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27 Agosto, 2026
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Gino Pesce: “Ponza gioca un’altra partita, ma si deve fare di più”

Lo chef stellato del ristorante “Acqua Pazza” conferma i numeri dell’indagine Michelin, ma avverte: “Dobbiamo alzare il livello facendo sistema”

Gino Pesce: “Ponza gioca un’altra partita, ma si deve fare di più”

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DISCLAIMER: le dichiarazioni che seguono completano l’intervista rilasciata da Gino Pesce per la stesura di questo articolo.

“Il dato emerso dall’indagine della Michelin, almeno per quanto mi riguarda, rispecchia la realtà. La Stella richiama una clientela diversa, che punta a un turismo enogastronomico rilassato ed è più esigente”. Così Gino Pesce, patron del ristorante Acqua Pazza che, rispetto ai suoi colleghi, gioca un altro campionato proprio perché si trova sull’isola di Ponza.

La clientela vip, che spesso scende da lussuosi yacht e che affolla le straordinarie baie dell’arcipelago da maggio a settembre, non perde l’occasione per assaggiare le sue specialità.

Gino Pesce conferma il valore del turismo enogastronomico, ma anche che in Italia, e la provincia di Latina in questo non fa differenza, non sappiamo cogliere le opportunità che questo comporta soprattutto sul piano dell’offerta e della capacità di sapersi raccontare.

Due aspetti che sul territorio pontino, che vanta 120 km di costa, sembrano essere particolarmente carenti: “Stella o no – spiega lo chef – ci sono molti ristoratori che meriterebbero di stare sulle guide e avere dei riconoscimenti per il loro lavoro. Ma c’è ancora molto da fare. Ad esempio, se si parla di ricettività, non dobbiamo puntare ad affittare le case a tutti i costi e a prezzi irrisori senza prima avere la garanzia di servizi”.

“Il turismo di qualità – sottolinea ancora lo chef di Acqua Pazza – è altro. In provincia mancano strutture davvero adeguate. A Ponza io stesso mi sono organizzato per l’accoglienza con un b&b di livello, ma posso dire che siamo in pochi. Mancano ad esempio alberghi a cinque stelle, manca la capacità di fare sistema e persino un’associazione di commercianti che sia davvero rappresentativa”.

E ancora. “Manca un progetto unico a livello provinciale, i giusti collegamenti, insomma siamo in presenza di un territorio che non sa quale strada prendere, mentre ci sono produttori e imprenditori che fanno dell’eccellenza il loro mestiere. Che portano sulle tavole prelibatezze di altissimo livello che spesso vengono valorizzate più all’estero che nella nostra zona. L’enogastronomia è un valore aggiunto straordinario, e a noi non manca niente per coglierne le opportunità e creare un indotto che sia davvero a beneficio di tutti”.

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