Per la Cgia di Mestre ne abbiamo persi più di mille all’anno, dal 2014 a oggi. E l’altro problema è che non se ne parla
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Negli ultimi dieci anni, dal 2014 a oggi, più di 11mila ragazzi tra i 15 e i 34 anni hanno fatto le valigie e salutato la provincia di Latina. Un esodo silenzioso ma costante, certificato dall’ultima indagine della Cgia di Mestre.
Nel Lazio non siamo i peggiori, Frosinone ad esempio ha perso più di 21mila under 35 (-18,6%), ma siamo comunque tra i peggiori: -8,8%. A Roma, dove dal 2014 si registrano oltre 25mila giovani in meno, il calo è di appena il 2,9%. Un dato meno allarmante, anche in prospettiva, ma soprattutto molto inferiore alla media nazionale (-5,8%).
Il fenomeno della provincia di Latina non è locale, anzi rispecchia il dato registrato nel Centro-Sud Italia, dove la quota di giovani sotto i 35 anni anni si è ridotta di 730mila unità complessive nel decennio preso in esame dalla Cgia di Mestre. Di queste, 120mila solo nel Centro e 70mila divise tra le cinque province del Lazio. Nel caso della provincia di Latina, gli under 35 che nel 2014 risiedevano tra Aprilia e il Garigliano erano 128.203. Oggi sono 116.926.
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Le cause di questo crollo sono in parte endemiche e vanno evidentemente ricercate nel combinato disposto dato dai livelli di denatalità e dal rapido invecchiamento della popolazione italiana. Poi però ci sono le responsabilità oggettive delle istituzioni e della politica. E c’è, soprattutto, l’incapacità cronica di opporre una qualche forma di resistenza alla forza centrifuga che sembra dominare questo territorio e che tende ad allontanare tutto quello che di buono è passato da queste parti. Respingendo, allo stesso tempo, quello che vorrebbe fare il tragitto inverso.
E se pensiamo che passi soltanto dal lavoro la strada per un po’ d’ottimismo, beh faremmo bene ad aggrapparci a qualcos’altro. Perché in un’atra indagine, pubblicata nel maggio del 2024, sempre la Cgia di Mestre ci metteva in guardia sull’impatto che proprio denatalità e invecchiamento della popolazione potrebbero avere sull’occupazione della provincia di Latina.
Nei prossimi dieci anni, spiegava lo studio dell’associazione veneta, questo territorio rischia di perdere 21.933 lavoratori, una riduzione di 5,99% degli occupabili totali.
Tradotto: meno giovani, più pensionati e una forza lavoro che si assottiglia sempre di più. Nel Lazio è Frosinone a guidare questa poco invidiabile classifica, con un calo stimato di oltre 30mila unità (-10,46%), seguita da Rieti (-9,68%), Viterbo (-7,98%) e poi Latina. Roma, ovviamente, ha il peggior saldo in termini assoluti (-170mila lavoratori), ma grazie alla sua popolazione numerosa riesce a limitare i danni in termini percentuali (-6,26%).
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Il settore più colpito? Accoglienza e ristorazione, con una carenza cronica di personale che ormai non fa più notizia. E no, nemmeno l’immigrazione potrà risolvere il problema. Almeno fino a quando le maglie del decreto flussi saranno tenute strettissime per ragioni di opportunità elettorale. Ragioni che a Latina, capirete bene, hanno un peso specifico differente.
Forse anche per questo, da queste parti, il problema sembra esistere meno che altrove. Come dimostra lo spazio che occupa nel discorso pubblico.
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