Fatturato da oltre 100 milioni di euro tra coltivazioni e indotto: in Agro Pontino si producono circa 140 milioni di pezzi. E all’orizzonte il sogno di una grande fiera con buyer da tutta Europa.
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«Anche i fiori piangono, e ci sono stupidi che pensano sia rugiada». Jim Morrison aveva un talento per le poesie, oltre che per il rock. Il leggendario frontman dei Doors, scomparso a soli 27 anni, la sua sensibilità l’aveva raccolta in mille versi di straordinaria bellezza. E ai fiori dedicò uno dei suoi aforismi più struggenti. C’è forse qualcosa di più bello in natura?
E pensare che in provincia di Latina tutta questa bellezza si traduce in un uno dei poli produttivi più importanti d’Italia. Con numeri pazzeschi: un fatturato annuo che supera i novanta milioni di euro. Più altri dodici, se consideriamo anche l’indotto.
Ogni anno qui si producono 140 milioni pezzi. 140 milioni, avete letto bene. Parliamo di piante in vaso, piante giovani e fiori recisi. Il 35% è destinato ai mercati del centro Europa: Germania, Austria, Svizzera e via discorrendo. Un altro dato che deve far riflettere: l’Italia produce ogni anno 18 milioni di vasi di stelle di Natale. Ebbene, tre milioni provengono da qui, dal nostro territorio.
«La gente non lo sa. I nostri politici non lo sanno. Ma in questo settore noi di Latina siamo un colosso», dice Remo Di Meo, il presidente dell’Associazione della Filiera Florovivaistica del Lazio.
Un’ottantina di imprenditori che si sono stancati di elemosinare attenzione da parte delle istituzioni e che, tre anni fa, hanno deciso di rimboccarsi le maniche, non solo davanti alla terra, cosa che peraltro quasi tutti sanno fare da generazioni, ma anche quando si tratta di andare ad argomentare in giacca e cravatta.
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«Come sempre accade quando le difficoltà aumentano, in piena pandemia abbiamo avvertito maggiormente la necessità di fare gruppo, di fare sistema, e diventare così un interlocutore più autorevole di fronte ai rappresentanti delle istituzioni che fino ad allora ci snobbavano. Il settore agricolo è spesso eterogeneo, non tutti avvertono le stesse priorità. Noi abbiamo ritenuto opportuno fare una scelta forte: vogliamo creare un distretto, potremmo diventare il punto di riferimento per l’Italia centrale e meridionale, diventare strategici anche nell’ottica di uno snodo logistico».
C’è una sfida molto ambiziosa da vincere. E soprattutto un’altra da non perdere. «Portogallo e Spagna stanno entrando nei mercati con lo spirito ardimentoso di chi ha idee nuove – aggiunge Di Meo – Per questo dobbiamo stare attenti a non perdere quote di mercato. Anzi». Anzi. La miglior difesa è sempre l’attacco.
«Le nostre aziende hanno già intuito di cosa c’è bisogno e noi come Associazione cerchiamo di fare da collante, proviamo a sfondare le porte del Palazzo per chiedere supporto in quelle che sono strategie innovative e rivoluzionarie».
Di Meo parla sempre di economia circolare, di produzioni virtuose, di risparmio energetico come sistema. «È questa la sfida del futuro. Una progettualità innovativa che diventi esempio anche per altri settori». E cita la spinta propulsiva, che arriva dal suo settore, per l’economia dell’acqua: i laghetti artificiali per custodire l’acqua piovana ed evitare la dispersione, gli impianti goccia a goccia per trattenere i sali, i sistemi di flusso e riflusso. E poi la lotta biologica con l’utilizzo degli insetti buoni, quelli che bastano da soli ad eliminare quelli nocivi. Infine, la lotta integrata con l’utilizzo di elementi naturali, come per esempio l’estratto di arance o lo zolfo, pur di non impiegare agenti chimici.





«Questo per noi non è futuro ma già presente – sostiene il presidente AFFL -, nelle nostre aziende si fa così, ma dobbiamo farlo capire ai nostri interlocutori istituzionali perché investimenti di questo tipo, assolutamente necessari per le aziende, hanno ricadute positive su tutto il territorio, diventano fondamentali per ristabilire un corretto rapporto con l’ambiente in cui viviamo».
C’è poi il tema del risparmio energetico. «Ma sapete che tre imprenditori nostri soci, due a Sabaudia e uno a Latina, si sono costruiti in casa una centrale a biomasse per produrre energia e risparmiare sui consumi?». Uno è Rubens Bonato: la sua è un’azienda floricola ad elevata automazione con computer climatici e duecentomila metri quadrati di serre da tenere per tutto l’anno a sedici gradi centigradi. L’impianto a biomasse l’ha costruito, e adesso ha piantato anche 14mila eucalipti per alimentarlo.
Ma le sfide del futuro non si fermano qui. Di Meo ha un’idea precisa dello sviluppo di questo territorio, e non è soltanto un fiore nell’occhiello.
«Proponiamo ai nostri soci corsi di ogni tipo, dal marketing alle tecnologie di produzione, perché senza formazione e senza informazione non si va da nessuna parte. La verità è che per stare sui mercati non puoi più pensare di fare solo un buon prodotto, ma devi essere bravo anche a fare tutto il resto, a capire le nuove tendenze, a trovare nuove forme di confezionamento sempre più accattivanti. Ma queste cose le puoi fare meglio se ragioni in gruppo, se ci si dà una mano l’uno con l’altro. Se non facciamo sistema non siamo niente, e adesso anche le istituzioni di Latina e del Lazio ne devono prendere atto».
Magari con un progetto mai visto prima. «L’area della Rossi Sud è inutilizzata, abbiamo un polo fieristico che non è mai decollato e noi potremmo regalargli un evento di grande portata, catalizzando l’attenzione dei buyer più grandi d’Europa. Noi siamo prontissimi, non è un sogno. Lo possiamo fare davvero». Perché in fondo una vita senza sogni – scriveva Gertrude Beese – è come un giardino senza fiori.
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