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27 Agosto, 2026
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Di chi parliamo quando parliamo di polo chimico-farmaceutico pontino

Le aziende che fanno grande il settore sono tante e tutte importanti. Ma alcune sono più strategiche di altre per la tenuta del comparto

Di chi parliamo quando parliamo di polo chimico-farmaceutico pontino

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Dietro ai numeri che contribuiscono a rendere il polo chimico-farmaceutico pontino la sostanziale buona notizia che è, ci sono storie dalle radici profondissime, visioni illuminate, ma anche investimenti da una certa quantità di zeri.

In oltre ottant’anni di storia, cioè dalla fondazione della Cassa del Mezzogiorno a oggi, capitali pubblici e risorse private si sono mischiati dando vita a qualcosa che se in altre aree d’Italia conoscono bene, da queste parti non è che abbia troppi precedenti. Non delle dimensioni di cui stiamo per raccontarvi, almeno.

Prima di cominciare, però, una premessa: ricostruire la genesi e il percorso degli investimenti che negli anni hanno fatto grande questo comparto, e arricchito questa provincia, è un lavoro complesso e forse, a dirla tutta, nemmeno così utile. Meglio secondo noi concentrarsi su chi, dopo essersi insediato, poi in questa provincia c’è anche rimasto.

Ma se è vero che le imprese che hanno contribuito a rendere il settore così strategico sono tante e tutte a loro modo importanti, e anche vero che ce ne sono alcune più importanti di altre. Nel senso che passa soprattutto da loro, oggi, la tenuta del comparto.

Tanto per iniziare a dare un’idea, in un’intervista rilasciata nel 2023 al Sole 24 Ore, Fabrizio Greco, amministratore delegato di AbbVie Italia, raccontava che nei suoi primi dieci anni di vita (2013-2023) il sito produttivo di Campoverde aveva attratto qualcosa come 130 milioni di dollari di investimenti. Cento. Trenta. Milioni. In dieci anni. Ma attenzione: AbbVie è presente in provincia di Latina dal 1963. Solo che prima del 2013 aveva un nome diverso (Abbott) e altre caratteristiche. La capacità di generare economie e ricchezza è probabile che fosse la stessa. 

– Leggi anche : L’azienda di Latina che sta facendo ombra al Papa

AbbVie, e prima ancora Abbott, sono però soltanto alcuni esempi, forse solo i più longevi, di quella capacità che è stata ed è tuttora propria della provincia di Latina di attirare attenzioni e capitali nel settore chimico farmaceutico con una naturalezza sconcertante. Da chiedersi come mai il giochetto non le sia riuscito altrettanto brillantemente anche in altri settori.

Prima di iniziare deprimerci per quello che manca, però, varrebbe una volta tanto la pena di iniziare ad apprezzare quello che c’è. Che nella fattispecie del settore chimico-farmaceutico non è poco. Anzi.

Parlando di investimenti, infatti, uno dei più recenti – e anche dei più importanti – ha visto come protagonista un’altra “colonna” del polo chimico-farmaceutico pontino: la Bsp Pharmaceuticals, che il 27 marzo 2024 ha annunciato la stipula di quattro contratti di sviluppo per aumentare la capacità produttiva e il sostegno a interessanti progetti di ricerca. Si tratta di un piano che ha portato nel territorio circa 400 milioni di euro e generato oltre 1.000 nuovi posti di lavoro, grazie all’intesa trovata con Invitalia. Ultimo traguardo dei tanti raggiunti negli ultimi vent’anni da BSP.

Una storia incredibile quella dell’impresa fondata nel 2006 da Aldo Braca e partita con un progetto di riconversione del sito dismesso dell’ex Tetrapack. Un impianto produttivo che si è espanso in maniera esponenziale e che ora opera come Contract Manufacturing & Development Organization (Cdmo), con esportazioni in oltre 80 Paesi, servendo le principali aziende farmaceutiche in tutto il mondo. 

– Leggi anche : Corden Pharma ce l’ha fatta ancora una volta

E a proposito di realtà produttive dal respiro internazionale, come non citare la Johnson & Johnson. Realizzato negli anni Ottanta e diventato subito strategico in chiave nazionale, il sito pontino della multinazionale statunitense (ex Janssen) è stato destinatario anche lui di un investimento da 125 milioni di euro (sui 580 totali annunciati da J&J in Italia). Una spinta niente affatto modesta, che nei prossimi anni si tradurrà anche in questo caso in 1.000 nuovi posti di lavoro, di cui 178 occupati diretti, 283 indiretti e 539 dall’indotto. Con un aumento della produzione stimato attualmente in un + 25%.

Tra le organizzazioni che trainano più di altre c’è poi Stevanato Group, che nel maggio 2024 ha tagliato il nastro al nuovo impianto di circa 65.000 metri quadrati nel distretto industriale di Cisterna di Latina. Un passo importante per una realtà attiva dal 1993 con il primo sito a Tor Tre Ponti (oggi ancora produttivo) e circa 200 collaboratori e collaboratrici che si occupano della produzione di prodotti bulk destinati al contenimento dei farmaci. Il nuovo stabilimento rappresenta uno degli investimenti più importanti degli ultimi anni, che permette di implementare anche produzioni di soluzioni ad alto valore aggiunto.

Direte: beh, mica male. Non proprio. Perché a fare da contraltare a questo quadro positivo c’è che Latina è pur sempre Italia. E anche qui, come nel resto de Paese, il tema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro si avverte, e parecchio. Con un’aggravante. Anzi, un paradosso. Perché se in questa parte d’Italia uno dei principali problemi legati alla mancanza di manodopera qualificata in molti settori dipende soprattutto dalla scarsa capacità attrattiva dei territori o dalla mancanza di una sana people culture da parte delle stesse imprese (salari non competitivi, zero flessibilità, reward e benefit neanche a parlarne, opportunità di sviluppo professionale ridotte allo zero), nel caso del polo chimico-farmaceutico le condizioni per gli specialisti sono tutt’altro che svantaggiose.

Così si arriva al paradosso di cui sopra. Un cortocircuito per il quale gli investimenti ci sono, le opportunità di lavoro anche, le condizioni favorevoli non mancano e a mancare, alla fine, sono solo le persone.

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