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27 Agosto, 2026
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La provincia di Latina ha un grosso problema con i giovani inattivi

Cioè con le persone tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non si formano per mettere in paro il proprio sapere con le esigenze del mercato. In un caso i NEET sono addirittura più di 1 su 3

La provincia di Latina ha un grosso problema con i giovani inattivi

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Latina è una provincia giovane solo sulla carta. Perché poi, quando si guarda come i giovani vivono davvero il territorio, l’immagine cambia. Il territorio pontino è al 90° posto in Italia per presenza di NEET, come vengono definiti i ragazzi tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non si formano (dall’inglese: Not in Education, Employement or Training). È una fotografia che pesa più di tante altre, perché non parla solo di disagio sociale: parla anche di un’economia che si muove con metà motore spento.

Secondo l’ISTAT e la Commissione Europea, l’Italia è tra i Paesi europei con più NEET, e la concentrazione maggiore si trova proprio nelle aree meno connesse e meno dinamiche. Latina rientra pienamente in questo profilo: molti giovani non se ne vanno, semplicemente restano ai margini, non partecipano, non avanzano. È una sospensione che si traduce in immobilità collettiva.

La situazione dei giovani inattivi in provincia di Latina non è omogenea, ma il quadro complessivo resta desolante. In molti centri pontini, dalla costa all’entroterra, la percentuale dei giovani che non studiano e non hanno un’occupazione oscilla tra il 23% e il 30%. Da poco meno di uno su quattro a poco meno di uno su tre. Tantissimo.

Più nel dettaglio, osservando la situazione nei comuni in cui è stato possibile avere dati attendibili, risulta che a Sezze la quota di NEET supera il 30%, mentre Minturno, Itri, Monte San Biagio e Santi Cosma e Damiano si attestano attorno al 28%. Latina capoluogo è al 23,6%, Fondi e Cori sfiorano il 25%, Gaeta è al 24,8%, Cisterna al 24,1%, Terracina al 22,5%, Formia al 22%. Anche i comuni turistici, quelli che d’estate vivono di lavoro stagionale, non si salvano: Sperlonga è al 25%, Sabaudia al 21,2%, San Felice Circeo al 23,6%. In altre parole, una generazione intera fatica a entrare nel circuito economico, e accade tanto al nord quanto al sud della provincia di Latina.

Il ranking dei Comuni della provincia di Latina rispetto alla percentuale di giovani inattivi presenti sul loro territorio.

Un problema sociale, si diceva. Ed è vero. Ma anche economico. Si calcola infatti che i NEET abbiano un impatto negativo sull’economia dei territori in cui risiedono: meno produttività, meno gettito fiscale, meno innovazione, meno capitale umano disponibile. Non è solo una questione sociale, quindi: è un freno diretto alla crescita dei territori che sperimentano questa condizione.

Latina vive un paradosso evidente: le imprese cercano personale, ma una parte dei giovani non entra nemmeno nella fase di ricerca del lavoro. Accade nel turismo, nella logistica, nell’agroalimentare, nei servizi.

L’OCSE lo spiega con chiarezza: territori che non sviluppano o non trattengono competenze vedono diminuire produttività, valore aggiunto, crescita reale. Latina lo vive ogni giorno.

Non mancano i giovani: mancano i luoghi, le occasioni, le esperienze che trasformano un inattivo in una risorsa. E quando un’intera fascia d’età resta ferma, il resto dell’economia è costretto a correre il doppio. Finché dura.

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