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27 Agosto, 2026
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Una fotografia scattata sui Monti Lepini è la metafora perfetta del conflitto tra uomo e natura

Al punto da valere al fotografo 17enne Andrea Dominizi il titolo di Wildlife Photographer of the Year 2025 per la categoria Young

Una fotografia scattata sui Monti Lepini è la metafora perfetta del conflitto tra uomo e natura

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È una fotografia che racconta in maniera sublime “il rapporto problematico tra la natura e gli esseri umani” la vincitrice della categoria Young del Wildlife Photographer of the Year 2025, il prestigioso concorso fotografico britannico istituito 61 anni fa dal Natural History Museum di Londra.

A scattarla, un fotografo di 17 anni, Andrea Dominizi, che con la sua fotocamera è riuscito a condensare in pochi pixel la complessità della condizione terrestre di un piccolo essere vivente, della sua specie, e forse, anche molte delle contraddizioni della provincia di Latina. Sì perché la foto è stata scattata in una legnaia dei Monti Lepini, in terra pontina, dove Andrea e un gruppo di amici si aggiravano in cerca di coleotteri. Quando a un certo punto, davanti a lui, si è manifestata l’opportunità di questo scatto a dir poco emblematico.

In un’inquadratura divisa diagonalmente a metà, un coleottero della specie Morimus Asper è perfettamente a fuoco mentre dall’angolo in basso a sinistra, sulla corteccia ricoperta di muschio di un tronco d’albero da poco abbattuto, punta le antenne e lo sguardo verso l’orizzonte dove si intravedono, sfocati in alto a destra, i macchinari usati per quel disboscamento.

“After the Destruction” (Dopo la distruzione) è il titolo dell’immagine suggestiva catturata da Andrea Dominizi che gli è valsa il titolo della categoria Young dell’importante riconoscimento fotografico.

“L’immagine racconta due storie. Una è quella dell’imminente distruzione della natura causata dall’intervento umano, contro cui le creature più piccole non hanno alcuna possibilità. L’altra è quella della speranza e della resilienza, con una composizione che fa apparire l’insetto grande quanto le macchine”, si legge sul sito del Natural History Museum di Londra.

“Il fotografo ha dato autorità al Morimus asper in questa immagine”, afferma la biologa marina e fotografa subacquea Jennifer Hayes, una dei giudici del concorso di quest’anno. “Fa esattamente ciò che una fotografia forte dovrebbe fare: aumenta la nostra comprensione”.

“Spero davvero che questo tipo di immagine possa contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla perdita della biodiversità – ha commentato Andrea Dominizi a margine del riconoscimento -. Animali come gli artropodi sono meno graditi dal pubblico in generale, ma anche loro sono una categoria animale che dopotutto vive sul nostro pianeta”.

Come è nata la foto? “Ero con alcuni amici in questa legnaia alla ricerca di coleotteri – ha speigato – quando abbiamo trovato questo esemplare di Morimus apser su un ceppo di legno. Guardando sullo sfondo ho visto una macchina taglialegna. Ho pensato di mettere insieme queste due figure che rappresentano due mondi in contrasto tra di loro. La storia che voglio raccontare con questa fotografia riguarda il rapporto tra la fauna selvatica e le azioni umane. In questa fotografia c’è infatti, un cerambicide e la macchina che taglia il suo habitat, ma questo riflette la storia di migliaia di altre specie, alcune delle quali sono molto più minacciate e con una distribuzione molto più piccola. Quindi vorrei evidenziare questo rapporrto problematico tra la natura e noi esseri umani, che nel tempo non porterà a anulla di buono se non agiamo per migliorarlo”.

Il senso ultimo di una immagine. “Dobbiamo cercare di aiutare questo grande insieme di specie, e penso che sia necessario lavorare per aumentare la consapevolezza delle persone. Finché molte persone continueranno a cercare di uccidere gli impollinatori solo perché pungono, o sentono una repulsione per i coleotteri solamente in quanto coleotteri, sarà davvero difficile aiutare questa categoria”.

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