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27 Agosto, 2026
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Vedere energia dove altri vedono solo letame

Come fanno, in provincia di Latina, i Padovano Sorrentino o Rubens Bonato. Imprenditori visionari col sogno di un futuro di efficienza energetica basata su un sistema circolare a trazione – ehm – “posteriore”.

Vedere energia dove altri vedono solo letame

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Ne siamo immersi fino al collo, eppure qualcuno pensa che potrebbe persino salvarci. È il letame, la materia più umile, eppure preziosa. Tonnellate di sterco che gli allevamenti della nostra terra potrebbero trasformarsi in una ricchezza inattesa, capace di colmare quel vuoto che l’aumento inarrestabile dei costi energetici sta scavando. Suona incredibile, vero? Ascoltate.

Antony Padovano Sorrentino ha un’azienda agricola a Latina Scalo, ereditata dal padre Arturo. Nel 2012 ha un’intuizione e decide di  imboccare una strada alternativa. Un progetto avveniristico, compreso da pochi all’inizio. Anche il padre tentennava, ma alla fine si è lasciato convincere.

«Mai scelta fu più illuminata», dice Antony oggi, guardando al percorso fatto. Due milioni di euro investiti in un impianto a biogas con convertitore e rigeneratore, che ha visto la luce solo nel 2015, dopo anni di lungaggini burocratiche e ostacoli. Non mancavano, infatti, gli oppositori, quelli che raccoglievano firme per fermare la realizzazione degli impianti.

Ma i risultati hanno fatto ricredere anche i più scettici. Oggi, da quel letame, nasce energia elettrica, termica e fertilizzante naturale.

Ogni giorno, l’immensa cisterna dell’impianto viene riempita con gli scarti delle bufale, e il generatore di biogas produce qualcosa come 7.200 kilowatt di energia elettrica al giorno. Più di duecentomila kilowatt al mese, di cui l’89% viene reimmesso nella rete, generando profitti significativi: circa quarantacinquemila euro al mese. Energia e risorse che scorrono, trasformando ciò che un tempo era solo rifiuto in pura ricchezza.

Attraverso due condotti, uno dei quali collegati al pozzo, l’acqua attinta viene spinta verso il radiatore dell’impianto per essere raffreddato, ma quando ne esce raggiunge una temperatura di 100°.

E non è solo questione di elettricità. L’acqua, riscaldata dall’impianto, raggiunge temperature di 90-100 gradi, utilizzata per riscaldare case, stalle e sale mungitura. Il risparmio? Altri trentamila euro all’anno, liberati dal bisogno di acquistare gas o gasolio per far muovere gli ingranaggi dell’azienda.

Il letame, dopo 45 giorni di trattamento, diventa un fertilizzante naturale, sano e quasi sterile: il digestato. «Lo usiamo per coltivare il foraggio per le bufale, ma ne abbiamo così tanto che spesso lo regaliamo ai piccoli agricoltori della zona», racconta Antony con un sorriso. Paradossalmente, anche a quelli che all’inizio si opponevano al progetto. Oggi, capiscono che quel sogno sta beneficiando l’intera comunità, perfino l’ambiente. In un mondo dove altrove lo sterco viene lasciato a fermentare, disperdendo il percolato nei canali e nell’atmosfera, qui, tutto è parte di un ciclo virtuoso.

Eppure, Antony spera che altri allevatori seguano lo stesso percorso. I costi iniziali sono alti, e la burocrazia è un freno potente. Ma qualcosa si muove. Confagricoltura sta cercando di creare un ponte tra le aziende agricole, per costruire un futuro più sostenibile.

Un altro imprenditore illuminato è Rubens Bonato, gigante del florovivaismo laziale. Anche lui crede nella potenza del biogas, e sogna un futuro in cui gli allevamenti di bufale di Sabaudia possano unirsi per alimentare un sistema di energia circolare. Nonostante gli ostacoli, Rubens non si è fermato, investendo in un grande parco fotovoltaico e in una centrale a biomasse. Un sogno ambizioso, dove serre che si estendono su 200mila metri quadrati restano a 16 gradi costanti tutto l’anno, alimentate da un sistema che trasporta acqua calda continuamente, per far crescere milioni di piante esportate in tutta Europa.

  Leggi anche : A Latina l’agrovoltaico ha ancora molto altro da offrire

«Non avevamo scelta – racconta Bonato – dovevamo immaginare nuovi scenari. Sette anni fa abbiamo costruito il primo impianto a biomasse, e ora ne stiamo progettando un altro». Ma la burocrazia ha rallentato il cammino, aumentando i costi e rendendo tutto più complicato.

Eppure la visione rimane. Bonato ha deciso di piantare quattordicimila eucalipti, trasformando i terreni intorno all’azienda in un nuovo bosco, una risorsa naturale che alimenterà l’impianto e chiuderà il cerchio. Una sfida nella sfida, in cui la natura stessa diventa alleata in un processo circolare, sostenibile, e in continua crescita.

Forse è proprio così che il letame, bellezza, ci salverà davvero.

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