Quella dei Cartolano, che con la Ipan srl producono la celebre pizzetta di solo bordo che ha conquistato il mercato: un business da oltre 3 milioni di euro e 22 milioni di pezzi sfornati ogni anno
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Tenete a mente questo numero: 60mila. E collegatelo ad una sensazione: qualcosa di croccante, di salato ma anche di dolce, di unto quel tanto che basta per portarti in paradiso. La descrizione (ci state pensando, eh?) è quella della “Linguaccia”, la famigerata pizzetta che abbiamo mangiato tutti più di una volta e che da qualche anno a questa parte ha letteralmente invaso il mercato. Conquistandolo.
Ogni giorno decine di migliaia di pizzette raggiungono i supermercati di Latina, della ciociaria e della Capitale. Sessantamila esattamente. Ogni santo giorno. Prodotte con 22 quintali di impasto. Un totale ogni anno di quasi 22 milioni di Linguacce. Roba da uscire di testa. E invece no, roba da imprenditori illuminati con una storia dietro le spalle e l’ambizione di creare qualcosa di tipico che sia tutt’uno con la storia del capoluogo pontino, perché “dopo tanti anni di lavoro eravamo un po’ stufi di sentir parlare solo del pane di Lariano o di Sezze, della Tiella di Gaeta e delle crostatine alle visciole. Il nostro sogno era quello di dare qualcosa di tipico anche a Latina. E forse ci stiamo riuscendo”.
A parlare è Salvatore Cartolano, 40enne figlio di Domenico (l’inventore del mitico impasto della Linguaccia) e di Teresa Orelli. Salvatore oggi lavora insieme alle sorelle Silvia e Rosa nella società di famiglia, la Ipan srl, un forno industriale nato alle spalle di via Piave qualche anno fa, dopo una trafila difficile ma comunque entusiasmante.
“Alla fine degli anni ’90 – ci ha raccontato Salvatore – mia madre aveva un’alimentari davanti al Liceo Majorana. Serviva panini e pizze rosse agli studenti. Negli anni mio padre si è reso conto che il costo maggiore del negozio era legato all’acquisto del pane e in quella spesa ha visto una prospettiva di crescita. Così, dopo qualche anno, ha deciso di investire e comprare un piccolo forno nella zona di via Kennedy. L’impresa ha vissuto momenti alterni fino a quando, intorno al 2007, il decreto Bersani è intervenuto con la liberalizzazione di alcune licenze, aprendo il mercato e facendo aumentare la concorrenza, tra gli altri, anche con la grande distribuzione. A quel punto i miei sentivano che era il momento di un cambiamento e decisero di spostarsi all’interno di un supermercato in via Scrivia.”
“Ma la società era comunque in sofferenza, al punto da spingere i miei genitori a cercare nuovi orizzonti, ampliando la distribuzione e dunque puntando anche sulla fornitura di prodotto ad altri supermercati. Producevamo le rosette, ma il margine di guadagno era minimo. Dopo qualche anno ci rendemmo quindi conto che bisognava investire ancora. Ci siamo guardati intorno, ma la soluzione era già in casa: nostro padre preparava una pizza rossa straordinaria e, grazie all’aiuto di un distributore, abbiamo iniziato ad avviare una piccola produzione destinata agli stabilimenti balneari di Latina”.
È l’innesco che serviva. Ma evidentemente c’era ancora bisogno di qualcosa. Di un’idea vincente. E questa idea è venuta proprio a Salvatore: “La pizza era buonissima, ma questo non bastava: bisognava rispondere a due ulteriori requisiti”.
Il primo era quello di renderla riconoscibile, e si è pensato subito a un nuovo formato. Il secondo era quello di rispondere a una richiesta che tutti (tutti) in pizzeria abbiamo fatto almeno una volta: il pezzo con il bordo croccante. Eccola, l’idea vincente. Dall’unione di questi due elementi, è nata la Linguaccia. Tutto in una pizzetta: bordo croccante e formato accattivante. Da quel momento la crescita è stata inesorabile.
“Con la mia famiglia – spiega ancora Salvatore – ci siamo accorti che la cosa funzionava, e non solo dai numeri iniziali: anche girando per vendere il prodotto il riscontro era immediato. Occupandomi della parte commerciale mi recavo spesso a Roma in quei mesi a far provare le Linguacce ai potenziali compratori, e io stesso mi sentivo chiedere con sorpresa se fossero le stesse mangiate durante le loro vacanze a Sabaudia”.
Il resto della storia sta nei numeri degli ultimi anni. Numeri impressionanti: il fatturato 2024 che si aggira intorno ai 3 milioni e mezzo di euro, i 250 supermercati serviti ogni giorno e le oltre 500 attività, solo nel Lazio, dove oggi è possibile trovare la Linguaccia (anche nei principali gruppi come Conad, Penny, Carrefour, Ipercarni, Todis, Tigre, Deco, solo per citarne alcuni.)
“Riceviamo richieste anche da fuori regione – specifica ancora Salvatore – ma non possiamo garantire la freschezza del prodotto e dunque preferiamo declinare. Ci stiamo espandendo su Roma e, almeno per ora, questo ci basta. Quando sei un imprenditore pensi sempre all’idea di ampliare l’attività. Noi al momento siamo però già molto grati per quello che abbiamo e che siamo riusciti a costruire. Mio padre a 63 anni è ancora presente con costanza nella produzione e tutta la mia famiglia lavora qui. Abbiamo una squadra composta da dipendenti, anche stranieri, che lavorano con noi da quando abbiamo aperto. È un lavoro massacrante, con orari impossibili, ma il fatto che anche altre persone costruiscano la loro vita basandosi sulla nostra impresa è per noi motivo di orgoglio”.
Salvatore ha due figlie, e se gli chiedi se ha la speranza che anche loro seguiranno la sua strada, lui non ne ha idea: “Sono piccole. Ora mi chiedono chi tra me e il nonno sia il capo delle Linguacce, ma vediamo cosa ci riserverà il futuro”.
Per il momento il presente è invece chiaro e ha il gusto di una sfida vinta: la Linguaccia, prodotto tipico di Latina.
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