Non solo perché è ottantacinquesima nella classifica dei 110 capoluoghi, ma anche perché i passi indietro sono stati molti di più di quelli in avanti
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C’è questo meme che circola da tempo sui social e che salta fuori tutte le volte che qualcuno prova a spiegare che se ognuno facesse la propria parte – istituzioni, cittadini, imprese – vivremmo già nel Tremila.
Magari lo avete presente: il meme raffigura una città fantascientifica, in cui donne e uomini si spostano non più in macchine, ma in capsule; dove non ci sono case ma grattacieli ultramoderni di cui non si percepisce la fine; dove anche l’aria sembra più pulita e tutti danno l’idea di avere qualcosa di molto urgente da fare. E lo fanno, questo qualcosa, col piglio di chi, invece di lavorare, sta andando a salvare il mondo.
Ecco: a Latina, intesa come città ma anche come provincia, se dici «Smart City», ci sono buone probabilità che le persone pensino a una città di quel tipo. A una città del Tremila. E non, invece, a quello che effettivamente è una Smart City: cioè una città del tutto simile a quelle che conosciamo, con la sola eccezione che in queste città, per dirla con la Commissione Europea che a quell’idea tiene moltissimo, «le reti e i servizi tradizionali sono resi più efficienti con l’uso di soluzioni digitali a beneficio dei suoi abitanti e delle imprese». Fine. Ecco cos’è una Smart City: niente più di questo, ma niente, niente meno di questo.
Eppure a Latina, intesa come provincia ma soprattutto come città, su questa faccenda della «Smart City», sembriamo lontani dalla città del meme almeno quanto lo siamo da quella – più modesta – racchiusa nelle due righe della descrizione della Commissione Europea.
A dircelo sono i dati. Quelli dell’ICityRank, tanto per cominciare: l’indagine con cui Forum PA ogni anno si prende la briga di analizzare tutti e 110 i capoluoghi italiani e di consegnarci, alla fine, una fotografia chiara sullo stato della trasformazione digitale in Italia.
Un report che nell’ultima dimostra che all’idea di una Latina «Smart City», su cui si specula ciclicamente con argomenti e coraggio che variano a seconda delle diverse sensibilità politiche in campo, a quella idea di Latina lì, dicevamo, sono rimasti davvero in pochi a credere. E il motivo, lo dicevamo, è nei numeri.
Dei tre indici che compongono la valutazione finale della rilevazione, ovvero Amministrazioni Digitali (relativo alla dimensione dell’accesso digitale all’attività amministrativa), Comuni Aperti (relativo alla dimensione della messa a disposizione agli utenti delle informazioni più utili) e Città Connesse (relativo allo sviluppo di reti di connessione e alla digitalizzazione urbana), Latina esce con le ossa rotte in almeno due occasioni su tre.
L’unico caso in cui ce la giochiamo con capoluoghi più attrezzati è infatti alla voce Amministrazioni Digitali. Qui ci piazziamo 19° a pari merito con città come Bologna, Pisa e Rimini. E se vi state chiedendo cos’ha di tanto smart l’amministrazione di Latina, beh, bisogna ammettere che qualcosa ce l’ha. Ad esempio permette ai suoi cittadini di utilizzare il web per prenotare gli appuntamenti con gli uffici comunali, sbrigare pratiche, pagare bollettini e gestire altre piccole attività di questo tipo. Almeno le basi, direte voi. D’accordo. Ma da qualche tempo a Latina è attivo anche un altro servizio piuttosto interessante. È quello che permette di segnalare in tempo reale i disservizi che si verificano sul territorio comunale e offre la possibilità di allegare documenti e immagini, di geolocalizzare il guasto e di seguire online l’iter di intervento. Mica male. Il problema, però è che le buone notizie finiscono qui.
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Sì perché dall’ICityRank emerge infatti chiaramente che Latina non è affatto a suo agio sul web, visto che è 105° su 110 nell’indice Comuni Aperti. Nello specifico, il Comune è poco presente e poco attivo sui social media, non è così generoso per quanto riguarda la diffusione di open data e non dispone nemmeno di un’app municipale dedicata.
Poi c’è la voce relativa alle Città Connesse, dove Latina occupa addirittura la posizione numero 61. In questo caso il capoluogo viaggia a due velocità, con una connessione abbastanza rapida nel centro storico, ma che rallenta man mano che ci si allontana in direzione delle periferie. E non è tutto: il WiFi pubblico è praticamente inesistente e tutta la componente di digitalizzazione della rete semaforica, della raccolta rifiuti e dell’illuminazione pubblica non si sa se e quando partirà.
Per questo nel ranking finale Latina viene descritta come una città “in transizione”. Un capoluogo, cioè, che sembra aver avviato un processo di digitalizzazione, ma che manifesta ancora troppe aree di opportunità per rendere più semplice la vita di imprese e cittadini.
E se i più ottimisti ci vedono in quest’analisi un bicchiere mezzo pieno, a smorzare ogni entusiasmo è un altro report, non meno affidabile, che misura proprio il grado di “intelligenza” dei Comuni italiani: il City Vision Score. Da quest’altra indagine, che valuta anche la capacità dei territori di adottare soluzioni digitali e innovative, Latina ne esce in condizioni molto peggiori: 85° nella classifica dei 110 capoluoghi italiani.
Nel complesso, l’indagine dice che tutti i grandi progetti di cui si parla nel capoluogo pontino sono ancora in stato embrionale, pura teoria. Guardando però al dettaglio della smart governance, il paradigma cambia. In questo specifico caso, infatti, ma solo in questo, Latina è tra le migliori: quinta città del Centro Italia con più di 100mila abitanti per capacità dell’amministrazione di adottare strumenti digitali e gestionali avanzati, promuovendo una gestione più efficace e trasparente.
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Quindi? Cosa dobbiamo pensare? L’idea che ci siamo fatti da queste parti è che Latina conferma una volta di più, anche su questi aspetti, il principio del passo avanti a fronte dei due indietro. E se volete proprio un ultimo esempio di questa avvilente caratteristica, eccovi serviti.
Ve lo ricordate il progetto del car sharing elettrico attivato nel 2018 (passo avanti) e gestito dalla società Eppy? Beh, dal 1 gennaio 2025 la possibilità di riattivare il servizio (sospeso dal 2023: passo indietro) è definitivamente tramontata. Ed ecco un altro passo indietro. Qualcuno tenga il conto, per favore.
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