ma Roma gioca chiaramente un altro campionato.

Attenzione però: non significa che la stessa lavoratrice, facendo lo stesso mestiere, guadagnerebbe automaticamente 6 mila euro in più trasferendosi nella Capitale. Dentro quelle medie ci sono settori produttivi, qualifiche, durata dei rapporti e strutture occupazionali molto diverse. Ed è proprio questo il punto: anche il territorio determina quali lavori vengono creati e quanto riescono a pagare.

A rendere il quadro ancora più pesante c’è un dato che non riguarda la busta paga, ma la possibilità stessa di averne una. Il Secondo Rapporto BES delle province e della Città metropolitana del Lazio, basato su dati Istat 2024, misura la differenza tra il tasso di occupazione femminile e quello maschile tra i 20 e i 64 anni.

A Roma il divario è di 15,6 punti percentuali. A Viterbo 16, a Rieti 17,2, a Frosinone 27,6. A Latina arriva a 30,5 punti: il dato peggiore del Lazio, contro una media regionale di 18,1 e nazionale di 19,4. Questo non spiega da solo i 16.248 euro, ma mette un’altra spia sul cruscotto: nel territorio pontino le donne non soltanto accumulano retribuzioni annuali molto contenute; fanno anche molta più fatica degli uomini a entrare e restare nell’occupazione.

Alla fine, quindi, la cifra più sorprendente non sono nemmeno i 16.248 euro. È quello che c’è dietro. Nel 2019 erano 13.772. Cinque anni dopo sono quasi 2.500 euro in più. Sembra una crescita. Poi si fanno i conti con i prezzi e ci si accorge che il numero è salito molto più del suo valore. E forse è proprio questa la misura più semplice della questione: per le lavoratrici pontine lo stipendio è cresciuto. Quello che ci si può comprare, quasi per niente. 

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