Anni passati sul filo del rasoio, tra scioperi e lo spettro dei licenziamenti di massa. Ma alla fine è arrivato l’acquirente: tutti salvi
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La storia del polo chimico-farmaceutico pontino non è fatta soltanto di luci. Eppure, anche nei momenti di crisi più profonda, le imprese del settore sono sempre riuscite a risollevarsi. In un modo o in un altro. Qualche volta sono bastate intuizioni interne, fatte di cambi di rotta e piani di recupero di successo, altre volte a fare la differenza sono serviti invece agenti esterni, capitani d’industria o amministratori delegati arrivati a rilevare le realtà produttive in sofferenza, e a rilanciarle.
Copioni che la provincia di Latina ha vissuto svariate volte dal 1950 a oggi, e ognuna di queste ha portato con sé periodi bui, incertezze e soprattutto timori. Dei collaboratori, delle loro famiglie, delle istituzioni, delle imprese dell’indotto, insomma, di tutti.
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In quest’ottica l’esempio più emblematico in provincia di Latina è quello di Corden Pharma di Sermoneta, dove per anni circa 190 lavoratori sono rimasti col fiato sospeso e le dita incrociate. Una storia che si è conclusa nel 2023, dopo un periplo non semplicissimo e la cessione del pacchetto azionario da parte della vecchia proprietà a un nuovo acquirente del settore farmaceutico.
Il 26 maggio 2023, infatti, la Kavis Pharma Holding, società del gruppo Extrovis, ha rilevato l’intero capitale sociale dell’azienda e garantito la salvaguardia dei posti di lavoro.
Questa però è solo la conclusione di una crisi iniziata nel 2018, costata anni di cassa integrazione e costellata di incertezze: rischi di tagli al personale, vertenze sindacali, manifestazioni in piazza e tra le mura aziendali. Fino, appunto, al 2023. Ma per capire bene in che modo, dall’abbisso in cui si trovava, Corden Pharma è riuscita a farcela anche stavolta, bisogna prima riavvolgere il nastro.
Iniziamo col dire che quello della Corden Pharma è stato il più classico dei terremoti annunciato. Il 24 novembre 2017 i “sismografi” della Confail iniziavano a tremare: il sindacato lanciò subito l’allarme in merito al precario futuro occupazionale dei dipendenti. Pochi giorni dopo, il 21 dicembre, l’annuncio: avvio della cassa integrazione per oltre 500 persone.
Ad ottobre 2018 arriva la seconda scossa, con il blocco degli stipendi. Via con i vertici tra azienda e sindacati, i malumori della politica, l’appello alle istituzioni e tutto il campionario di rito in casi del genere. A novembre dello stesso anno arriva anche una grande manifestazione, in piazza a Latina, dopo che l’azienda aveva paventato una sola via di uscita dalla crisi: 192 esuberi su 491 dipendenti e taglio degli stipendi futuri del 15%.
Una crisi che, secondo quanto riportato dall’azienda al Prefetto, non era assolutamente una questione locale, ma mondiale: si pativa la concorrenza di Cina e India, dove la manodopera costa meno e i tempi di inserimento sul mercato del lavoro sono più veloci. E a Corden non era rimasto altro che rifare i conti, per evitare la chiusura dello stabilimento.
Il rapporto sull’andamento dello stabilimento, presentato quell’11 novembre 2018 dall’azienda in Prefettura, era drammatico: la Corden, azienda che nel 2011 aveva rilevato a Sermoneta la Bristol Myers Squibb, era passata dagli 80 milioni di fatturato del 2010 ai 55 milioni del 2017, con una previsione di decrescita per il 2018. Per farla breve, un calo del 30% che avrebbe costretto l’azienda ad intraprendere la strada di 192 licenziamenti tra quadri, impiegati ed operai.
Il caso ha interessato anche Prefettura, Regione e infine Ministero, ma la via d’uscita per il salvataggio dell’azienda sembrava difficile da individuare.
Persino gli studenti scesero in piazza per manifestare solidarietà alle maestranze, ma ciò non è riuscito a placare i malumori, che al contrario aumentavano alla luce del fallimento di un’altra azienda, la Miteni di Vicenza, che era stata acquisita lo stesso anno del sito di Sermoneta dallo stesso gruppo Icig di Lussemburgo, proprietario della Corden Pharma. Aspetto importante, questo, alla luce di quello che sarà l’epilogo dello stabilimento pontino: se altrove le aziende possono permettersi di fallire, qui il polo chimico-farmaceutico sembra cadere sempre in piedi.
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E infatti, dopo altre tribolazioni e un commissariamento, nel gennaio del 2019, arriva quello che allora sembrava il miracolo: c’è la stretta di mano tra le parti sociali e l’azienda, con cassa integrazione per 400 lavoratori e uscite solo su base volontaria. Ma era ancora il momento di mettere la parola fine su questa storia. Tanto che nel novembre dello stesso anno l’azienda comunica una nuova procedura di esubero. Stavolta per “soli” 125 lavoratori.
Da qui la storia si ripete: incontri per trovare un accordo, ma sempre con fumate nere, e conseguenti scioperi e conseguenti vertenze. Si arriva al 30 dicembre 2020, quando arriva il “sì” al tanto atteso concordato presso il Tribunale di Latina, dove i creditori hanno deciso di dare fiducia all’azienda. Ma dopo questa piccola vittoria, silenzio radio.
Nel luglio del 2021 c’è una nuova rottura. E stavolta sembra definitiva. La società invia una Pec ai sindacati: l’avvio della procedura di licenziamento collettivo è ufficiale. A subirne le conseguenze, 82 dipendenti sui 400 totali rimasti, depurati di quelli che hanno precedentemente optato per l’uscita volontaria. Ricominciano gli scioperi e le trattative ad ostacoli, che proseguono fino al 7 ottobre 2021, con la nuova cassa integrazione che scongiura i licenziamenti. Ma è una soluzione temporanea. Arriviamo così al 10 marzo 2022 e la crisi della Corden Pharma sembra non avere una fine. Ma questo, lo abbiamo detto, è il polo chimico-farmaceutico di Latina.
E infatti il 22 aprile 2022, un gruppo di cui non si conosce il nome, la provenienza, la composizione e la capacità finanziaria, si appresta ad acquistare le quote della Corden Pharma, proprio alla vigilia della proroga di sei mesi della cassa integrazione.
Un annuncio che mette tutti in guardia: chi sono, cosa vogliono, salveranno l’azienda? Al 28 luglio 2022, nessuno lo sa ancora: del gruppo che avrebbe dovuto salvare l’azienda non c’è traccia e intanto vengono (ancora una volta) annunciati esuberi, 44 questa volta, che saranno salvati da un’altra Cig, ad agosto. Non c’è tregua sui licenziamenti.
Si arriva così al 18 maggio 2023, quando la negoziazione che era in corso da tempo per la cessione del pacchetto azionario arriva alle battute finali. Sono giorni in cui i lavoratori dello stabilimento trattengono ancora una volta il fiato, ma stavolta con uno spirito diverso.
E le risposte arrivano. È il 26 maggio 2023: l’azienda viene acquistata dalla Kavis Pharma Holding, società del gruppo svizzero Extrovis. Un evento a cui segue, poche settimane dopo, l’incontro tra i vertici della stessa società, i sindacati e le associazioni di categoria. Cambia anche il nome: Latina Pharma. E la nuova strategia commerciale prevede di puntare sui progetti di sviluppo. Questa volta c’è anche un piano aziendale ad accompagnare la garanzia della salvaguardia dei posti di lavoro. È il lieto fine. Per ora.
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