La piccola casa editrice di Dario Petti e una cultura di prossimità: 150 titoli e ottantamila copie per recuperare storie e identità delle comunità locali
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“Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, perfino da te stesso”. Citare Pennac in certi frangenti è perfino terapeutico, anche quando magari sembrerebbe fuori contesto. Ma la suggestione sorge spontanea, almeno pensando alla distanza siderale che si avverte frequentando il degrado dei nostri giorni, di questa città, al contempo cogliendo le traiettorie struggenti di certe storie d’impresa. Come per esempio quella di Atlantide. Atlantide Editore di Dario Petti, intendiamo.
Perché di una microscopica filiera del libro parliamo oggi, e di una storia da far conoscere il più possibile, almeno a favore di quanti conservano una certa sensibilità, soprattutto in un momento in cui tutte le case editrici fanno una fatica pazzesca a restare sul mercato. Vedi per esempio la fine che ha fatto, proprio recentemente, un gigante come Hoepli.
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Ecco, è in un contesto così che vale la pena ricordarsi di Atlantide. E di Dario Petti, appunto, il suo creatore. “Ci si sofferma sempre meno sul senso del vivere insieme – dice -. Andare oltre il quotidiano indagare il vissuto profondo e sommerso delle comunità, le loro radici, è lo scopo con cui nasce la nostra casa editrice. Un viaggio continuo alla scoperta del legame tra passato, presente e futuro, convinti che solo nella conoscenza reciproca si possa rintracciare e rinsaldare il legame comunitario e il suo calore umano”.
E da dieci anni Atlantide diffonde una cultura di prossimità, in cui la narrazione evoca suggestioni antiche, storie tramandate davanti al camino. Con oltre 150 titoli, centomila copie a contarle male. Un sito internet www.atlantideditore.it una pagina facebook molto attiva ed aggiornata, un distributore “Terminal” di Bologna, una presenza stabile nelle librerie cittadine, specie da Feltrinelli dove occupa buona parte del settore locale.
“Non ho fatto altro che seguire la mia grande passione per la ricerca, e in genere per i libri, facendola diventare una piccola attività imprenditoriale, che si muove in un contesto difficilissimo come quello dei libri, soprattutto in questa fase storica. La linea principale, che ci ha ispirati fin da subito, era quella della narrazione del territorio ma poi si sono sviluppati altri filoni interessanti come quelli delle scienze sociali, o della psicologia. Molti hanno avuto anche una ribalta nazionale. Ma fondamentalmente l’identità di Atlantide è la storia dei territori, soprattutto del Lazio meridionale. E fin da subito abbiamo riscosso grande attenzione”.
Appuntamenti sempre molto partecipati. In piazza, nelle biblioteche, nei pub, nelle cantine… “Le comunità locali hanno sempre risposto con grande interesse perché amano conoscere la loro storia, le loro radici, spesso la presentazione di un libro in un paese o borgo diventa un appuntamento di massa e questo ci ha convinto ad andare avanti con maggiore convinzione. E oggi ci capita di raccontare l’esperienza di Atlantide anche all’università di Tor Vergata, dove possiamo testimoniare che il filone della cosiddetta public history ha un suo seguito importante”.
In ogni territorio ci sono storie che toccano particolarmente l’animo dei cittadini. Un caso riguarda l’eccidio di Roccagorga. Su quella tragica pagina di storia Atlantide ha pubblicato tre libri, di cui due saggi e un romanzo. Stesso numero di titoli dedicati alla fabbrica Bombrini Parodi Delfino ovvero le origini della città di Colleferro, dove lavorava buona parte della classe operaia della Valle del Sacco. Due quelli dedicati a Grotta Guattari a San Felice Circeo, tra i più importanti siti archeologici al mondo.
Molteplici le rassegne e pubblicazioni nate dalla collaborazione con diverse istituzioni pubbliche e private, oltre numerosi comuni del territorio, citiamo l’Archivio di Stato di Latina, l’Università di Tor Vergata, il liceo “Manzoni” dove sono stati avviati laboratori di storia, l’Istituto di studi “Altiero Spinelli”, l’Archivio Innocenzo III di Segni, cooperative sociali con le quali si sono concretizzati percorsi di scrittura “emotiva” ed autobiografica per adolescenti o anziani, impossibile citarle tutte.
Ma Atlantide ha raccontato anche storie di personaggi della letteratura e della musica che hanno incontrato apprezzamento sulla stampa nazionale: è il caso di Achille Campanile, Clemente Rebora ed Elvis Presley.
“Ovviamente tutto quello che riguarda la fondazione di Latina e delle città nuove, la colonizzazione, le famiglie appoderate dall’Onc, riscuote grande attenzione – sottolinea Petti – la popolazione ha voglia di ritrovarsi attorno alla propria storia, ragionare sulle proprie radici, raccontare quello che ha vissuto, condiviso, sofferto, ottenuto, anche in connessione con il presente per meglio comprenderlo e sentirsene parte. E quindi le storie contenute in certi libri diventano occasione di coesione comunitaria, o di riscoperta e di trasmissione alle giovani generazioni di quella che è stata la storia, come fosse un filo a collegare gli anziani con i giovani di una comunità”.
Così come interesse suscita la storia precedente, della palude pontina. “In alcuni casi – sottolinea Petti – i libri di Atlantide sono arrivati ad incidere nella toponomastica locale con l’intitolazione di strade e scuole a protagonisti delle nostre pubblicazioni restituiti alla memoria collettiva. E’ il caso di Fernando Bassoli a Latina e Clementina Caligaris a Velletri e Latina, eventi che ci hanno dato grande soddisfazione”.
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Ma proprio a Latina la piccola filiera del libro fatta di librai ed editori indipendenti, associazioni, come di singoli autori incontra maggiori difficoltà “Nel capoluogo pontino – sostiene – vi è una eccezionale carenza di spazi pubblici ad uso gratuito per ospitare piccole iniziative culturali come ne esistono in ogni comune italiano o singolo municipio romano, la biblioteca comunale è parzialmente chiusa da anni ma pure quando era aperta non ospitava presentazioni di libri un caso credo quasi unico in Italia. I tariffari esistenti per alcuni spazi fanno spesso desistere gli operatori del settore perché non hanno senso per la presentazione di un libro”.
E intanto a marzo anche un’altra piccola libreria indipendente di Latina specializzata per i bambini “A Testa in giù” ha annunciato la chiusura. Una filiera piccola ma preziosa cui bisognerebbe prestare maggiore attenzione, perché è ancora il libro tra i fondamentali, se non il principale, veicolo della diffusione delle idee, della conoscenza, dei sogni, compagno utile e silenzioso sotto un albero, in spiaggia, nella propria casa, da cui ci fa evadere con viaggi lunghissimi e salutari, nel tempo e nello spazio.
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