Cambiano gli obblighi sul confezionamento di pacchi e colli. E in una provincia che vive di export e micro attività adeguarsi può costare fino a 15mila euro
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A Latina siamo abituati a misurare l’export contando ciò che esce dagli stabilimenti e dai magazzini. Farmaci, prodotti alimentari e colture agricole hanno portato nel 2025 le vendite provinciali all’estero oltre i 10 miliardi di euro. L’82% è arrivato dalla farmaceutica, ma oltre confine sono finite anche produzioni agricole e alimentari: le sole colture orticole hanno superato i 202 milioni di euro, collocando Latina al terzo posto tra le province italiane.
Finora è sempre stato misurato soprattutto il valore di ciò che si trova dentro una confezione. Quasi mai, però, si parla di ciò che permette a quei prodotti di viaggiare: scatole, flaconi, vaschette, pellicole, cartoni e imballaggi per il trasporto.
Dal 12 agosto 2026 cambia tutto, con il nuovo Regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Il cosiddetto PPWR riguarda l’intero ciclo di vita delle confezioni e introduce requisiti su materiali, sostenibilità, riciclabilità e documentazione. Non tutte le misure scattanno subito, ma la prima scadenza è ormai vicina.
Dal 12 agosto il fabbricante deve predisporre una dichiarazione europea di conformità, sostenuta da documentazione tecnica capace di dimostrare il rispetto dei requisiti applicabili. Non basta più dichiarare che una scatola, una vaschetta o una pellicola siano a norma. Bisogna raccogliere informazioni sui materiali, conservarle e farle circolare lungo la catena di fornitura. Il produttore della materia prima deve dialogare con chi realizza l’imballaggio e quest’ultimo con l’azienda che lo utilizza.
Nella filiera esiste un solo soggetto tenuto a redigere la dichiarazione, mentre gli altri operatori devono fornirgli i dati necessari. Tuttavia, anche chi vende prodotti confezionati con il proprio marchio può assumere, in alcuni casi, gli obblighi del fabbricante.
È una distinzione importante. Non significa che ogni commerciante deve analizzare autonomamente ogni cartone ricevuto. Significa che un’impresa deve sapere chi risponde della confezione e dove si trovano i documenti che ne provano la conformità.
E allora arriviamo al punto: cosa succede ora in provincia di Latina? Per i grandi stabilimenti farmaceutici pontini, abituati a certificazioni e controlli, il PPWR probabilmente non fa altro che aggiungere un nuovo livello di conformità a strutture già organizzate.
Il problema economico è più evidente per chi dispone di poche persone e utilizza confezioni personalizzate: aziende alimentari, produttori ortofrutticoli, oleifici, cantine, laboratori cosmetici, piccoli manifatturieri ed e-commerce con un proprio marchio.
Nell’ultima fotografia provinciale Istat disponibile per industria e servizi, 38.210 unità locali pontine, sulle oltre 40.000 totali, avevano meno di dieci addetti: il 95,2%. Includendo quelle tra dieci e 49 lavoratori, la quota saliva al 99,5%.
È qui che lo stesso obbligo produce effetti molto diversi. Una grande azienda può distribuire il costo su milioni di confezioni. Una microattività deve assorbirlo su volumi molto inferiori. Secondo le stime, l’adeguamento iniziale può costare a una PMI tra i 5 mila e i 15 mila euro.
Il calcolo comprende ricognizione degli imballaggi, raccolta dei documenti, consulenze e possibili verifiche tecniche. Non è una tariffa uguale per tutti: chi utilizza pochi formati standard potrebbe spendere meno, mentre chi esporta, vende alimenti o possiede molte confezioni personalizzate potrebbe affrontare procedure più complesse.
Il regolamento non produce soltanto burocrazia: genera anche una domanda nuova. Qualcuno deve ricostruire le catene di fornitura, preparare i fascicoli, verificare i materiali, riprogettare le confezioni ed eseguire i test. Servono produttori di packaging, laboratori, consulenti ambientali, grafici e tecnici della conformità.
In una provincia che esporta farmaci, alimenti e prodotti agricoli, questa competenza può diventare un pezzo dell’economia locale. I grandi gruppi non sono quelli che rischiano maggiormente per una spesa di alcune migliaia di euro: possono però diventare i principali clienti di una filiera specializzata, capace poi di offrire gli stessi servizi alle imprese più piccole.
Latina ha costruito una parte della propria ricchezza su ciò che riesce a mettere dentro scatole, flaconi e vaschette. Dal 12 agosto deve premere l’acceleratore anche sulla produzione di valore anche intorno alla confezione.
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