E non uno qualsiasi, ma il più apprezzato e celebre del territorio pontino: il Giardino di Ninfa. Viaggio tra i numeri del progetto da oltre 2 milioni di euro che ha coinvolto professionalità molto diverse e regalato un futuro più sostenibile all’area naturale
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La parola Covid è entrata a far parte della nostra vita con una tragica prepotenza a partire dal 2019 e oggi sembra già qualcosa di lontano.
Superato il momento più complicato e più triste le forze politiche e i Governi hanno iniziato a parlare di resilienza e inserito, giusto accanto, un acronimo che tutti conosciamo: Pnrr. Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. L’elemento fondante, la parola magica, che (forse) ci aiuterà a riemergere dalle ceneri del Covid grazie ai fondi europei del Piano “Next Generation EU”.
Su quanto genera ogni euro speso del Pnrr è stato detto molto anche se nessuno, per come stanno andando le cose, ha le idee chiarissime. Quello che si sa è che le stime del Pil sono già state viste al ribasso lo scorso anno perché il problema, neanche a dirlo, è la capacità di spesa. Il Governo cerca di accelerare ma la burocrazia non è certo di aiuto.
Al Lazio, secondo quanto riporta la Fondazione Openpolis, sono stati assegnati circa 11,5 miliardi di euro che con altri investimenti hanno superato quota 15 miliardi di euro destinati ad un totale di 21.142 progetti. Di questi, sempre secondo la Fondazione Openpolis, 1969 sono in provincia di Latina per un totale di 1,4 miliardi di euro (1934 comunali e 35 di carattere provinciale).
Difficile dire cosa comportino questi numeri. Certamente benessere, sempre se ci sarà la capacità di spendere bene questi soldi. Ma per renderci conto di quale sia il valore in senso etico e pratico che queste risorse comportano per i territori si può prendere ad esempio una delle istituzioni più importanti della provincia di Latina: la Fondazione Roffredo Caetani.
All’interno del suo Giardino di Ninfa è stato realizzato un progetto con un investimento Pnrr di circa 2 milioni di euro a cui si è aggiunta una quota di cofinanziamento di circa 200mila euro.
Un progetto ambizioso, concluso entro i termini previsti nonostante la complessità delle opere realizzate. Attività che hanno spaziato dalla conservazione e valorizzazione delle componenti storiche, architettoniche e botaniche del giardino, fino alla musealizzazione di aree fino a pochi mesi fa inaccessibili di quello che secondo il New York Times è il giardino più romantico del mondo.
Il tutto con un occhio di riguardo per l’ambiente e nello specifico per la tutela della risorsa idrica. Attività, queste, realizzate grazie a una intensa attività di studio e partnership con tecnici, specialisti e alcune importanti università italiane.
Proprio la Fondazione Roffredo Caetani ha provato a stilare un elenco delle aziende e dei tecnici che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto. E non c’è forse modo più interessante per constatare con mano il valore che i fondi Pnrr, se spesi bene e nei tempi giusti, possono portare sui territori.
Il “conto” della Fondazione Caetani parla di 24 professionisti (senza contare il personale interno), 20 ditte, e più di una decina di specialisti impegnati nelle attività di ricerca con le già citate università.
Numeri che oltre ai fondi previsti dall’investimento (2,2 milioni di euro) hanno generato un importantissimo indotto economico che ha un riflesso ed acquisisce valore ben oltre la fine del progetto perché ha contribuito a creare, come ha sottolineato più volte il presidente della Fondazione Roffredo Caetani, Massimo Amodio, “un ampliamento dell’offerta culturale” e aiuterà in futuro a preservare un Monumento Naturale conosciuto in tutto il mondo.
Il senso è che il valore di questi fondi, in questo caso, supera di gran lunga l’importo investito perché permetteranno alle future generazioni di conoscere ancora meglio la storia di questo luogo e il significato del concetto di “tutela” e “rispetto” per l’ambiente. Ma anche, più semplicemente, a conoscere meglio questo luogo. Perché, come ha spesso spiegato il presidente Amodio, “se non conosci, non proteggi”. Un concetto sempre valido, ma ancora di più per un bene fragile come un giardino.
Allora: quanto vale il Pnrr? Tanto, burocrazia permettendo.
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