È quello che fa Alfonso Lande, storico sarto di Latina, che nel suo atelier ha visto passare chiunque: dai manager ai corazzieri. E che ora, a quasi 85 anni, spera in una diversa idea di futuro per la sua città «giovane».
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Quando entri nel sito di Alfonso Lande, ti accoglie una frase di Karl Kraus che sembra condensare in poche parole tutta la storia e la passione di quest’uomo: «Oggi è possibile confondere uno scultore con un sarto, perché entrambi creano delle forme». È una frase che si adatta perfettamente a Lande, classe 1941, un imprenditore che ha scolpito il suo nome nella storia di Latina, non solo per i suoi sessant’anni di attività sartoriale, ma per la capacità di continuare ad affrontare le sfide, anche quelle imposte dalle regole complesse del mercato.
Il sito è ancora in allestimento, con linee pulite e un’estetica elegante, ed è quasi incredibile pensare che dietro a questa sensibilità per l’immagine e il marketing ci sia un artigiano ultraottantenne. Ma basta entrare nel suo laboratorio, in via Monti Lepini, per capire che qui, il tempo sembra sospeso, quasi irrilevante. E non puoi fare a meno di chiederti: da dove nasce tutta questa passione?
Lui sorride, con quella saggezza di chi ha attraversato i decenni senza mai perdere la sua essenza: «È stata solo una furbata – dice con un pizzico di ironia – Quando ero bambino non c’erano molte possibilità. Finite le scuole, dovevi andare a faticare. Io però ero troppo gracile per i campi o per fare il muratore. E poi, sin da piccolo, ero affascinato dai bei vestiti. A undici anni ho iniziato a imparare il mestiere in una sartoria a Latina».
Così cominciò l’apprendistato che durò dieci anni, durante i quali il giovane Alfonso non solo imparava, ma cominciava già a costruire il suo nome. Con una bicicletta, si spostava ovunque, da Latina ai borghi circostanti. Erano gli anni del boom economico, quando tutti volevano un abito per la domenica. «A vent’anni ho aperto il mio primo laboratorio, in una stanza di 15 metri quadrati a casa di mio padre. Lavoravamo fino a notte fonda per rispettare le consegne.»
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Il successo arrivò rapido, con il passaparola che portava sempre più persone nel suo piccolo mondo sartoriale. Dirigenti, forze dell’ordine, politici: tutti si affidavano a lui per un abito su misura. «Non sapevo come gestire tutto quel lavoro», racconta, ricordando gli anni in cui ogni fabbrica della provincia gli chiedeva dividere e abiti da lavoro.
La sua sartoria diventò un punto di riferimento, e nel corso degli anni il nome di Alfonso Lande arrivò perfino al Quirinale. «Merito di un corazziere di Latina – ci spiega – Difficilmente trovava abiti che gli andassero bene, e così, grazie a lui, ho iniziato a confezionare abiti per decine di corazzieri». E poi ci fu anche Rosaria Renna, la celebre conduttrice, che un giorno gli chiese un abito per un’occasione speciale.
La consacrazione arrivò nel 2018, quando il Presidente Mattarella conferì ad Alfonso Lande il titolo di Cavaliere della Repubblica, un riconoscimento che si unì alle tante altre onorificenze raccolte nel tempo. Ma nonostante i successi, Alfonso guarda al futuro della sartoria artigianale con una certa preoccupazione. «Il problema è che mancano i giovani sarti – dice con tono malinconico – Non vedo ricambio generazionale. Io ho 82 anni e sono rimasto l’unico grande sarto in circolazione, non vedo passione nei giovani, non la voglia di sacrificarsi».
Riflette, infine, sulla sua città, Latina, con lo stesso affetto con cui parla della sua arte: «C’erano sogni e progetti di sviluppo che potevano farci protagonisti del nuovo secolo, ma tutto sembra evaporato. Spero solo che le nuove generazioni sappiano ridisegnare il futuro di questa città.»
Con queste parole, Lande sembra voler lasciare un’eredità non solo di tessuti pregiati, ma di speranze intrecciate, cucite con lo stesso amore con cui ha costruito la sua carriera, un punto dopo l’altro, su quell’infinita stoffa.
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