È stato per anni il sogno romantico di diverse giunte, e sembrava un’opzione alla portata grazie alla cosiddetta “filiera di governo”. Ma ora che gli astri sono di nuovo allineati, nessuno sembra più interessato all’argomento. Per il terzo scalo del Lazio, si guarda all’Abruzzo
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L’idea di un aeroporto civile a Latina, quella che per oltre 30 anni ha accarezzato l’ego di molti amministratori, che ha portato alla nascita di alcuni comitati civici (pro e contro), che ha fatto gridare e scendere in piazza decine di migliaia di persone, scaldando l’opinione pubblica come poche altre volte era successo in provincia di Latina; di quell’idea lì, non c’è più traccia nel discorso politico pontino.
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Nessuna rinuncia pubblica. Nessun passo indietro ufficiale. Solo un dato di fatto: non se ne parla più. Fine. E a dimostrare quanto l’eventualità che Latina ospiti il terzo scalo del Lazio non faccia ormai più alcuna presa sull’opinione pubblica, ci sono le reazioni più che disinteressate di politica e società civile alle parole raccolte a margine dell’ultimo forum regionale sul turismo, pronunciate dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
“Mi piace l’idea di avere l’aeroporto a Frosinone o a Latina”, ha risposto Rocca a chi gli chiedeva conto delle condizioni di Fiumicino, il primo scalo del Lazio, ormai prossimo alla congestione. Il tutto, mentre Ciampino ha già raggiunto il suo limite di voli giornalieri consentiti.
A queste parole, che in altri tempi sarebbero bastate ad accendere il dibattito e valse interrogazioni, comizi, comunicati stampa e forse perfino sit-in, Latina, intesa come classe politica e come società civile della provincia, ha invece reagito con inusitata indifferenza.
E pazienza se poi Rocca abbia anche aggiunto: “poi però ci deve essere un mercato”, provando quindi a impedire sul nascere eventuali speculazioni. Una ventina d’anni fa quelle parole, pronunciate da un presidente di regione, sarebbero bastate a creare almeno un dibattito. Garantito.
Invece stavolta no. Stavolta, non è successo niente. Colpa, chissà, degli ultimi trent’anni di discorso pubblico planato attorno al sogno di questo aeroporto civile che fosse in grado di intercettare il traffico residuale dei due aeroporti romani e da realizzarsi all’interno degli spazi dell’attuale scalo militare “Enrico Comani” di Latina.
Colpa, o forse merito. Visto che di quel dibattito oggi resta quasi esclusivamente la sua vacuità, sublimata in un termine dal sounding dal chiaro sentore di prima repubblica: “filiera di governo”. Un mantra più che uno slogan, che servì agli amministratori di centrodestra dei primi anni Dieci per alterare il temperamento già instabile di un elettorato figlio del boom economico e quindi biologicamente predisposto a credere che tutto si può fare, che basta volerlo e tutto è possibile. E se poi c’è pure continuità amministrativa – la “filiera di governo” – allora la cosa è da considerarsi praticamente già fatta.
E invece… E invece l’aeroporto civile a Latina non solo non s’è fatto, ma ci sono buone probabilità che non si faccia mai. Per motivi diversi, ma tutti a loro modo cruciali. Intanto, perché i vincoli che portarono a rinunciare all’opera anche quando sembrava molto più realistico farla, sono ancora tutti lì. Perché la “filiera di governo” non è detto che basti. E poi perché, come dice lo stesso Rocca, “ci deve essere un mercato” a giustificare l’esigenza di un altro aeroporto su un territorio. Mercato che oggi, nel Lazio, non sembra affatto esserci.
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Ma anche perché nel frattempo sono cambiate alcune cose. È cambiato, ad esempio, il collegamento ferroviario tra Roma e Latina, cresciuto innegabilmente per frequenza e qualità del servizio. È cambiato poi anche il parere di chi dovrebbe dare il via libera a un progetto simile, ovvero l’ENAC, l’ente nazionale dell’aviazione civile, che per voce di Alfredo Pallone, membro del consiglio di amministrazione e presidente di ENAC Servizi (una società che attraverso ENAC gestisce 18 aeroporti minori in tutta Italia), ha fatto sapere tempo fa che “non c’è un’altra zona del Lazio dove si può fare un altro aeroporto”.
Ma sono cambiati anche gli accordi commerciali tra le regioni e le compagnie aeree potenzialmente interessate agli scali minori. E in ultimo, sono cambiati i presidenti di regione. Direte: che c’entra? C’entra, invece. Perché uno di questi, Marco Marsilio, presidente della regione Abruzzo, è forse la persona più vicina al presidente del Consiglio Giorgia Meloni al di fuori del cerchio magico di palazzo Chigi.
E potrebbe essere proprio Marco Marsilio, per ironia della sorte, a mostrare ai colleghi di Fratelli d’Italia della provincia di Latina quanto è facile sfruttare il potenziale di una filiera di governo, se sai come farlo.
Quanto a Latina, una cosa è certa: chi sosteneva che senza aeroporto l’economia pontina si sarebbe impaludata, aveva ragione. Ora si tratta solo di stabilire se sia avvenuto perché non si è fatto l’aeroporto, o perché non si è fatto nient’alto .
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