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27 Agosto, 2026
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Per vivere sulla costa pontina non basta un reddito qualsiasi

In più della metà dei comuni pontini gli affitti pesano oltre il 30% del reddito, ma per vivere sulla cosa si può arrivare anche fino all’83%. E con i mutui la situazione è addirittura peggiore: abbiamo messo insieme tutte le anomalie del mercato immobiliare pontino

Per vivere sulla costa pontina non basta un reddito qualsiasi

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Stiamo per dire una cosa che avrete sentito molte volte: le case costano parecchio. Ma detta così questa informazione, anche se corretta, resta parziale. Prendete la provincia di Latina, dove il mercato immobiliare cambia a seconda di come scegli di attraversare il territorio. E infatti parliamo di mercato, al singolare, ma la verità è che da noi se ne contano almeno tre, di mercati. Tutti diversi per caratteristiche e per volumi, e tutti con dinamiche proprie.

E se qui dobbiamo ancora abituarci, a livello europeo e nazionale il tema del mercato “fluido” è ormai strutturale. Secondo il report House4All, la soglia di sostenibilità per una casa è fissata a un terzo del reddito, ma sempre più famiglie la superano quella soglia, soprattutto nelle aree urbane e turistiche. E a Latina questo succede quasi ovunque.

Se si guarda ai dati locali, la soglia del 30% è già superata in 17 comuni su 33. Si va dal 34% di Santi Cosma e Damiano fino a valori molto più alti in altre aree. Non è ancora il “rosso pieno” ovunque, ma è già una fascia critica: quella in cui il costo della casa inizia a comprimere consumi, risparmio e mobilità.

Non è un caso che anche a livello locale si parli sempre più di emergenza abitativa e di necessità di interventi pubblici su edilizia sociale e affitti calmierati.

Poi c’è un altro livello, quello della costa. A San Felice Circeo, Terracina, Sabaudia e Sperlonga affittare una casa può arrivare a pesare tra il 67% e l’83% del reddito medio.

Qui il dato smette di parlare di residenza e comincia a parlare di turismo. Sono mercati dove la casa non è più un bene per vivere, ma un asset per generare rendita, soprattutto nei periodi di alta stagione. Non è un’anomalia locale: anche a livello nazionale, le aree turistiche sono tra quelle dove i prezzi si sono sganciati di più dai redditi. E la provincia scala le classifiche: è la seconda provincia più cara del Lazio dopo Roma.

All’estremo opposto ci sono i piccoli comuni. A Rocca Massima l’affitto pesa circa il 20% del reddito, a Campodimele il 24%, a Norma e Castelforte intorno al 26%, a Itri circa il 32%

Qui il mercato è più accessibile. Ma non necessariamente più sano. Spesso il prezzo più basso è il riflesso di un’altra dinamica: meno servizi, meno lavoro, meno domanda stabile. Non a caso sono gli stessi territori che ragionano su politiche di ripopolamento.

Se l’affitto è sotto pressione, l’acquisto non sta meglio. In diversi comuni della provincia – tra cui Fondi, Gaeta, Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga e Terracina – il mercato è di fatto inaccessibile con un mutuo standard rispetto al reddito medio. Significa che il problema non è solo il prezzo, ma il rapporto tra prezzo e reddito.

E infatti, mentre crescono le compravendite, resta il tema dell’accessibilità reale per chi vive e lavora sul territorio.

A questo punto la questione cambia natura. Non è più solo un problema abitativo. È un problema economico.

Perché  nei comuni più dinamici vivere costa troppo rispetto ai redditi e nei comuni più accessibili manca spesso il contesto economico. Tra i due poli, chi lavora rischia di restare schiacciato. E questo incide direttamente sulla capacità delle imprese di trovare lavoratori, trattenere giovani famiglie e sostenere la crescita locale.

Anche la domanda immobiliare si sta spostando: crescono le ricerche nelle aree più accessibili, mentre nelle zone più costose il mercato si orienta sempre più verso investimenti e seconde case.

Il problema non è dire che le case costano troppo. Il problema è capire per chi e dove. Perché in provincia il mercato immobiliare non segue una sola direzione: sulla costa segue il turismo; nei borghi interni segue lo spopolamento; nel mezzo mette sotto pressione chi vive e lavora

E quando una provincia smette di offrire case accessibili proprio dove si concentrano servizi e lavoro, la questione abitativa smette di essere un tema urbanistico. Diventa un problema di sviluppo.

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