Lo chef del ristorante “MateriaPrima” di Pontinia parla dell’indagine Michelin sul valore delle Stelle e dell’importanza di alzare il livello e raccontare meglio il territorio
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DISCLAIMER: le dichiarazioni che seguono completano l’intervista rilasciata da Fabio Verrelli D’Amico per la stesura di questo articolo.
Anche per Fabio Verrelli D’Amico, come per Simone Nardoni e Gino Pesce, il luogo fa la differenza. E l’indagine della Guida Michelin offre uno spaccato generale che, calato sui territori, può raccontare un’altra storia o comunque ridimensionare cifre ed aspettative.
Però lo chef di MateriaPrima di Pontinia, in linea con gli altri colleghi stellati, condivide l’analisi circa l’importanza e il valore che il riconoscimento ha portato alle loro attività e il fatto che tutto questo generi un indotto importantissimo alimentato da un turismo enogastronomico di livello.
“Negli ultimi anni – sottolinea Fabio Verrelli D’Amico – il territorio sul piano enogastronomico è cresciuto moltissimo. Adesso molte persone vengono per restare almeno il fine settimana, visitare la costa, magari fermarsi a Ninfa e poi pranzare in uno dei ristoranti della guida o in altre attività che sono ugualmente all’altezza”.
“Resta il problema dell’ospitalità – aggiunge -. Manca una ricettività media con un livello che sia all’altezza”. Anche in questo caso, come per altri colleghi, lo chef fa l’esempio della Costiera Amalfitana. “Nessuno ha mai creduto davvero che questa nostra zona avesse le carte in regola per attrarre un turismo di alto livello. Ci sono realtà che investono, penso ad esempio all’Oasi di Kufra di Sabaudia dove la proprietà sta investendo in altre strutture ma, insomma, sono ancora casi isolati”.
Manca la coesione. Anche lo chef di Materia Prima lamenta l’assenza di un progetto comune in provincia di Latina. Ottime materie prime, grandi prodotti, ristoranti eccellenti, ma la sensazione è che tutto questo sia comunque isolato e lasciato all’iniziativa dei singoli. “Tra comuni non c’è dialogo e questo è un tema centrale. Solo le istituzioni locali possono costruire un unico progetto di comunicazione”.
“Molti miei clienti – aggiunge lo chef di Pontinia – vengono a Ninfa, si fermano a cena e il giorno dopo, ad esempio, hanno il traghetto per Ponza. Perché non conoscono altro di questa provincia. Solo Ninfa e le isole. Non hanno notizie di altri luoghi e delle nostre bellezze e questo, onestamente, è incredibile”.
“Dobbiamo uscire da questo isolamento e possiamo farlo solo continuando a fare bene il nostro lavoro, ma questo, come ho detto, non basta: serve il supporto di chi, come appunto le istituzioni pubbliche, può essere l’unico collante per raccontare una storia diversa che è poi fatta da quello che abbiamo ereditato dalla nostra cultura, dalla natura che ci circonda. Non dobbiamo davvero inventarci niente di straordinario, ma raccontare solo quello che siamo”.
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