Storia di Gianpaolo Petrella e della sua crociata contro l’idrocefalo normoteso, patologia semisconosciuta, le cui diagnosi errate nel 2024 sono costate alla sanità pontina 116 milioni di euro
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Una mela al giorno toglie il medico di torno, sosteneva Winston Churchill, purché si abbia una buona mira. Ma per quello che abbiamo in mente di raccontarvi, se il medico è bravo, sarebbe comunque meglio averlo a portata di mano.
Prendiamo il caso di Gianpaolo Petrella, neurochirurgo in servizio presso l’ospedale Goretti di Latina che – per fortuna nostra – è incidentalmente anche uno dei massimi esperti mondiali in tema di idrocefalo normoteso idiopatico (iNPH), una condizione neurologica potenzialmente reversibile, caratterizzata da disturbi dell’andatura, declino cognitivo e incontinenza urinaria.
Una patologia che colpisce prevalentemente individui con età superiore ai 65 anni, la cui diagnosi rimane complessa, spesso confusa dagli stessi medici con l’Alzheimer e il Parkinson, e pertanto ritenuta erroneamente irreversibile e curata in modo sbagliato.

Ed eccolo qua il punto. Confondere l’iNPH con altre patologie ha due gravissimi effetti: da una parte l’aggravio esponenziale dei costi per il servizio sanitario nazionale e per le famiglie, dall’altro l’impossibilità per il paziente di guarire.
È quanto il dottor Petrella (membro dell’ Ishcsf, la Società mondiale dell’idrocefalo) ha illustrato in un paper presentato al congresso mondiale che si è tenuto a Tolosa e assunto come contributo alla conferenza internazionale di neurochirurgia di Dubai. Lo studio contiene i risultati di un’indagine condotta su un campione di mille individui oltre i 65 anni. Tralasciando gli aspetti clinici, quello che ci interessa evidenziare oggi sono le evidenze di carattere economico.
Lo studio – elaborato con il prezioso contributo del professor Rocco Cerchiara, aggiunto presso il Comitato interuniversitario delle scienze attuariali – prende in considerazione una molteplicità di fattori: dalle aspettative di vita ai flussi migratori, dall’incidenza della malattia alle probabilità di un intervento chirurgico non riuscito. Variabili che, in questa sede, non è il caso di analizzare

Ma che alla fine portano a risultati clamorosi. “Se correttamente diagnosticata – sostiene Petrella -, l’iNPH può essere risolta con un intervento chirurgico e pertanto consentirebbe di risparmiare su degenze e trattamenti in modo straordinario”. Per dire, il costo medio di un intervento, in una struttura pubblica italiana, è di 11.803 euro.
Senza intervento chirurgico, al contrario, il costo per il servizio sanitario nazionale italiano – tra cure farmaceutiche e degenze ospedaliere – è in media di €35.866 annui. Ma parallelamente si deve prendere in esame anche il costo annuo a carico delle famiglie, stimato in 34.701 euro, principalmente per l’assistenza domiciliare. Il costo totale pertanto è pari a € 70.587 euro. Non una tantum, ovviamente, ma per ogni anno di vita del paziente.
Va da sé che i costi anche di un solo paziente diventano esorbitanti. Fa effetto, per esempio, fare un focus sulla sanità pontina. Nel 2024, secondo un’indagine molto approfondita sulla penetrazione della malattia, si stima che in provincia di Latina l’iNPH non trattata abbia riguardato 5.312 pazienti. Se tutti fossero stati operati, avremmo risparmiato 228 milioni di euro. Di cui il 51%, circa 116 milioni, a carico del servizio sanitario. Tutti soldi nostri.
Di più. Analizzando una prospettiva dei successivi 10 anni, prendendo in considerazione i tassi di mortalità, i flussi migratori e tanti altri parametri che nell’indagine vengono esaminati, si presume che i pazienti affetti da iNPH possano diventare 6546 entro il 2033 e – in caso di diagnosi corretta e conseguente intervento chirurgico – il risparmio complessivo arriverebbe a oltre tre miliardi e trecentomila euro. Anche qui il 51% sostenuto dal bilancio pubblico e il restante a carico delle famiglie.
– Leggi anche: La spesa per la sanità privata in provincia di Latina è destinata a crescere
“Le evidenze attuali – sostiene Petrella – purtroppo indicano che meno del 20% dei pazienti affetti da iNPH riceve una diagnosi e un trattamento adeguati. E ciò si deve prevalentemente a una scarsa conoscenza di questa condizione clinica da parte dei medici. Questa lacuna diagnostica non rappresenta solo una sfida clinica, ma comporta anche rilevanti implicazioni economiche e sociali”.
Per sensibilizzare opinione pubblica e medici, per far conoscere meglio l’iNPH, Petrella ha fondato anche un’associazione, Neuro Vita, attraverso la quale cerca di raccogliere fondi per la ricerca e promuovere la conoscenza di questa particolarissima patologia. Lo scorso anno ha organizzato una mostra d’arte itinerante terminata con un’asta benefica, facendo tappa alla Camera dei Deputati, a Treviso, a Roma, a Sabaudia, a Sperlonga e ovviamente a Latina.
Grazie a Neuro Vita è stato possibile realizzare un documentario, “Nati una seconda volta”, con le storie di rinascita di quattro pazienti e poi un corto, “Dall’oblio alla luce”, che descrive la storia di una donna guarita dalla demenza. Testimonianze che tolgono il fiato, aiutano a comprendere quanto sia sottile il filo che separa la vita rassegnata di un anziano malato dalla possibilità di una insperata guarigione.
Gianpaolo Petrella, originario di Benevento, da 15 anni vive e lavora a Latina. E’ stato designato Presidente del Congresso mondiale di neurochirurgia del 2028 che si svolgerà a Roma. E pensare che in tutti i modi ha cercato di farlo tenere a Latina. “Ma qui la ricettività è limitata, servivano duecento stanze in hotel quattro stelle e ci siamo dovuti arrendere”.
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