Dal 1966 il minestrone Findus esce dallo stesso stabilimento, quello di Cisterna di Latina: una storia che racconta il ruolo nascosto del territorio pontino nell’industria alimentare italiana
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Sono sessant’anni che milioni di italiani, quando hanno voglia di una “coccola” o di pulirsi un po’ la coscienza dopo qualche bagordo, mangiano lo stesso piatto. In pochi lo sanno, ma si tratta di una storia che parla pontino, perché ha avuto inizio in un luogo preciso di questa provincia: Cisterna di Latina.
È qui che nel 1966 nasce il minestrone surgelato Findus, uno dei prodotti più riconoscibili della grande distribuzione italiana. Da allora il minestrone non ha mai cambiato casa. Lo stabilimento pontino, entrato in funzione due anni prima, rappresenta ancora oggi il cuore della sua produzione.
Nel tempo il minestrone è diventato qualcosa di più di un semplice prodotto alimentare. È entrato nella quotidianità di milioni di famiglie, fino a essere presente nelle case di oltre 4 milioni di italiani e a rappresentare uno dei pilastri del mercato dei surgelati.
Ma il dato più interessante non riguarda tanto il consumo, quanto la produzione. Nell’ultimo anno, dallo stabilimento di Cisterna sono uscite oltre 16 milioni di confezioni, pari a circa 13 mila tonnellate di prodotto. Una quantità che racconta una realtà spesso poco visibile: una parte consistente del cibo che finisce sugli scaffali dei supermercati italiani nasce qui, in provincia di Latina.
Non si tratta solo di volumi. Findus detiene circa il 34,9% del mercato dei minestroni surgelati in Italia, il che significa che una confezione su tre venduta in questo segmento è legata a un prodotto che passa da Cisterna.
E non è un caso isolato. Nel territorio pontino operano altre realtà produttive rilevanti nel settore alimentare e nella trasformazione industriale, che contribuiscono a rendere questa’area una piattaforma produttiva molto più articolata di quanto si racconti.
Il legame tra Findus e il territorio non è solo storico. È una relazione produttiva che negli anni si è consolidata. A raccontarlo è Renato Roca, country manager Italia di Findus, che sottolinea come lo stabilimento pontino resti centrale nella strategia dell’azienda.
«Lo stabilimento Findus di Cisterna di Latina entra in funzione nel 1964 e rappresenta ancora oggi il cuore pulsante della nostra produzione. Qui nascono prodotti iconici come i Bastoncini di Capitan Findus, i 4 Salti in Padella, i Sofficini, i Pisellini Primavera e il Minestrone Tradizione».
La scelta di produrre qui si inserisce in un contesto territoriale preciso. «Ci troviamo nell’Agro Pontino, un territorio storicamente vocato alla coltivazione dei vegetali, con cui l’azienda ha costruito nel tempo un legame profondo e duraturo».
Un legame che non riguarda solo la localizzazione dello stabilimento, ma anche la filiera agricola. «Da decenni collaboriamo con agricoltori locali, sviluppando relazioni solide basate su fiducia, continuità, tanto che la durata media delle collaborazioni strette è di oltre 20 anni. Questo rapporto stretto con il territorio ci consente non solo di garantire elevati standard produttivi, ma anche di valorizzare le filiere locali e contribuire attivamente allo sviluppo agricolo del territorio».
Dal punto di vista industriale, il sito di Cisterna rappresenta uno dei principali poli produttivi del gruppo in Italia. «Lo stabilimento di Cisterna, in cui lavorano oltre 300 persone, genera l’80% dei volumi di Findus Italia e produce fino a 20 mila tonnellate di vegetali».
In un contesto in cui molte produzioni vengono delocalizzate, la continuità produttiva nel territorio pontino non è un dato scontato.
«Crediamo fortemente nello stabilimento di Cisterna e nel valore del “fare impresa” in Italia. Negli ultimi 6 anni sono stati investiti da Findus nello stabilimento circa 32,7 milioni di euro, triplicando gli investimenti rispetto al quadriennio precedente, di cui circa un 15% dedicato all’efficientamento idrico ed energetico. Tra gli interventi più recenti, l’adozione di un impianto a pannelli solari consentirà un risparmio di oltre 1.000 tonnellate di CO₂ all’anno».
Lo stabilimento di Cisterna non è solo un centro produttivo, ma una presenza economica stabile. «Lo stabilimento rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per il territorio. Non è solo un sito produttivo, ma una realtà radicata nella comunità, dove intere generazioni hanno lavorato e continuano a lavorare».
E cosa succederà nel futuro? La prospettiva, almeno nelle intenzioni, è quella di continuare a investire nel territorio. «L’obiettivo è continuare a investire nello stabilimento per renderlo sempre più efficiente e sostenibile, rafforzando allo stesso tempo la collaborazione con il territorio e con i fornitori locali».
Resta però aperta una questione più ampia. Per decenni il territorio pontino è stato raccontato soprattutto come territorio agricolo. Oggi resta tale, ma accanto alla produzione primaria si è sviluppata una componente industriale che trasforma, confeziona e distribuisce su larga scala. E che, in molti casi, finisce ogni giorno sulle tavole di milioni di italiani.
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