In provincia le aziende lamentano difficoltà nelle assunzioni per una figura su due e la nuova norma sugli stipendi non cambierà le cose. Ecco perché.
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A Latina una figura professionale su due è difficile da trovare. Un dato che basta da solo a raccontare buona parte delle complessità che vive il mercato del lavoro pontino: nel 2024 le imprese avevano programmato oltre 40.000 ingressi e avevano già previsto una certa complessità nel reperire la metà esatta dei profili necessari.
Poi c’è un altro numero, ancora meno simpatico, che spiega bene l’altro lato del lavoro in provincia di Latina: 20.062 euro. È la RAL, la retribuzione media annua lorda, registrata nel 2024 tra i dipendenti privati della provincia pontina. Una cifra molto bassa, se confrontata con le principali province italiane, che contiene al suo interno un’altra piccola iniezione di pessimismo per il territorio pontino, ovvero una differenza salariale tra uomo e donna di oltre 6.000 euro in favore del genere mascile.
Mettere insieme le due cifre non significa dire che le imprese non trovano personale perché pagano poco. Ma i due dati messi vicino lasciano affiorare una domanda: quanto vale il lavoro che non riusciamo a trovare? E qui ci viene in soccorso l’Europa. Perché dal giugno 2026, evitare di rispondere a questa domanda è un pelo più difficile.
Dal 7 giugno 2026 è infatti in vigore il decreto legislativo 96/2026 sulla trasparenza retributiva. E una delle novità più concrete arriva prima ancora di mettere piede a un colloquio. L’articolo 5 del decreto stabilisce che negli avvisi e nei bandi di lavoro ai candidati di ambo i sessi debbano essere fornite indicazioni sulla retribuzione iniziale o sulla relativa fascia, determinate secondo criteri oggettivi e neutrali, insieme alle disposizioni del contratto collettivo applicato alla posizione.
C’è poi un’altra abitudine che cambia: al candidato non si può più chiedere quanto prendesse nel precedente ruolo. Il decreto vieta di acquisire informazioni sulle retribuzioni attuali o precedenti anche indirettamente, per esempio attraverso la società incaricata della selezione. Tradotto: l’impresa deve dire quanto attribuisce economicamente a quel posto senza poter partire dalla vecchia busta paga di chi si presenta. E per Latina la questione arriva in un momento interessante.
Nel 2019 le imprese pontine consideravano difficile da reperire il 23,3% delle figure ricercate. Nel 2024, rapporto Excelsior alla mano, siamo arrivati al 50,7%. In pratica, il mismatch è più che raddoppiato. Le entrate programmate dalle imprese pontine erano 42.480 – attenzione, entrate previste e non assunzioni effettivamente realizzate – e 21.535 riguardavano figure considerate difficili da trovare. La quota pontina del 50,7% era superiore sia al 43,6% del Lazio sia al 47,8% nazionale.
Le ragioni possono essere molte. Mancanza di candidati, competenze non adeguate, mestieri sempre meno attrattivi, orari, distanza, stagionalità. Il rapporto non consente di prendere il salario e indicarlo come responsabile. La nuova trasparenza, però, aggiunge un pezzo che prima era meno visibile: quanto l’impresa è disposta a pagare quella professionalità che sostiene di non riuscire a trovare. E a quel punto il mercato diventa un po’ più leggibile.
Perché dall’altra parte ci sono le retribuzioni. Il dossier UIL Lazio-Eures, elaborato su dati Inps, colloca nel 2024 la retribuzione media annua lorda dei dipendenti privati pontini a 20.062 euro. Nel 2019 era di 17.645 euro.
Il dato va maneggiato bene. Non è la RAL “tipo” di un lavoratore full-time occupato per dodici mesi. La statistica Inps considera la retribuzione percepita nell’anno e quindi risente anche del numero di giornate lavorate, della durata dei rapporti e del part-time. L’Inps stesso, a livello nazionale, accompagna infatti le retribuzioni medie annuali con il numero medio di giornate retribuite.
Ed è proprio qui che il quadro pontino si fa interessante. Nel 2024 la retribuzione media annua risultava pari a 22.837 euro per gli uomini e 16.248 per le donne, con una differenza di 6.590 euro. Non è un confronto “a parità di mansione e ore lavorate”, quindi non può essere letto automaticamente come discriminazione salariale. Dentro quel divario pesano anche le diverse caratteristiche dell’occupazione. Una soprattutto: il part-time. Tra le lavoratrici pontine riguardava il 59,2%, contro il 28,1% degli uomini. Le forme contrattuali definite atipiche dal dossier interessavano inoltre il 39,1% delle donne e il 30,1% degli uomini.


Detto ciò, scrivere lo stipendio non farà salire gli stipendi. La nuova legge non obbliga un’azienda a pagare di più. Una retribuzione può essere bassa ma perfettamente trasparente. Ma allo stesso tempo essere trasparenti cambia le carte in tavola. Chi cerca lavoro può confrontare due offerte senza affrontare due selezioni per scoprire soltanto alla fine quanto valgono. E un’impresa che fatica a coprire una posizione potrà vedere con maggiore chiarezza se il problema è davvero soltanto la scarsità di candidati.
A Latina le imprese dicono, numeri alla mano, che una figura su due è difficile da trovare. Da adesso, quando la cercano, devono mettere sul tavolo anche quanto sono disposte a pagarla. E forse il mercato del lavoro pontino aveva bisogno proprio di questo: meno mistero sullo stipendio e qualche dato in più per capire chi, davvero, non riesce a trovare chi.
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