La prima in caso di evento, la seconda nel caso in cui decidano di non prevenire l’eventualità con una copertura assicurativa: senza di questa incentivi e agevolazioni pubbliche diventano un miraggio
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Una frana può essere un costo per un’impresa anche senza che arrivi al capannone. Da quest’anno, infatti, non essere assicurati contro gli eventi catastrofali può incidere anche sull’accesso a contributi e agevolazioni pubbliche. E in provincia di Latina il rischio non è soltanto un’ipotesi da inserire nel contratto.
Secondo l’ultimo rapporto dell’ISPRA sul dissesto idrogeologico, nella provincia pontina 805 unità locali d’impresa – cioè uffici, impianti produttivi o semplici magazzini di stoccaggio – si trovano in aree classificate a pericolosità da frana elevata o molto elevata. Sono l’1,8% delle 43.523 attività totali considerate nella provincia.
Dentro questo dato ci sono soprattutto 759 unità produttive collocate nelle zone di pericolosità massima, alle quali se ne aggiungono 46 nella classe elevata. La fotografia utilizza la mappatura delle frane aggiornata al 2024 e le attività geolocalizzate nell’archivio Istat ASIA 2022.
Le 805 unità non rappresentano neppure l’intera esposizione pontina agli eventi naturali. Il numero riguarda soltanto le due classi più alte di pericolosità da frana, mentre l’obbligo assicurativo comprende anche terremoti, alluvioni, inondazioni ed esondazioni.
La copertura riguarda le imprese italiane e quelle straniere con una stabile organizzazione nel Paese tenute all’iscrizione nel Registro delle imprese. Restano escluse le aziende agricole. Le scadenze sono ormai trascorse per grandi, medie, piccole e microimprese, comprese le attività turistiche e di somministrazione. L’eccezione ancora aperta riguarda pesca e acquacoltura, per le quali il termine è stato rinviato al 31 dicembre 2026.
Devono essere assicurati terreni, fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature industriali o commerciali utilizzati per svolgere l’attività. Anche la porzione dell’abitazione impiegata per l’attività imprenditoriale può ricadere nel perimetro previsto dalla norma.
Per le imprese inadempienti la conseguenza centrale non è una multa automatica. La legge stabilisce che la mancanza della copertura debba essere considerata nell’assegnazione di contributi, sovvenzioni e agevolazioni finanziate con risorse pubbliche, comprese quelle concesse dopo una calamità.
A fine marzo, secondo l’ANIA, soltanto il 15% delle imprese italiane risultava coperto contro le catastrofi naturali. Anche dopo l’entrata in vigore dell’obbligo, l’adesione delle attività più piccole è rimasta lenta e i costi continuano a cambiare molto in base al territorio e all’esposizione al rischio. Non è disponibile una percentuale specifica per la provincia di Latina. Ed è proprio il dato che servirebbe per capire quante delle attività pontine si siano già adeguate e quante possano trovarsi escluse da una futura agevolazione.
Il problema, inoltre, non si esaurisce con la firma del contratto. In una recente analisi su 41 prodotti offerti da 38 compagnie, l’IVASS ha giudicato le polizze generalmente conformi, ma ha chiesto maggiore chiarezza sul valore dei beni assicurati, sulle condizioni e sulle esclusioni. In alcuni casi la congruità della somma indicata viene verificata soltanto dopo il sinistro, quando può essere ormai troppo tardi per correggerla.
Il rischio assicurato non è soltanto teorico. Un esempio: nel novembre 2021 una colata di fango, massi e detriti attraversò Itri, raggiungendo il centro abitato e invadendo case, negozi e attività commerciali. A San Gennaro alcune sedi operative furono interessate direttamente dal fango, mentre la devastazione della viabilità rese più difficile raggiungere abitazioni e aziende della zona di Campiglioni. Per sostenere le persone e le attività danneggiate fu avviata anche una raccolta fondi.
Quell’evento chiarisce cosa può significare, per un’impresa, trovarsi in un’area fragile: non serve che il fabbricato crolli. Possono bastare un magazzino invaso dal fango, macchinari inutilizzabili o una strada interrotta per fermare l’attività. Ed è proprio in quel momento che il valore reale della copertura dipende dai beni assicurati, dai massimali e dalle esclusioni previste nel contratto.
C’è infine una conseguenza meno immediata. Uno studio pubblicato nel 2026 dalla Banca d’Italia stima che il 38% delle imprese italiane sia esposto a rischi idrogeologici. In media l’effetto sulla probabilità di insolvenza è ancora contenuto, ma cresce nelle zone maggiormente pericolose. La presenza di una copertura assicurativa dimezza mediamente l’impatto stimato sul rischio di credito.
La polizza, quindi, potrebbe smettere di essere percepita soltanto come un costo imposto dalla legge. Un’impresa che protegge i propri beni riduce anche il rischio che una frana o un’alluvione compromettano bilanci, continuità produttiva e capacità di restituire un finanziamento.
In provincia di Latina le 805 unità collocate nelle aree più esposte alle frane rappresentano il punto da cui partire. La domanda successiva è capire quante siano adeguatamente coperte. Perché il rischio naturale è già scritto sulle mappe. Da oggi può entrare anche nelle domande di contributo, nei contratti assicurativi e nella valutazione economica dell’impresa.
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