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27 Agosto, 2026
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A Latina l’economia deve fare i conti anche con la zavorra degli «ex» qualcosa

La lista dei luoghi un tempo produttivi e ora inutilizzati della provincia è lunghissima. Mettendo in fila solo i casi più clamorosi il risultato è un cimitero delle opportunità inespresse del territorio

A Latina l’economia deve fare i conti anche con la zavorra degli «ex» qualcosa

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Mercati chiusi, ex siti produttivi dismessi, aree industriali bloccate, progetti di riconversione che cambiano pelle e obbligano a rivedere le aspettative al ribasso, tempi che si allungano e fine dei sogni di gloria.

Il filo rosso che in provincia di Latina lega alcuni luoghi simbolo dell’economia locale è sempre lo stesso: la difficoltà nel trasformare questi “ex” spazi attivi in nuova economia reale. In tutto il territorio, da nord a sud, se ne contano a decine. In Italia ogni provincia ha i suoi, e d’accordo. Ma da queste parti la conta degli “ex qualche cosa” comincia a farsi lunga e il conto – in termini di opportunità sciupate – pesante.

Perché il problema è questo: ogni volta che un’area un tempo produttiva poi si blocca e resta ferma, il tema smette di essere solo urbanistico e diventa anche produttivo. È lavoro che non si crea, imprese che non arrivano e altre che non decollano, servizi che non si sviluppano e una generale perdita di competitività.

A Latina, per dire, l’ex mercato annonario è chiuso da più di dieci anni. Doveva essere recuperato, rilanciato, restituito alla città. Oggi è ancora lì, fermo, con un conto stimato da 12 milioni di euro per rimetterlo in piedi. Uno spazio nato per produrre economia che resta inutilizzato, mentre intorno cambiano le amministrazioni e si accumulano annunci. È un esempio evidente di come, in questa provincia, il problema non sia la mancanza di spazi, ma la difficoltà a rimetterli davvero in funzione.

Per questo l’aggiudicazione dell’ex zuccherificio di Latina è stata accolta come una svolta epocale: il miracolo a cui nessuno credeva più. Un grande complesso industriale fermo da anni torna finalmente al centro di un progetto, anche se restano interrogativi su tempi, funzioni e ricadute. È una buona notizia, senza dubbio. Ma il fatto stesso che venga percepita come un evento straordinario dice molto di quanto, qui, sia diventato normale convivere con spazi produttivi bloccati. Dovevamo abituarci al bello, ma alla fine è all’incompiuto che, a poco a poco, stiamo facendo l’abitudine.

E fuori dal capoluogo le cose non vanno meglio. A Fondi, ad esempio, l’area dell’ex cementificio è al centro dell’ennesima ipotesi di riconversione: un parco, un auditorium, nuovi spazi pubblici. Un’idea che sulla carta promette di restituire valore a un’area dismessa, ma che arriva dopo anni di immobilismo e proposte mai decollate. Anche qui il problema non è la visione, ma la continuità: ogni progetto sembra nascere come fosse il primo, senza un percorso che lo accompagni fino alla fine.

L’ex Icos, di nuovo a Latina è forse il caso più emblematico. Un edificio che non è mai diventato quello che doveva essere, rimasto per decenni come un vuoto urbano e produttivo, fino al giorno della demolizione. Una storia che racconta bene quanto tempo possa passare, qui, prima che una decisione si traduca in un fatto concreto. Nel frattempo, quell’area è rimasta fuori dal circuito economico della città.

A Sezze, la vicenda dell’anfiteatro chiude un altro cerchio: anni di contenziosi, un danno erariale riconosciuto e poi prescritto, nessuna vera restituzione alla comunità. Anche in questo caso, uno spazio che avrebbe potuto generare cultura, turismo e indotto è rimasto prigioniero di una gestione che non ha mai prodotto risultati concreti. E alla fine, non resta nemmeno qualcuno a cui chiedere conto.

Per tacere, poi, della ex Rossi Sud, il cui degrado testimonia meglio di qualsiasi narrazione l’abbaglio preso da Armando Cusani, presidente della Provincia di Latina a cavallo degli anni Dieci del Duemila e diventato nel frattempo un “ex” pure lui.

Vedremo cosa ne sarà dell’area dell’ex Mistral, in Borgata Carrara, a Sermoneta, e dei buoni propositi che hanno accompagnato l’annuncio dell’imminente recupero. O dell’ambizioso progetto per la riconversione dell’ex Avir, a Gaeta, anche questo apparso sul punto di decollare.

Nel frattempo, sul piano regionale, nasce ufficialmente la Zona Logistica Semplificata del Lazio, pensata per rilanciare economia e occupazione anche nella provincia di Latina. Una cornice importante, che promette incentivi e semplificazioni. Ma senza la capacità di rimettere in moto aree ferme da anni, il rischio è che resti una grande occasione sulla carta, incapace di incidere davvero sul territorio.

La provincia di Latina non manca di spazi né di potenziale. Manca la capacità di farli entrare in funzione con continuità. Finché ogni recupero resterà un’eccezione e non una prassi, i capannoni continueranno a restare vuoti e le occasioni a scivolare via. La storia dello zuccherificio dimostra che qualcosa può muoversi. Ma finché sarà l’eccezione, e non la regola, il territorio continuerà a rimanere con l’amaro in bocca.

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