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27 Agosto, 2026
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Per le aziende agricole pontine meno fondi per la PAC sono un grosso problema

La Commissione UE ha presentato una proposta di bilancio che punta a ridurre i sostegni al settore. I conti di Confagricoltura Latina: “Le imprese locali non reggerebbero l’urto”

Per le aziende agricole pontine meno fondi per la PAC sono un grosso problema

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La Politica Agricola Comune, meglio conosciuta tra gli addetti ai lavori con l’acronimo PAC, è lo strumento attraverso il quale, dal 1962, l’Unione Europea sostiene l’agricoltura partendo dal presupposto che si tratti di un settore che prospera in condizioni, per così dire, speciali.

Ovvero sottoposta agli alti e bassi del meteo, ma anche al divario temporale tra domanda e offerta, e quindi alla conseguente capacità di approvvigionamento da parte delle imprese, oppure al fatto alle aziende viene riconosciuto un divario del reddito inferiore ai 40 punti percentuali rispetto ad altri settori.

Come spiega il sito dell’Unione Europea, la PAC interviene con fondi diretti sostanzialmente su tre settori: sostegno al reddito, misure economiche per fare fronte a situazioni di mercato difficili come il calo della domanda o il calo dei prezzi e misure di sviluppo rurale.

È per questi motivi che le organizzazioni agricole, guidate a livello europeo dal presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, sono in stato di agitazione in questi giorni a seguito della presentazione della nuova proposta di bilancio da parte della Commissione Europea che propone una riduzione della quota per la PAC da 386 a 300 miliardi di euro.

Una decisione che per Confagricoltura Latina rischia di compromettere il comparto agricolo pontino con le sue 15mila imprese, 6mila delle quali impiegano manodopera dando lavoro a 25mila addetti.

  –  Leggi anche: Cosa c’è nel “patto” per l’Agro Pontino che vuole salvare le imprese agricole dalla siccità

D’altro canto, proprio l’organizzazione agricola guidata a livello locale da Luigi Niccolini, aveva specificato qualche giorno fa nel corso della sua assemblea annuale, che il valore della produzione lorda vendibile del comparto nel territorio pontino ammonta a circa 1 miliardo di euro.

Una cifra da capogiro e un impegno, quello delle aziende agricole, che rischia di essere fiaccato dalla riduzione dei sostegni europei destinati, ricorda Confagricoltura Latina “a coprire i costi di produzione, mantenere gli standard di qualità e sostenere gli investimenti necessari”.

Numeri alla mano, Confagricoltura Latina ricorda che la quota delle imprese agricole nella provincia pontina sfiora il 20% sul totale, superando la media nazionale che è del 14,1% e del centro Italia che si attesta a 11,1 punti percentuali. Se confermata, la scelta europea si trasformerebbe in una batosta capace di aggravare ulteriormente una situazione già complicata dall’aumento dei dazi al 30% deciso dall’amministrazione USA.

  –  Leggi anche: Come fa Latina a essere ventesima per esportazioni su oltre cento province in Italia

Una situazione, prosegue Niccolini, “che metterebbe a dura prova la competitività delle nostre eccellenze sui mercati internazionali. Un esempio concreto è il kiwi, le cui esportazioni nazionali verso gli Usa hanno raggiunto milioni di euro.

Un dazio così elevato porterebbe a una drastica contrazione dei volumi esportati, alla necessità di riorientare le produzioni verso altri mercati spesso meno remunerativi e a un surplus di offerta sul mercato interno, con conseguente ulteriore abbassamento dei prezzi alla produzione”.

Il direttore di Confagricoltura Latina, Mauro D'Arcangeli

Da questi numeri la posizione espressa dal presidente Niccolini e dal direttore dell’organizzazione Mauro D’Arcangeli: “Confagricoltura Latina chiede con forza che la Commissione Europea riveda la proposta di bilancio – ha fatto sapere D’Arcangeli – garantendo il mantenimento di un bilancio PAC robusto, sostenendo il reddito degli agricoltori, garantendo risorse adeguate per la transizione sostenibile e la valorizzazione delle filiere di qualità”.

“L’UE deve inoltre difendere attivamente i propri prodotti sui mercati internazionali, contrastando misure protezionistiche come i dazi e favorendo accordi commerciali equi, a tutela della capacità di export delle nostre produzioni”.

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