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27 Agosto, 2026
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Cosa c’è nel “patto” per l’Agro Pontino che vuole salvare le imprese agricole dalla siccità

È quello proposto da Confagricoltura Latina durante l’ultima assemblea annuale. Prevede una revisione della normativa sui pozzi, sistemi di irrigazione avanzati e un’accademia

Cosa c’è nel “patto” per l’Agro Pontino che vuole salvare le imprese agricole dalla siccità

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“Un’alleanza strategica con la politica e le istituzioni. E poi un quadro di regole chiare, infrastrutture moderne e un sostegno convinto all’innovazione”. Pochi punti per sollecitare la classe dirigente e invitarla a un confronto nuovo. È un patto per l’Agro Pontino quello che il presidente di Confagricoltura Latina, Luigi Niccolini, ha invocato nella sua relazione durante la 69esima assemblea provinciale che si è tenuta nella sala conferenze del Parco Pantanello, a Ninfa, durante la quale è intervenuto in collegamento anche il presidente nazionale Massimiliano Giansanti.

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“Il futuro di questo territorio – ha spiegato Niccolini – dipende dalla nostra capacità collettiva di agire oggi. Costruiamo insieme un modello di sviluppo che sia un punto di riferimento non solo per il Lazio, ma per l’intera agricoltura europea: un’agricoltura orgogliosa delle proprie radici, ma con lo sguardo dritto al futuro. Il nostro obiettivo è quello di garantire un futuro sostenibile al nostro sistema agricolo che rappresenta un formidabile motore di occupazione, garantisce uno strategico presidio ambientale ed ha sviluppato un modello produttivo che si è imposto a livello nazionale ed europeo”.

Il presidente di Confagricoltura Latina, Luigi Niccolini

Confagricoltura Latina rappresenta oltre 2mila aziende agricole, nelle quali sono impiegati oltre 9mila addetti, per un milione di giornate lavorative annue, ossia il 40% del totale della provincia per il settore agricolo. Nella corso dell’assemblea, durante la quale sono intervenuti anche il direttore generale Roberto Caponi e il direttore di Confagricoltura Latina Mauro D’Arcangeli, i temi centrali sono stati quelli dell’acqua, della sostenibilità del sistema agricolo e dell’intelligenza artificiale.

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“L’Agro Pontino non è semplicemente un’area agricola – ha sottolineato Niccolini – ma un distretto integrato di eccellenza, con oltre 15mila imprese, di cui circa 6mila assuntrici di manodopera, che generano complessivamente una produzione lorda vendibile vicina al miliardo di euro e costituisce una parte fondamentale del settore primario laziale”.

Il sistema sta però vivendo un periodo di grandi criticità legate proprio alla gestione della risorsa idrica, agli effetti dei cambiamenti climatici e a un quadro normativo che, secondo l’organizzazione agricola, rischia di non tenere conto delle reali esigenze delle imprese.

L'estensione dell'Agro Pontino

“Le nostre colture di eccellenza – ha affermato poi il presidente -, richiedono grandi volumi d’acqua per mantenere gli standard qualitativi e quantitativi che il mercato ci riconosce. Ma oggi sappiamo che non possiamo più permetterci sprechi o approcci tradizionali. Servono sensori, dati, piattaforme digitali e sistemi intelligenti per irrigare con la massima efficienza, riducendo l’impatto ambientale e proteggendo le nostre falde. I nostri agricoltori sono pronti a fare questo salto di qualità, ma serve il sostegno concreto delle istituzioni”.

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Del resto, le rilevazioni meteo evidenziano una tendenza alla diminuzione delle precipitazioni medie annue e, soprattutto, una loro distribuzione sempre più irregolare, con lunghi periodi di siccità concentrati nei mesi primaverili ed estivi, quelli decisivi per lo sviluppo e la qualità delle colture. Questa tendenza stressa ulteriormente un sistema agricolo la cui eccellenza è costruita su produzioni di pregio, ma ad alta intensità idrica.

Il kiwi per esempio, di cui l’area pontina rappresenta il principale polo produttivo italiano con oltre 25.000 ettari coltivati e una produzione che supera le 400.000 tonnellate annue, è una delle colture più assetate. A questo si aggiunge il vasto e diversificato comparto delle colture orticole, che include eccellenze come pomodori da mensa, angurie e zucchine, la cui produzione intensiva su più cicli annuali richiede volumi d’acqua altrettanto – se non più – importanti.

“Il nesso tra acqua e valore è diretto e inscindibile – ha ripreso Niccolini -. I volumi d’acqua, garantiti oggi in gran parte dall’irrigazione, sono il motore che permette di raggiungere gli standard quantitativi e qualitativi richiesti dal mercato e che, di conseguenza, generano la significativa produzione del territorio”.

“Una riduzione della disponibilità idrica – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura – non si tradurrebbe solo in un danno ambientale, ma in una diretta e immediata contrazione economica, con gravi ripercussioni sull’occupazione e sulla stabilità dell’intera filiera agroalimentare. Occorre pertanto fare un immediato salto di qualità nella gestione della risorsa, per continuare a garantire la sostenibilità economica di un intero distretto”.

Tra le richieste avanzate da Confagricoltura Latina: una revisione realistica e sostenibile della normativa sui pozzi che tenga conto delle reali esigenze idriche delle aziende agricole; incentivi e sburocratizzazione per favorire investimenti in agricoltura 4.0 e nei sistemi di irrigazione avanzati; un piano straordinario per le infrastrutture idriche, dai bacini di raccolta alle reti più moderne; formazione e competenze per rendere gli imprenditori agricoli veri gestori responsabili delle risorse e protagonisti della transizione ecologica.

 Infine, Confagricoltura Latina ha lanciato la proposta di una Accademia per l’Agricoltura del futuro. “Dovrà essere un polo formativo – secondo la visione di Niccolini – capace di coinvolgere Università e centri di ricerca per formare le nuove generazioni di imprenditori e tecnici agricoli sulle più performanti pratiche di gestione ambientale e digitale”.

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