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27 Agosto, 2026
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Latina vuole riportare gli artigiani in centro, ora il problema è trovarli

L’idea è riaprire alle botteghe contemporanee per riempire i locali sfitti del capoluogo.
I numeri però dicono che senza nuovi artigiani quei locali resteranno vuoti comunque

Latina vuole riportare gli artigiani in centro, ora il problema è trovarli

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Latina vorrebbe riportare gli artigiani in centro. Che sarebbe anche un’ottima idea, se nel frattempo nel resto del territorio pontino il numero degli artigiani non stesse diminuendo drasticamente. 

Prima però bisogna distinguere bene i due piani. La proposta di Confartigianato Latina riguarda il centro del capoluogo, i negozi sfitti e il modo di riportare attività economiche nelle strade della città. 

Il numero che racconta il contesto è invece provinciale. Nel 2024 gli artigiani registrati nell’intera provincia di Latina erano 9.304. Un anno dopo sono diventati 8.874. Lo dice l’ultimo rapporto dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

Non significa che nel Comune di Latina abbiano chiuso 430 botteghe. E non significa nemmeno che siano scomparse 430 imprese: il dato Inps utilizzato dalla CGIA conta le persone che lavorano nell’artigianato come titolari, soci e collaboratori familiari.

Significa però che la città sta ragionando su come riportare l’artigianato nelle sue strade mentre il bacino provinciale dal quale quegli artigiani dovrebbero arrivare si sta restringendo. Ed è questo il paradosso.

La proposta avanzata dalla presidente di Confartigianato Latina, Letizia Bongiorno, non punta a ricostruire artificialmente un centro storico da cartolina. L’idea è utilizzare i locali vuoti della città per un artigianato contemporaneo: riparazione e customizzazione, stampa 3D, sartoria, cosmesi naturale, pasticceria e panificazione di qualità, manutenzione della mobilità elettrica, maker space e attività che mischiano manualità e tecnologia.

A prima vista può sembrare soltanto un modo moderno di chiamare una bottega. In realtà i dati nazionali mostrano che l’artigianato sta già cambiando pelle. La stessa CGIA segnala che, mentre molti mestieri tradizionali arretrano, crescono attività legate alla cura della persona ma anche professioni molto lontane dall’immagine classica dell’artigiano: sistemisti informatici, videomaker, esperti di web marketing e social media. Tengono anche gelaterie, gastronomie e altre produzioni alimentari.

La bottega, insomma, non deve necessariamente avere un tornio dietro la vetrina. Può avere un computer, una stampante 3D o un laboratorio di riparazione. E forse è proprio questo il punto per Latina città: non riportare in centro l’artigianato di trent’anni fa, ma capire quale artigianato può permettersi di stare in centro oggi.

Allargando di nuovo lo sguardo al territorio provinciale, il problema diventa più evidente. Gli artigiani pontini sono passati da 9.304 nel 2024 a 8.874 nel 2025. Il calo del 4,6% è leggermente meno pesante rispetto al Lazio, dove nello stesso periodo si è passati da 90.969 a 86.262 artigiani, -5,2%. Ma la tendenza arriva da lontano. In dieci anni il Lazio ha perso il 24,3% degli artigiani e l’Italia il 25,1%, quasi 434 mila persone.

Dietro ci sono e-commerce, grande distribuzione, costi fissi, cambiamento dei consumi e soprattutto un problema generazionale. Le botteghe diminuiscono e, nello stesso momento, molti mestieri manuali e tecnici faticano a trovare persone disposte a impararli.

In questo contesto, alcune professionalità artigiane rischiano di diventare sempre più rare. E allora il problema del centro di Latina non è soltanto trovare un locale. È trovare un’attività capace di viverci dentro.

Una veduta panoramica del centro storico di Latina.

Uno strumento per provarci c’è. Il bando regionale Valore Artigiano 2026 mette a disposizione 2,4 milioni di euro, con contributi a fondo perduto fino al 60% delle spese e un massimo di 12 mila euro per progetto. Si possono finanziare macchinari, attrezzature, hardware, software, servizi digitali, impianti fotovoltaici e alcuni interventi sugli spazi. Le domande restano aperte fino al 28 ottobre 2026.

Confartigianato, sul piano cittadino, chiede però anche una leva più semplice: intervenire su IMU, TARI, Canone Unico e utilizzo dei negozi sfitti per rendere economicamente più conveniente aprire nel centro di Latina. Ed è qui che la proposta diventa interessante.

Perché i locali vuoti nel capoluogo si possono riempire con incentivi, affitti più sostenibili e nuove funzioni. Ma il dato provinciale ricorda che prima ancora degli spazi bisogna ricostruire una popolazione di artigiani.

Latina città ha le vetrine. La provincia, intanto, ha 430 artigiani in meno rispetto a un anno fa. La sfida è fare in modo che le prime non continuino ad aumentare mentre i secondi continuano a diminuire.

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