La favola dei cinque fratelli Faggioni: dalla vita in un circo agli allestimenti per Valentino e Jovanotti
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Ci sono favole nate per incantare i bambini nelle piovose notti d’inverno. Ci sono poi storie che sembrano inventate e invece sono vere. Che poi le racconti così, anche su un giornale, e rimani a bocca aperta. Perché qualche volta succede davvero. Succede che la vita, dopo un dolore atroce, ti regala quell’altalena magica che diventa sorriso.
Quella che vi raccontiamo adesso è la straordinaria storia di un’azienda di famiglia, nata da una scommessa disperata e oggi diventata leader di un mercato molto particolare. Ha clienti che neanche a immaginarseli. Il Vaticano, tanto per cominciare, e poi ambasciate di mezzo mondo. Ma anche star come Valentino e Jovanotti. E decine di multinazionali.
– Leggi anche: Dietro una «stella di Natale» coltivata a Latina c’è un mondo
Il colpo di fulmine sotto un tendone.
L’inizio di tutto è una storia d’amore come tante, anzi come poche. Ancora meno: unica. Sono gli anni Settanta, è già un mondo che non esiste più. Lei, Catharina Clara, è una ragazza olandese bellissima. È figlia di un archistar, Jan Willem Verschoor, architetto di fama internazionale. Lui invece si chiama Raul Faggioni, bello anche lui come il sole, ma è proprio il tipo a cui un padre (per di più olandese) non darebbe mai la mano della figlia: prima di tutto perché è italiano, e poi perché fa parte di una famiglia di circensi.
E infatti i due ragazzi si conoscono proprio ai bordi della pista, alla fine di uno spettacolo in cui lui ha incantato il pubblico volando da un trapezio all’altro. In quei giorni il circo dei Faggioni è fermo per un po’ a Delft e Cara, perché tutti la chiamano così, continuerà ad andare per giorni a vedere lo spettacolo, sempre lo stesso, per poi fermarsi a chiacchierare con Raul. Ma poi a un certo punto la carovana deve ripartire. Il tour prevede sei mesi di spettacoli in giro per l’Olanda, che sì è grande ma nemmeno poi tanto. E così Cara decide di seguirlo. Tappa dopo tappa, è sempre lì. Raul la cerca con lo sguardo ad ogni salto nel vuoto e lei c’è sempre, giù in platea, con il naso all’insù. È un amore speciale davvero.
Tanto che quando il circo si trasferisce in un altro Paese, lei decide di andare via da casa, e di seguire Raul, incurante delle minacce del padre. Non si parleranno più per molti anni, papà e figlia.
Nasce la Mammut: dalle auto ai gazebo.
Raul e Cara intanto girano l’Europa, sempre in camper, sempre rinunciando a qualcosa, ma sempre con quel loro straordinario sogno nel cuore. Fin quando i Faggioni non decidono che è il momento di fermarsi, lasciare il circo, e mettere su famiglia. Scelgono Latina per inventarsi un lavoro nuovo. Raul insieme ad uno dei fratelli crea la Mammut Cars. È il 1983. Conoscono bene le lingue, hanno girato il mondo, iniziano a dedicarsi all’import-export di auto. Gli affari vanno bene per un po’ ma poi il mercato rallenta.
La Mammut allora cambia pelle. Raul si ricorda di essere un circense e tira fuori il coniglio dal cilindro: lascia stare auto e furgoni, inizia ad affittare tendoni, gazebo, coperture occasionali. Il suo target sono le sagre, le fiere, le feste di paese. Il mercato è buono, la concorrenza non è altissima. E nel ’95 fa il colpo: si aggiudica l’intero allestimento della Tevere Expo, tre chilometri di stand sulle banchine del fiume, il cuore di Roma. È davvero la svolta. Cara però adesso è obbligata a rimanere a casa, e non perché glielo imponga qualcuno, quanto perché nel frattempo sono nati Alex, Eric, David, Diego e Nevio, cinque ragazzini e tutti maschi.
La Mammut si sta consolidando, tra alti e bassi Raul inizia ad investire. È sempre in macchina, gira l’Italia in cerca di opportunità senza un attimo di tregua, segue da vicino i lavori, non si risparmia mai.
Una notte, rientrando da Olevano Romano, perde il controllo della sua auto. L’asfalto è infame perché piove. Raul Faggioni muore, è il sei novembre del 2001. I suoi figli sono ancora acerbi. Il più grande è Alex che ha 23 anni, poi c’è Eric che ne ha 20, gli altri sono minorenni. Tutti però hanno già imparato cosa significa stare al mondo.
La Mammut non chiude, anzi. C’è mamma Cara a fare luce nel buio. Quei ragazzacci sono già uomini e diventano un esempio straordinario di abnegazione, riprendono i conti in mano e portano l’azienda in sicurezza. Iniziano a lanciarsi in grandi sfide, e moltissime le vincono. Seguono anni di grandi risultati, di crescita vertiginosa. Oggi le sagre paesane sono un ricordo, la Mammut è protagonista di eventi epocali.
Negli anni i fratelli Faggioni gestiscono gli allestimenti per le feste dei vip più prestigiosi, si occupano dei gala di Valentino, del matrimonio di Jovanotti, del secondo insediamento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale.
Vengono chiamati stabilmente a gestire gli eventi all’aperto delle Ambasciate Usa, inglese, spagnola, degli Emirati Arabi, della Germania. Realizzano coperture particolari in cornici straordinarie come quelle di Caracalla e delle Terme di Diocleziano. Ma il successo più clamoroso è quello del 27 aprile del 2014, in mondovisione: la Mammut si occupa degli allestimenti sul sagrato della Basilica di San Pietro per la cerimonia di canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Ad officiare ci sono papa Ratzinger, Benedetto XVI, e papa Bergoglio, Francesco I: sarà l’unica occasione ufficiale in cui i due pontefici si mostreranno ai fedeli.
Oggi la Mammut è un’azienda solida. Oltre ai cinque fratelli vi lavorano 4 dipendenti fissi e una quindicina di stagionali. Per gli allestimenti più complessi ne vengono arruolati un’altra decina. Custodisce negli stabilimenti di Latina più di 500 gazebo e strutture per coprire quindicimila metri quadrati, con impianti che prevedono sia collegamenti video che climatizzazione.
«La pandemia – racconta Eric – ci ha messo in grande difficoltà, nel 2020 non abbiamo praticamente lavorato. Ma pian piano, anche trasformando in parte la nostra attività, siamo diventati un punto di riferimento per le istituzioni sanitarie, allestendo punti per la somministrazione dei vaccini, dei tamponi e di tutte quelle attività che le Asl sono state costrette a delocalizzare. Alla fine si è rivelata anche un’opportunità».
E probabilmente è stato anche il momento giusto per voltarsi indietro, tracciare un bilancio. «Certo la nostra non è stata un’impresa facile. Ciascuno di noi fratelli ha rinunciato a qualcosa: allo studio, a una vocazione, a una passione. Nevio era a un passo dalla Serie B di calcio. Ma la morte di papà per noi ha rappresentato un momento di crescita obbligata, nel dolore ci siamo rafforzati e oggi siamo una squadra compatta, oltre che una famiglia meravigliosa».
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