In dieci anni le addizionali comunali sono aumentate praticamente ovunque in terra pontina. Peccato non si possa dire lo stesso della qualità dei servizi che quell’imposta dovrebbe garantire
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Quando si parla di tasse locali, spesso i numeri restano astratti. Milioni di euro, percentuali, aliquote. Difficile capire cosa significhino davvero nella vita quotidiana di lavoratori e pensionati. Eppure c’è un dato che racconta bene cosa è successo negli ultimi dieci anni.
Secondo il rapporto della Cgil di Roma e Lazio sull’Irpef locale, nel Lazio i comuni che applicano l’aliquota massima dell’addizionale comunale sono passati da 182 a 262. Di conseguenza, la quota di contribuenti residenti in comuni con tassazione massima è salita dall’86,5% al 94,5%.
Tradotto: oggi quasi tutti i contribuenti laziali vivono in comuni che applicano il livello più alto consentito dalla legge.
La provincia di Latina non fa eccezione. Anzi. Il confronto con la banca dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla fiscalità locale mostra che molti comuni pontini hanno progressivamente raggiunto il tetto dello 0,8%.
Latina era già al massimo e ci è rimasta. Lo stesso vale per Terracina, Cisterna, Sabaudia, Sezze, Sonnino, Sperlonga, Priverno, Norma e Roccagorga.
Altri comuni hanno invece aumentato sensibilmente il prelievo locale. Campodimele è passata dallo 0,4% allo 0,8%. Minturno dallo 0,5% allo 0,8%. Ponza dallo 0,6% allo 0,8%. Formia, Maenza e Rocca Massima hanno seguito percorsi simili. Pontinia è salita dallo 0,65% allo 0,8%.
Oggi i comuni che restano sensibilmente sotto il tetto massimo si contano sulle dita di una mano. Roccasecca dei Volsci è ferma allo 0,4%, Ventotene allo 0,5%, mentre Fondi, Cori e Prossedi si attestano allo 0,7%.







La fotografia complessiva è chiara: nel corso degli anni la tassazione locale si è uniformata verso l’alto. Ma quanto pesa questo fenomeno?
Nel rapporto della Cgil emerge un dato particolarmente interessante. Tra il 2013 e il 2024 il gettito dell’addizionale comunale nella provincia di Latina è aumentato dell’83,2%, il valore più elevato tra le province laziali considerate.
Non si tratta soltanto dell’effetto dell’inflazione o della crescita dei redditi dichiarati. Secondo l’analisi, circa il 35% dell’incremento del gettito pontino sarebbe riconducibile alle scelte sulle aliquote fiscali adottate nel tempo dalle amministrazioni locali.
Il caso di Latina città è emblematico. Nel capoluogo l’aliquota è rimasta fissata allo 0,8%, ma il gettito complessivo è passato da poco più di 12 milioni di euro nel 2016 a oltre 16 milioni nel 2024, con un aumento del 32%. L’addizionale media versata dai contribuenti ha raggiunto i 242 euro annui.
Per capire di cosa stiamo parlando basta guardare una simulazione contenuta nello stesso rapporto. Con un reddito imponibile di 25 mila euro, un contribuente residente in un comune che applica lo 0,8% versa circa 200 euro di addizionale comunale ogni anno. Con 35 mila euro di reddito si sale a circa 280 euro.
Il tema riguarda soprattutto lavoratori e pensionati, cioè le categorie che più difficilmente possono compensare l’aumento della pressione fiscale locale con maggiori margini di reddito. Non a caso anche la Uil, in un’analisi nazionale sul peso del fisco, ha più volte richiamato il tema delle trattenute che gravano su salari e pensioni.
E il peso delle addizionali non riguarda soltanto chi lavora. Anche le pensioni restano esposte al meccanismo delle trattenute Irpef e delle addizionali, come emerge dai casi legati ai cedolini pensionistici e dalle analisi sulle imposte locali applicate ai pensionati.
Naturalmente le amministrazioni locali potrebbero obiettare che negli stessi anni sono aumentati anche i costi dei servizi, dell’energia e della gestione ordinaria dei bilanci.
Ed è proprio qui che il tema diventa interessante. Perché la domanda non è se le tasse siano giuste o sbagliate. La domanda è se all’aumento della pressione fiscale abbia corrisposto un miglioramento percepibile dei servizi.
Lo stesso rapporto della Cgil osserva che, parallelamente all’incremento delle addizionali, non si registrano evidenze di un rafforzamento proporzionale della qualità e della quantità dei servizi pubblici offerti ai cittadini.
E allora il punto non è più soltanto fiscale. Diventa una questione di fiducia. Perché quando quasi tutti i comuni scelgono di portare la tassazione al livello massimo, i cittadini iniziano inevitabilmente a chiedersi cosa stanno ricevendo in cambio.
Ed è una domanda che riguarda tanto i bilanci pubblici quanto il rapporto tra amministrazioni e contribuenti.
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