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27 Agosto, 2026
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Il turismo extralberghiero a Latina sta riuscendo dove la politica ha fallito

Ovvero a destagionalizzare i tanti chilometri di litorale che fino a ieri vivevano solo tre mesi, solo d’estate. Un contributo che nel capoluogo pontino è due volte più evidente

Il turismo extralberghiero a Latina sta riuscendo dove la politica ha fallito

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Il turismo pontino non dorme solo in albergo. Dai B&B alle case vacanza, passando per gli affitti brevi, la nuova ospitalità corre su portali digitali e su piccoli cartelli “affittasi” appesi alle persiane. Gli esercizi extralberghieri in Italia hanno mostrato una crescita superiore rispetto al settore alberghiero: solo nel 2023 le presenze extralberghiere sono aumentate del 10,3% rispetto al 2019, con trend più dinamici rispetto al comparto alberghiero.

E in provincia di Latina il quadro non è molto differente. Secondo i dati di CaseVacanza.it, infatti, in terra pontina si contano oltre 1.700 strutture extralberghiere, divise tra case vacanza, appartamenti e alloggi per affitti brevi. Un ecosistema che rappresenta una fetta importante dell’offerta turistica complessiva, che va ben oltre le camere d’albergo e che si muove a colpi di prenotazioni online. A trainare sono (naturalmente) le località costiere – Sperlonga, Gaeta, Terracina e San Felice Circeo su tutte – dove le presenze estive spingono il mercato degli affitti brevi anche oltre la stagione estiva. Riuscendo in sostanza a vincere una sfida, quella della destagionalizzazione delle città del litorale pontino, su cui la politica in molti casi ha fallito. Come hanno imparato, a loro spese, i cittadini del comune Capoluogo.

Ma il punto è che non si tratta più soltanto di vacanze: aumenta il numero di smartworker –  cioè di quei professionisti che possono lavorare ovunque da remoto – che scelgono di utilizzare appartamenti per brevi soggiorni di lavoro e che, qui a Latina, possono anche decidere di avere un ufficio vista mare. A questi numeri si aggiunga l’aumento di prenotazioni nei fine settimana di bassa stagione: insomma, benvenuti nell’era del cosiddetto turismo ibrido.

Nel tentativo di mettere dei paletti e regolamentare un settore in fortissima espansione, il Lazio ha da poco aggiornato la normativa sulle strutture extralberghiere, introducendo il Codice Identificativo Regionale (CIR) obbligatorio dal 1 settembre 2024. Una misura pensata come detto per mettere ordine nel settore, ma anche per monitorarne la crescita e cogliere nuove opportunità. A confermare l’espansione è anche la Regione stessa: nel 2024 è stata annunciata una piattaforma digitale unica per l’extralberghiero, nata per gestire in tempo reale i dati delle strutture e migliorare la trasparenza.

Per chi guarda il territorio con gli occhi di un imprenditore, il turismo alberghiero non è solo ospitalità. Aprire o gestire una casa vacanza può infatti generare redditività stabile e un indotto fatto di servizi – pulizie, manutenzione, food delivery, esperienze locali, artigianato. Lo conferma anche il Rapporto B&B Italia 2025, secondo cui il volume d’affari medio annuo di una struttura ricettiva si attesta intorno ai 26.500 euro, valore che però è influenzato da diversi fattori, tra cui numero di alloggi disponibili, stagionalità e localizzazione della struttura. Poi c’è spazio per costruire reti. Chi oggi affitta una stanza può offrire infatti pacchetti, esperienze o servizi integrati con ristoratori e guide del territorio.

Secondo un’analisi di AGI, le tariffe per una settimana di vacanza sul litorale pontino ad agosto 2025 sono aumentate in media del 15% rispetto all’anno precedente. Sperlonga, il Circeo e Terracina guidano la classifica provinciale, con appartamenti bilocali o trilocali che, in molti casi, superano i 3.000 euro al mese, arrivando a picchi di 4.500 euro per il solo mese di agosto. Un dato che, se letto al contrario, significa però anche margini più alti per chi investe nell’extralberghiero, a patto di mantenere qualità e servizi. Cifre che comprensibilmente ingolosiscono e spingono sempre più proprietari a trasformare seconde case in micro-strutture professionali.

Con il nuovo CIR, la Regione Lazio punta a garantire concorrenza leale e maggiore sicurezza per gli ospiti. Ma non tutti i gestori sono pronti.
Molti temono burocrazia aggiuntiva, altri lamentano difficoltà tecniche per la registrazione online o per la tassa di soggiorno. La richiesta che arriva dal territorio è una: uniformare le regole e aiutare i piccoli operatori a restare nel sistema, senza scoraggiarli con scadenze e moduli.

Il turismo extra-alberghiero è ormai una parte stabile dell’economia locale. Porta reddito, crea indotto, attira un visitatore diverso: meno vacanziero e più “residente temporaneo”. E, forse, sta disegnando una “nuova” provincia di Latina: un territorio dove non sono solamente grandi catene o resort a far muovere l’economia, ma dove c’è anche una rete di piccole ospitalità diffuse, che provano ad accendere il turismo anche fuori stagione.

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