Seconda edizione del premio a Latina: al centro giovani, imprese e il tema decisivo di trasformare le idee in opportunità per il territorio
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Non è solo un premio. È un tentativo, concreto, di accorciare una distanza che spesso resta troppo ampia: quella tra i giovani talenti e il sistema produttivo.
La seconda edizione del Premio Dedalo e Icaro, che si è tenuta ieri a Latina, ha riportato al centro proprio questo tema. Non solo celebrare le eccellenze, ma provare a costruire un ponte tra chi immagina il futuro e chi, quel futuro, dovrebbe renderlo possibile.
La partecipazione lo dimostra: istituzioni, rappresentanti delle imprese, mondo accademico e soprattutto studenti. Dal prefetto Vittoria Ciaramella al sindaco Matilde Celentano, passando per il questore Fausto Vinci, il comandante dei carabinieri Christian Angelillo, il consigliere provinciale Alessandro Porzi in rappresentanza del presidente Carnevale e l’assessore regionale Alessandro Calvi. Ma i veri protagonisti, come spesso accade, sono stati i ragazzi.
Il premio, promosso da Fondazione Lestra in collaborazione con Ance Latina, il Consorzio Stabile Sviluppo Sostenibile e la casa editrice Lab DFG, nasce proprio con questo obiettivo: valorizzare tesi di laurea capaci di intercettare temi strategici per lo sviluppo economico e sociale, dalla progettazione architettonica all’innovazione tecnologica, dalla sostenibilità alla gestione d’impresa.









A emergere è un messaggio chiaro: il talento da solo non basta, se non trova un contesto in cui trasformarsi in progetto, lavoro, impresa.
Lo ha sintetizzato bene Pierantonio Palluzzi, presidente di Ance Latina e della Fondazione Lestra: “Bisogna valorizzare il talento dei giovani. Ma poi bisogna riuscire a fare le cose, renderle operative dopo averle immaginate. Riconoscere il merito di chi ha passato nottate a costruire l’inizio del proprio percorso.”
Il senso stesso del premio sta nel nome. “Dedalo segna la strada, indica il percorso. Icaro è stato il primo uomo a volare: giovane, coraggioso, ambizioso, disposto a spingersi oltre le proprie possibilità. E quando lo si fa si può cadere. Si deve cadere: è dai fallimenti che si impara. In Italia c’è l’idea che se cadi non ti rialzi più. Ma non è così: il fallimento è un passaggio.”
Un passaggio che, secondo Palluzzi, il territorio deve imparare a riconoscere e sostenere: “Noi a Latina proviamo a raccontare che c’è spazio per i giovani, anche attraverso un riconoscimento. Ai ragazzi diciamo: continuate a sognare e continuate a volare.”
Il premio è andato a Michela Di Seri, con la tesi “Post-sisma e identità, continuità urbana dopo il sisma del 2016: il caso studio di Accumoli”.
Accanto alla vincitrice, sono state selezionate tre finaliste: Federica Santucci, con un progetto educativo sostenibile in territori vulnerabili, Marta Rossetti, con una proposta di social housing per l’area dell’ex Fiera di Roma, e Bianca Falcetti, con una cittadella Slow Food in Sabina.
La giuria ha inoltre assegnato una serie di menzioni speciali, riconoscendo la qualità e la varietà dei lavori presentati. I riconoscimenti sono andati a Claudia Barletta, Alessandro Bolzoni, Marco De Santis, Aurora Fega, Kevin Lauricella, Flavia Leone, Nadia Mazzocchi e Angelo Maggi, Eleonora Natale, Manuel Nori, Annalaura Nucci, Martina Perri, Mattia Pino, Alessandro Quaglio, Matteo Sacco, Giulia Sambiase Sanseverino ed Emanuele Tomassini.
Accanto ai giovani, il riconoscimento a chi il percorso lo ha già costruito. Il Premio Dedalo, dedicato all’esperienza e alla capacità di tracciare una strada, è stato assegnato a Massimo Rosolini, ex presidente dell’Ordine degli Architetti di Latina.
Un passaggio simbolico: chi ha costruito un percorso diventa riferimento per chi deve iniziarlo.
Dagli interventi istituzionali emerge un altro elemento: il tema del talento non può essere isolato.
Il prefetto Vittoria Ciaramella ha sottolineato il valore dei progetti presentati: “Premiare ragazzi che hanno fatto tesi osando tanto, con progetti che potranno avere ritorno anche sul territorio. Pensare in modo nuovo è fondamentale”.
Il sindaco Matilde Celentano ha invece posto l’accento sul contesto: “Il talento non deve essere considerato un’isola, ma un ponte verso il futuro. Il nostro territorio ha bisogno di capitale umano, di eccellenze”.
A selezionare i lavori è stata una giuria composta da esponenti del mondo accademico e professionale, a conferma dell’impostazione del premio: mettere in dialogo università e imprese.
A presiederla Maria Argenti, professore ordinario di composizione architettonica e urbana presso la Facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma e direttrice della rivista accademica Rassegna di Architettura e Urbanistica.
Con lei Giovanni Longobardi, architetto e professore ordinario di composizione architettonica e urbana all’Università Roma Tre e direttore del Dipartimento di Architettura, e Giuseppe Bonifazi, prorettore del polo universitario della Sapienza di Latina.
Accanto al mondo accademico, una forte componente legata alle professioni e alle imprese: Pierantonio Palluzzi, presidente di Ance Latina e della Fondazione Lestra, Simone Vaudo, direttore di Ance Latina, della Cassa Edile e del Formedil Latina, e Giovanni Di Giorgi, direttore editoriale di Lab DFG.
A completare la giuria Tullia Iori, storica della costruzione e dell’ingegneria e prorettrice alla didattica dell’Università di Tor Vergata, Sabrina Pecorilli, ingegnere edile-architetto e dottore di ricerca in ingegneria dell’architettura e dell’urbanistica, e Luciano Cupelloni, architetto e professore ordinario alla Sapienza.
Il punto, però, resta quello iniziale, come spiegato dal presidente Palluzzi: premiare il talento è importante, ma non basta.
La vera sfida è trattenerlo, trasformarlo in opportunità concrete, fare in modo che quelle idee non restino chiuse in una tesi, ma diventino lavoro, impresa, sviluppo.
È qui che entra in gioco il sistema produttivo.
Perché se Icaro ha bisogno di volare, è Dedalo che deve costruire le condizioni per farlo.
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