Il Comune ha reso noti gli introiti delle concessioni. Gli spazi per la ruota panoramica e la pista del ghiaccio nel “salotto buono” della città hanno fruttato una miseria. Bellini (LBC): concessioni in contrasto palese con i regolamenti
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“Quell’angolo di terra più degli altri mi sorride…” Ci piace usare questa frase di Orazio per introdurre un tema particolarmente delicato che riguarda tutti, ossia andare a definire il valore di un luogo, soprattutto se quel luogo è rappresentativo di una certa idea di mondo, anzi in questo caso una certa idea di città.
Sono passati tanti giorni ormai dal bivacco dei giostrai in alcuni dei luoghi del cuore che ci appartengono (la piazza del Popolo, la piazza San Marco, l’arena del Museo Cambellotti), eppure rimane intatta la sensazione che l’amministrazione comunale abbia in qualche modo sottovalutato un aspetto importante: il prezzo a cui diventa utile svendere il proprio salotto migliore. Perché tutto ha un prezzo: ce l’ha avuto perfino il Colosseo, diventato cornice – per dire – del concerto di Andrea Bocelli. Ma quello, almeno, in nome della cultura.
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Ecco, la sensazione invece è che qui il centro della città sia stato svenduto in favore di attività che non possiamo definire culturali, anzi. Un intrattenimento ludico – a pagamento, tra l’altro – più consono ai luna park che al cuore di una comunità. Ci è voluto un po’ ma alla fine riusciamo anche a fare due conti. Anche e soprattutto grazie al lavoro svolto da Dario Bellini, di LBC, che terminate le festività natalizie aveva richiesto un accesso agli atti per capire, davvero, i termini della questione.
Quello che emerge dalle risposte fornite dal Municipio è grottesco, perché imbrattare piazza del Popolo con la giostra panoramica ha fruttato alle casse del Comune sì e no dieci euro al giorno. Per tre mesi di fila, anzi 89 giorni, più il tempo necessario poi per smontare tutto. Per la precisione 10,43 euro per via delle condizioni agevolate, una miseria, il corrispettivo giornaliero dell’occupazione di 234 metri quadrati di un suolo pubblico. E anche con la fornitura gratuita dell’energia elettrica.
Come dire: se tutto ha un prezzo, il nostro è davvero misero. Ed è questa la critica più onesta che si possa fare nei confronti di chi amministra il bene pubblico: svilire il nostro simbolo di comunità, non valorizzarlo come si potrebbe, ma soprattutto far diventare normale uno scempio di quella portata. Per due soldi.
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Se si fosse trattato dell’area del mercato settimanale, per dirne una, non ci sarebbe stato neanche da ridire, ma qui parliamo di sacralità autentica, di memoria, di identità.
E poi c’è piazza San Marco, dove è stata autorizzata l’installazione della pista del ghiaccio dal 25 novembre al 7 gennaio, 44 giorni, su un’area però molto più estesa, praticamente quasi un campo da calcetto. Anche questa un’attrazione a pagamento, per la quale i gestori hanno corrisposto alle casse comunali sessanta euro al giorno in virtù dei 463 metri quadrati occupati (a 0,13 euro al giorno per ogni metro quadrato).
“L’amministrazione comunale – aggiunge Dario Bellini – che per le ultima festività natalizie ha speso una cifra enorme, più di quattrocentomila euro, ha anche ceduto invece gratuitamente aree comunali per attività a fine di lucro. Il regolamento comunale però lo vieterebbe in modo inequivocabile”.
Chiaro il riferimento all’arena Cambellotti. “Anziché essere utilizzata per finalità di pregio che si possano coniugare con la missione divulgativa ed identitaria del Museo Civico Duilio Cambellotti – accusa il consigliere di LBC -, è stata ceduta in forma gratuita a due privati per realizzare un luna park a pagamento. Un illecito amministrativo questo avallato in parte anche dalla Giunta municipale, stante le carte in nostro possesso, che meriterebbe l’attenzione della Corte dei Conti visti i mancati introiti per le casse comunali”.
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