La provincia di Latina è tra le ultime in Italia per qualità della vita degli under 35, ma per imprenditorialità giovanile se la gioca con le big
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C’è un dato che racconta Latina meglio di tanti altri. La provincia pontina è 95esima su 110 nella classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita dei giovani. Male quasi ovunque: partecipazione, laureati, cultura, percezione del futuro.
Poi però, dentro la stessa classifica, succede una cosa strana. Latina è 25esima in Italia per imprenditorialità giovanile. Ed è qui che l’analisi diventa interessante. Perché significa che i giovani pontini non sono fermi. Non sono passivi. Continuano ad aprire attività, inventarsi lavori, partecipare a bandi, costruire startup. Il problema è che sembrano farlo in un territorio che attorno si sta lentamente svuotando.
Negli ultimi anni Latina ha provato a raccontarsi sempre più come provincia dell’innovazione giovanile. Sono nati progetti, incubatori, iniziative pubbliche e private. Il Comune capoluogo, per esempio, ha presentato startup finanziate attraverso programmi come “Giovani e Impresa”, mentre associazioni di categoria ed enti di formazione continuano a parlare di autoimprenditorialità come leva per trattenere talenti sul territorio.
Insomma, il sentore che i giovani vogliano fare impresa c’è, ma le risposte che il territorio dà non sono adeguate, perché se poi si guarda al resto della classifica, sembra quasi di vedere due province diverse. Latina è 104esima in Italia per partecipazione civile e 103esima per amministratori under 40. Anche l’intrattenimento è assente: posizione numero 104 per concerti (perché anche quello è fare impresa), nonostante ci sia chi ci prova a smuovere qualcosa (anche in grande).
Questi numeri raccontano una cosa abbastanza precisa: l’energia individuale esiste ancora, quella collettiva molto meno. È come se i giovani pontini continuassero a credere nei propri progetti, ma sempre meno nel territorio attorno.
Il punto è che questo svuotamento non riguarda solo la politica o la cultura. Riguarda la vita quotidiana. Negli ultimi anni si è parlato spesso della crisi del commercio nei centri urbani, della chiusura delle attività storiche e della difficoltà crescente nel creare luoghi di aggregazione stabili. Di una flessione del -22,9% di imprese under 35 che tra il 2019 al 2024 ha chiuso battenti.
Ed è difficile ignorare il collegamento con altri dati della classifica. Latina è 90esima per giovani Neet, cioè ragazzi che non studiano e non lavorano. È 91esima per laureati. È 88esima per soddisfazione lavorativa. Tradotto: una parte dei giovani prova ancora a costruire qualcosa, ma un’altra parte sembra essersi completamente scollegata.
Poi c’è un altro dato che pesa parecchio: 103esimo posto per amministratori under 40. Che significa una cosa semplice: i giovani nella provincia pontina fanno sempre meno parte dei luoghi decisionali. E forse non è nemmeno un caso che negli ultimi anni siano nati forum, consulte e nuovi spazi di partecipazione giovanile promossi dai comuni. Perché il problema ormai è evidente: manca sempre di più la sensazione di poter incidere davvero sul territorio.
Ed è probabilmente questo il vero filo che unisce tutta la classifica. Latina non è una provincia senza energie. Anzi. Produce impresa, continua ad avere una buona capacità di iniziativa individuale, mantiene reti familiari ancora forti e conserva pezzi di coesione che altrove si sono già persi.
Ma contemporaneamente fatica sempre di più a trasformare questa forza privata in strutture collettive stabili. Ed è qui che queste classifiche diventano interessanti. Perché gli indicatori non raccontano mai tutto, ma riescono spesso a fotografare un clima diffuso, il modo in cui un territorio percepisce sé stesso e le proprie possibilità.
E infatti il rischio che emerge da questi dati non è soltanto economico. È che il territorio continui a funzionare sempre più per sacrificio individuale e sempre meno per struttura collettiva. E alla lunga, è un equilibrio che diventa difficile da sostenere.
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