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27 Agosto, 2026
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Lo sfogo di Simone Nardoni: “Difficile lavorare senza una regia istituzionale”

Lo chef del ristorante “Essenza” di Terracina analizza gli esiti della ricerca Michelin sul valore delle Stelle e non ha dubbi: “Dobbiamo raccontare meglio le nostre enormi potenzialità”

Lo sfogo di Simone Nardoni: “Difficile lavorare senza una regia istituzionale”

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DISCLAIMER: le dichiarazioni che seguono completano l’intervista rilasciata da Simone Nardoni per la stesura di questo articolo.

Il flusso “oggettivamente maggiore” dopo il riconoscimento della Stella Michelin, anche se le cifre che emergono dallo studio “sono diverse soprattutto in considerazione delle zone dove si trovano i ristoranti”, portano Simone Nardoni a confermare che il primo anno si vede la differenza della presenza sulla prestigiosa Guida ma il dato cambia ogni anno. “Dipende anche dal circuito turistico”, sottolinea lo chef proprietario del ristorante Essenza di Terracina.

E proprio questo tema, quello del circuito turistico già affrontato, in pratica, dal collega Gino Pesce, è al centro dell’analisi di Nardoni. Alla domanda se questo territorio può vantare un turismo enogastronomico, Nardoni non ha dubbi: “Certamente si, potrei fare decine di esempi di persone che non sono mai state a Terracina ma sono venute per provare il ristorante dopo la Stella. Persone che hanno visitato per due giorni e costruito il loro itinerario intorno al pranzo o alla cena del mio ristorante”.

C’è però il nodo del coordinamento territoriale, ancora una volta il problema è il racconto e la capacità di organizzazione.

“Spesso – spiega Nardoni – il territorio fa fatica a capire il nostro lavoro. La sensazione – spiega lo chef – è che il tema sia solo il costo del menù e per questo motivo non ci sentiamo sostenuti senza tenere presente che, come giustamente spiega lo studio Michelin, l’enogastronomia di un certo livello ha un indotto importante che va a vantaggio di tutti: delle strutture ricettive, di altre attività, dei produttori che ci vendono le materie prime che portiamo in tavola”.

Anche per Nardoni uno dei punti dolenti è senza dubbio la ricettività: “Non abbiamo strutture cinque stelle o comunque di alto livello e questo per chi, come per il turismo legato alle Stelle Michelin, vuole restare sul territorio è un tema. Altrove, penso alla costiera Amalfitana, si fa a gara per offrire servizi straordinari intorno alla bellezza del territorio e alla cultura gastronomica, qui giochiamo tutti partite solitarie”.

Su questo tema aggiunge: “Dovremmo prendere esempio: un articolo del Guardian, tempo fa, ha dedicato ampio spazio alla bellezza straordinaria di Sperlonga, il risultato, almeno per me, sono state numerosissime prenotazioni di inglesi. E potrei fare lo stesso esempio degli ospiti che visitano il Giardino di Ninfa e poi, sfogliando la Guida, scelgono di pranzare da noi, qui a Terracina e dunque spostandosi di diversi chilometri”.

È in questo contesto che Nardoni lamenta una scarsa attenzione anche del sistema istituzionale: “La ferrovia a Terracina è bloccata da anni, persino mettere un taxi ci è costato anni di lotte e polemiche. Le istituzioni pubbliche di questo territorio – sottolinea lo chef – non investono, davvero e seriamente in progetti di valorizzazione della cultura enogastronomica. Si preferisce puntare sulle sagre stagionali, che hanno ovviamente un valore culturale importante, dimenticando o tralasciando tutto il resto”.

Il tema, secondo Nardoni, è anche quello del rispetto. Oltre che della qualità. “I turisti vanno valorizzati – dice – vanno offerte loro opportunità per tutte le tasche e, in considerazione del fatto che oggi possono girare e fare altre scelte, bisogna considerare che non sono un fastidio o qualcosa di passaggio, ma un valore aggiunto”.

Insomma il mix è sempre lo stesso: prodotti straordinari, ristoratori che fanno un ottimo lavoro grazie anche alla qualità delle materie prime “ma non c’è programmazione, manca la capacità di comprendere che oltre ai mesi estivi questa provincia può lavorare moltissimo in tutti i periodi dell’anno, manca la voglia di uscire dai territori e dai meccanismi comunali e dire chi siamo, cosa facciamo e dove perché proprio su questo si gioca il nostro futuro”.

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