Nemmeno chi dovrebbe poterlo fare: mancano i dati aggregati per misurare in maniera organica l’impatto di questo indotto. Però sappiamo che le imprese aumentano, i lavoratori anche e che la sensibilità al tema non manca
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La parola magica è green. In Italia fa curriculum, nei bandi europei apre porte, nelle fiere è sinonimo di futuro. Ma in provincia di Latina quanto pesa davvero l’economia verde? La risposta è: molto. O almeno così sembra. Perché i numeri ci sono, ma sempre a metà.
Secondo un recente rapporto, infatti, tra il 2019 e il 2023 oltre 571.040 imprese italiane hanno messo a bilancio degli eco-investimenti, il 38,6% del totale. Lavori, prodotti e tecnologie a basso impatto. In tutto il Paese gli occupati “green” sono 3,16 milioni, pari al 13,4% del totale. Numeri che raccontano una rivoluzione silenziosa. E il Lazio non è da meno: è la terza regione italiana per numero di imprese che hanno investito in tecnologie verdi.
Non stiamo parlando di Roma, ma di noi. Dopo la Capitale, la provincia di Latina è quella con più imprese green in tutto il Lazio. Già nel 2014 se ne contavano circa 2.800. Oggi, secondo le ultime rilevazioni del GreenItaly 2024, siamo arrivati a quota 4.713. Dietro di noi Frosinone, con 4.322, Viterbo con 2.236, e Rieti fanalino di coda, con 948. Latina si conferma quindi la seconda realtà del Lazio: non un dettaglio, ma un segnale che l’Agro pontino è già un terreno fertile per la transizione ecologica.
Il rapporto segnala anche i numeri dell’occupazione. Roma è al secondo posto nazionale con 105.516 contratti green, ma la provincia di Latina si difende con 12.280 attivazioni, praticamente alla pari con Frosinone (12.378). Molto più indietro Viterbo (3.397) e Rieti (2.743). Non solo imprese, quindi: anche lavoro concreto che già oggi muove migliaia di persone.
A dare una mano alla provincia di Latina c’è anche la sua morfologia. Perché qui la pianura non manca e il sole trova ovunque terreno fertile. Secondo i dati GSE, il Lazio è tra le regioni più attive per il fotovoltaico e la provincia di Latina letteralmente assorbe una grossa fetta di quelle radiazioni, ospitando 15.216 impianti, per una potenza complessiva di 428 MW, seconda solo a Roma. Capannoni, serre e tetti aziendali diventano infatti mini-centrali elettriche diffuse.
A questo si aggiunge poi il turismo verde, con gli esempi virtuosi del Parco Nazionale del Circeo, del Giardino di Ninfa e una parte delle coste pontine. Se tutte le strutture investissero di più in bioedilizia e mobilità dolce, l’Agro Pontino potrebbe trasformarsi in un laboratorio di turismo sostenibile.
Un’altra grossa mano al fattore green è quella che arriva dal distretto farmaceutico pontino, il secondo in Italia dopo Milano. Nel Lazio 110 aziende e oltre 11.000 addetti. d’accordo, non è nato per essere “green”, ma negli ultimi anni anche qui sono partiti interessanti progetti che tendono proprio a quell’orizzonte. Iniziative di riduzione degli scarti, recupero dei solventi, ottimizzazione energetica dei cicli produttivi. E poi il punto è che se una locomotiva industriale del territorio si muove verso la sostenibilità, l’effetto traino sul resto dell’economia può essere enorme.
– Leggi anche: A Latina le aspettative sulle comunità energetiche andrebbero riviste al ribasso
Direte: sarà mica green-washing? Eh no. Perché più di un’indagine ha dimostrato che gli eco-investimenti non sono (soltanto) una moda o un nice-to-have per l’industria, ma sono vere e proprie leve strategiche di business. Gli investimenti spesi in tecnologie green aumentano la produttività fino al 20%. Tradotto: chi non investe resta indietro, perde competitività e quote di mercato. In un territorio come il nostro, dove export e logistica sono vitali, la mancata transizione ecologica significa semplicemente una cosa: opportunità non colte.
Il vero problema, però, non è tanto “non fare”, quanto fare sempre di più e sempre meglio. Migliorarsi, insomma. Solo che per farlo occorre sapere come. E per sapere come servono i numeri. Quelli reali. Aggregati. Attendibili.
E questo è il vero problema per le imprese della provincia di Latina, comprese di quelle che vogliono contribuire a questa transizione green o che già lo fanno: trovare i dati locali sul fatturato e sul valore aggiunto di questa economia per il territorio è come scalare l’Everest. Sappiamo quante imprese ci sono, conosciamo i contratti di lavoro attivati, ma non abbiamo idea di quanto pesino davvero sul PIL della provincia.
La Camera di Commercio parla di programmi per la transizione ecologica, ma un osservatorio provinciale vero e proprio non c’è. Per farsi un’idea su quanto guadagnino le attività produttive locali, bisogna scorrere sul sito dell’Ufficio Camerale, e lì ci si imbatte in dati di tutti i tipi. Si può passare ad esempio da un fatturato che varia tra gli 800mila euro e i quasi 2 milioni di euro delle piccole e medie imprese, agli oltre 100 milioni di euro quando si guarda alle realtà più grandi. Capite che così è come parlare di niente. Per aiutarci a capire quanto davvero pesa il green nell’economia locale, quei dati andrebbero messi in ordine e analizzati.
Latina ha sole, campi, mare, industrie e innovazione: il mix perfetto per una green economy di peso. Ma proprio come accade per le imprese creative, senza dati aggiornati e misurabili, il rischio è restare un gigante silenzioso. Perché se è vero, come è vero, che tutto quello che si può misurare si può migliorare, allora è vero anche il suo contrario. Purtroppo.
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