Sono i diplomati di un corso finanziato dalla Regione Lazio e rivolto a figure specializzate nella cura dei parchi e dei giardini storici. Anche per questo parte delle lezioni si è tenuta nell’area del Monumento Naturale del Giardino di Ninfa
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Mentre spopolano i corsi sull’AI, l’intelligenza artificiale generativa, e Instagram è ormai diventato la cassa di risonanza ideale per guru più o meno affidabili che promuovono convegni e master a giovani col pallino del marketing e dei social media, c’è anche chi sceglie di ricavarsi uno spazio nel passato, fermando il tempo con l’obiettivo di preservarlo per il futuro.
Ne sanno qualcosa i venti corsisti che hanno partecipato al Corso per Giardinieri d’Arte per parchi e giardini storici organizzato grazie a un finanziamento della Regione Lazio con una delega specifica che è andata ad inserirsi in un periodo in cui il Ministero della Cultura ha messo a disposizione ingenti risorse del Pnrr per la riqualificazione dei Parchi e dei Giardini storici in Italia.
Di queste iniziative, e della sua singolare genesi, ha parlato di recente anche Alberta Campitelli, storica dell’arte e dei giardini e tra le voci più autorevoli in Italia in materia di parchi e giardini storici, nel corso dell’evento finale di chiusura del progetto Pnrr svolto al Giardino di Ninfa.
– Leggi anche: L’impatto del Pnrr in provincia di Latina è racchiuso in un giardino
Per quel progetto la Fondazione Roffredo Caetani, proprietaria del Giardino di Ninfa, ha ottenuto un finanziamento di 2 milioni di euro (integrati da una quota di cofinanziamento) e, come ha sottolineato Campitelli nel suo intervento, solo l’Italia “ha deciso di destinare risorse per questo specifico settore”. E non esattamente due spicci, ma circa 300 milioni di euro. Una scelta che ha sorpreso, una volta tanto in termini positivi, anche gli altri membri dell’Unione Europea.
Seicento ore, questa la durata del corso che ha impegnato i venti aspiranti al titolo di giardinieri d’arte e altrettanti docenti per circa un anno, al termine del quale è stato consegnato ai corsisti un attestato equiparabile ad un titolo di studio di alto livello. E che ha visto in campo, per la prima volta, una collaborazione veramente trasversale: quella tra la Fondazione Roffredo Caetani e l’ente di formazione Esel Cpt di Latina, che ha curato l’intera organizzazione delle attività con un’ampia schiera di partner come l’Università Sapienza di Roma, l’Istituto Agrario San Benedetto di Latina e il vivaio Water Nursery.
Molti corsisti che hanno avuto modo di svolgere le attività di studio (e in alcuni casi di aggiornamento, visto che hanno preso parte al progetto anche figure con una lunga esperienza sul campo) anche negli spazi della Fondazione Caetani, tra cui il Giardino di Ninfa, con un elemento chiave: imparare o aggiornarsi sulla cura, ma anche a guidare e rispettare la convivenza tra la natura e il contesto nella quale è inserita.
Una visione romantica, che a Ninfa trova la sua massima espressione ma che si può declinare negli altri innumerevoli giardini storici italiani e che sembra quasi fuori tempo.
E invece è estremamente attuale se si pensa al numero di luoghi della cultura che in Italia meritava, finalmente, una figura simile sulla quale le istituzioni hanno iniziato ad investire anche grazie al lavoro della Scuola Nazionale del Patrimonio e delle attività culturali che ha attivato ulteriori percorsi formativi che vanno in questa stessa direzione a fronte di un valore che ha una incidenza a due cifre sul pil.
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