Quelli inseriti nel programma per lo sviluppo portuale già approvato dalla Regione Lazio. Ma non è detto che i piani per Rio Martino, Formia, Terracina e Ponza basteranno a rilanciare un’economia del mare che sembra essersi insabbiata del tutto
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A leggerli con l’incrollabile ottimismo di taluni osservatori ardimentosi, ecco, certi dati regalano quanto meno la sensazione che il potenziale per crescere c’è, ed è enorme. Almeno quello.
Il potenziale, per ora inespresso, al momento è l’unico elemento che fa parlare tanto di sé quando si fa riferimento all’economia del mare. Una specie di eldorado, se vogliamo, che però aspetta ancora i suoi esploratori. Di più: visionari in grado di immaginare porti, ferrovie, autostrade dove al momento ci sono solo chiacchiere.
E dire che solo la costa pontina – 128 chilometri di splendore più o meno riconosciuto – è già di per sé un patrimonio. L’economia che ci gira intorno, la cosiddetta blue economy, a livello globale muove interessi stratosferici: pensiamo alla cantieristica navale, al turismo in tutte le sue declinazioni, alla pesca e alla ristorazione: roba seria, che fa numeri importanti. E qui? Tante imprese, certo, diverse eccellenze, ma poi parliamo di un comparto sempre col freno a mano tirato.
– Leggi anche : Il mare è la più grande contraddizione della provincia di Latina
Ma dicevamo dei numeri, in apertura. Prendete questi: quella di Latina è la prima provincia laziale, e la 33ª a livello nazionale, per incidenza del valore aggiunto del turismo marino e delle attività connesse sul totale dell’economia, con un peso dell’1,9%. Praticamente il doppio rispetto alla media italiana dell’1%.
E già questo aiuterebbe a testimoniare i lineamenti di una vocazione innata. Che poi nel Lazio questo tipo di economia occupa 148.000 addetti, ossia circa il 5% dell’occupazione totale.
Secondo il Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare, poi, il Lazio è tra le prime regioni italiane per valore aggiunto del settore, e Latina è centrale in questo scacchiere. Ma a forza di parlare di prospettive, si rischia di restare al palo. Perché i numeri oggi ci sono, ma le infrastrutture per farli crescere ancora no. E lo spettro reale è quello di restare indietro rispetto al mercato.
Il punto è questo: cosa ci serve per crescere? Gaeta ha un porto commerciale. Bene. Ma le infrastrutture del resto della provincia sono quello che sono. Vale la pena ricordare in che modo siamo costretti a raggiungere la rete autostradale, o gli aeroporti, o le province più vicine. Insomma, servono (colossali) investimenti, serve una visione.
E tanto più a Latina. Per dire, Rio Martino dalle idee di grandezza che ne prevedevano l’utilizzo perfino per i collegamenti con le Ponziane, oggi è costretto a fare i conti con un insabbiamento che impedisce di passare pure alle canoe. E poi Formia, Terracina, San Felice Circeo: tutte in attesa di qualcosa che somigli a un piano serio. Il Lazio ha individuato sette siti per lo sviluppo portuale e molti sono in provincia di Latina, ma siamo ancora alle promesse.
Nel frattempo che qualche progetto venga messo in cantiere, siamo tutti costretti a rimanere alla finestra. A guardarlo con crescente malinconia, questo mare di opportunità.
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