Sfumata (e meritatamente) la candidatura per diventare Capitale della Cultura, ora Latina si accorge, grazie alla Regione, che con la cultura si mangia. Anche.
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Parliamoci chiaro: sono stati bravi. Perché certe volte non serve tanto fare annunci, quanto piuttosto mettersi lì, a testa bassa, e fare. Fare, sia pure azzardando, sia pure sbagliando, ma fare. Con questo metro di giudizio, quindi, lo possiamo dire, a Viterbo e pure a Zagarolo, sono stati bravi.
E stiamo parlando di cultura. Ricordate le polemiche che suscitò la candidatura di Latina a capitale della Cultura per il 2026? Polemiche non tanto giustificate, a nostro parere, almeno sul nascere, per quella che fu comunque una felice intuizione. Perché provarci, bisogna provarci sempre. Come provare ad ospitare un’olimpiade, o la finale dei mondiali di calcio, o se volete l’Adunata degli alpini. Insomma, se uno ha i titoli ci deve provare sempre.
Ma il punto è questo, eh: i titoli. Ci siamo giocati la partita della vita, quella della candidatura a Capitale della Cultura, con una sciatteria che adesso, solo a guardarsi indietro…
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Lasciamo stare. Ce ne saremmo già anche dimenticati se non fosse che proprio recentemente si è tenuta proprio a Viterbo e a Zagarolo, in due tappe, la prima edizione del Festival Economia della Cultura. Chi lo ha organizzato? La Regione Lazio, attraverso Lazio Innova, con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Università degli Studi della Tuscia, e anche con la media partnership della RAI e del Sole 24 Ore.
Capite? La Regione. Che poi ha coinvolto istituzioni, imprese, giornalisti ed economisti che operano nella filiera culturale italiana per promuovere i casi di successo e anche per stimolare nuove progettualità. L’obiettivo? Proporre politiche vincenti per il settore della promozione e del turismo culturale.
Pure il parterre della manifestazione è sembrato di spessore: con Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento Europeo e Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio, c’era anche ovviamente l’assessore regionale Renata Baldassarre, ma anche Manuela Cacciamani, amministratore delegato di Cinecittà. E poi i sindaci di molte città d’arte come L’Aquila, Spoleto e Agrigento. Latina? Non pervenuta.
E che sia stata una manifestazione di livello lo dimostra il fatto che nel corso della conferenza di apertura è stato presentato uno studio realizzato in collaborazione con l’Università della Tuscia sulle criticità e le potenzialità dell’Economia della Cultura. E poi a seguire focus sull’innovazione della produzione culturale e sui fondi regionali, nazionali ed europei dedicati alla filiera. E’ stata l’occasione insomma per fare il punto sulle strategie di promozione e di valorizzazione del patrimonio culturale, evidenziando casi di successo e potenzialità ancora inespresse. Insomma, se Viterbo si è proclamata centro del dibattito sul futuro delle strategie culturali, a Latina non se ne sono neanche accorti.
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Va ricordato tra l’altro che quando si parla di cultura si fa riferimento a un’industria che ha un volume di affari che supera i 15 miliardi di euro, occupa oltre 250 mila addetti e 35 mila imprese.
A margine di questa manifestazione, quindi, verrebbe solo da chiedere se in Regione sapevano che Latina si era candidata a capitale della cultura. E se non lo sapevano – perché c’è da augurarsi che sia così – non sarebbe forse il caso che qualcuno, dal capoluogo, andasse a Roma a sbattere i pugni su qualche scrivania? Magari iniziando da quella dei due assessori regionali pontini, Elena Palazzo e Giuseppe Schiboni, tra l’altro pure della stessa compagnia di giro di chi governa a Latina?
E poi, un’ultima cosa. Per carità, tanto di cappello alla Tuscia. Ma Zagarolo, ecco, con tutto il rispetto, davvero con tutto il rispetto, se pensiamo a una forma d’arte viene in mente solo per quel capolavoro di parodia che è stato «Ultimo tango a Zagarol» con Franco Franchi. Per dire.
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