Come fa Giulio Venditti, professione: «esploratore estremo». La sua storia è l’esempio concreto di come, nella stessa psiche, possano convivere in armonia le foreste polacche e la sciatteria urbana del capoluogo pontino.
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Ci sono storie che sembrano uscite dalla fantasia, di quelle che solo un film americano potrebbe raccontare. Eppure, a volte la realtà supera l’immaginazione. Scorri un profilo LinkedIn qualunque, uno come tanti, e improvvisamente ti rendi conto che quegli uomini straordinari, quei personaggi più grandi della vita stessa, esistono davvero. E magari abitano nella tua città, dietro l’angolo.
Giulio Venditti è uno di quegli uomini. Vive nel cuore di Latina, e se gli chiedi cosa fa nella vita, ti risponde senza clamore: «Sono un militare dell’Esercito Italiano». Ma basta una domanda in più, una scintilla di curiosità, e ti ritrovi immerso in racconti che sembrano usciti dai sogni di un bambino.
Storie incredibili: come quando si è tuffato nelle acque gelide del Circolo Polare Artico, immergendosi fino a cinquanta metri di profondità, o quando ha esplorato tunnel nascosti sotto l’Albania, o ancora ha circumnavigato in immersione l’intera isola di Ventotene. Sono imprese che sfidano ogni limite, che fanno eco alla dicitura che campeggia sul suo profilo social: esploratore estremo, per l’appunto.
«La verità è che questa passione la porto dentro da sempre», racconta Giulio. «Fin da bambino, sentivo la voglia di scoprire il mondo, di immergermi nell’ignoto». A 18 anni si arruola, e da lì inizia un percorso naturale: migliorare costantemente, affinare le tecniche, spingersi sempre un passo oltre. Dal paracadutismo alla subacquea, dalla speleologia all’alpinismo, non c’è disciplina che lo sorprenda impreparato. Ogni sfida, per lui, è un’opportunità per conoscere, per esplorare.
Come militare, Giulio ha preso parte a quasi tutte le missioni internazionali italiane degli ultimi anni: Afghanistan, Iraq, Libano, Kosovo. Eppure, non si ferma qui. Ha saputo costruire una strada parallela fatta di consulenze, missioni civili, esplorazioni estreme. Un anno fa si è trovato tra i ghiacci, al largo delle isole Lofoten, in Norvegia, in una spedizione scientifica insieme a ricercatori statunitensi e l’Università di Stoccolma. L’obiettivo? Raccogliere microorganismi estremofili dalle coste artiche per studiare l’adattamento umano a condizioni estreme.
«L’esperienza è stata incredibile – ricorda – Le immersioni, il freddo tagliente, il vento polare… Ogni volta che riemergevo dall’acqua, ero praticamente un blocco di ghiaccio». Un team ha filmato l’intera spedizione, e presto ne nascerà un documentario su questa esperienza.
Ma non è stata quella l’impresa più dura. Giulio ricorda l’estate in Albania, con il gruppo Gullivert, quando ha esplorato un complesso sistema di grotte sommerse. «Siamo scesi fino a cinquanta metri, esplorando oltre 170 metri di tunnel con attrezzature leggere. Un’impresa faticosa, ma sorprendentemente affascinante».
Non sono mancate altre avventure: l’esplorazione di relitti sommersi nel Mediterraneo, tra Italia, Tunisia e Montenegro, e immersioni nei laghi ghiacciati delle foreste polacche. Ogni sfida rappresenta per Giulio un incontro con l’ignoto, una ricerca di luoghi nascosti, dimenticati dal tempo.
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Tra i progetti più ambiziosi che vedono la sua partecipazione, spicca Noble Red, e sarà realizzato nei prossimi mesi: un progetto di immersione ed esplorazione delle isole Svalbard, nel Circolo Polare Artico, che prendendo spunto dalla storica impresa di Umberto Nobile, che nel 1928 raggiunse il polo con il dirigibile Italia, cercherà di ripercorrerne l’avventura con la costante ricerca di nuovi luoghi inesplorati
E come dimenticare l’impresa che ha visto Giulio circumnavigare Ventotene, in immersione, per quattro ore e tre minuti, restando a quindici metri di profondità. Anche qui, un cronometrista federale ha certificato la sua straordinaria performance. Ma viene da chiedersi cosa spinga un uomo a lanciarsi in avventure così estreme. «La curiosità e la voglia di migliorarsi – dice lui – Le sfide devono essere alla tua portata, in linea con la tua preparazione. Le tecniche possono salvarti la vita, ma alla base c’è sempre la consapevolezza».
Parole di un uomo che ha visto la morte in faccia. «Mi è successo due volte, e incredibilmente non in grotte pericolose o tra i ghiacci. È successo vicino casa, durante semplici allenamenti». Una volta, immerso in una grotta, ha perso la strada. «Non vedevo nulla, la visibilità era ridotta a zero, e non c’era il filo che di solito guida verso l’uscita. Mi sono salvato solo mantenendo la calma e applicando le tecniche apprese».
La seconda volta, mentre faceva canyoning, è stato trascinato via da una corrente fortissima. «Sono stato sbattuto contro le rocce per oltre 400 metri, finendo sotto una cascata. Non so come sono sopravvissuto, ma so che ero a un soffio dalla morte. Fratture, lussazioni, ma alla fine ho riportato la pelle a casa».




Eppure, nonostante tutto, Giulio non ha intenzione di fermarsi. «No, non ancora – sorride – Sto già pensando alla prossima avventura. Sarà qualcosa di più tranquillo, un luogo del cuore: la Riviera d’Ulisse, tra Sperlonga e Gaeta. Ci andavo da bambino, quando marinavo la scuola. Ci sono cavità sottomarine che mi hanno sempre affascinato. È arrivato il momento di capire dove finiscono».
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