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27 Agosto, 2026
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L’agricoltura di Latina vale molto più di quello che dicono i dati sull’export

Latina è la terza provincia per prodotti italiani consumati all’estero e qui viene coltivato il 75% dell’export del Lazio. Un’economia clamorosa, la cui unica colpa è di essere accostata a quella generata dal farmaceutico

L’agricoltura di Latina vale molto più di quello che dicono i dati sull’export

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Stiamo per dire una cosa detta e ridetta: quando si parla di export, la provincia di Latina gioca nel campionato dei grandi. E siamo anche migliorati: 19° in Italia, con esportazioni che superano i 10 miliardi di euro. Neanche a dirlo: il migliore in campo è il farmaceutico, che da solo porta a casa 8 miliardi di euro. 

Quello sull’export è uno dei dati più citati quando si parla di economia locale, ma dentro questo numero c’è una concentrazione che però passa in secondo piano, oscurato da quell’82% delle esportazioni legato alle sole aziende farmaceutiche.

Se si guarda allo stesso dato complessivo, ma da un’altra prospettiva, emerge qualcosa di meno evidente. L’export agricolo – in particolare ortofrutta – supera i 200 milioni di euro. In un sistema da 10 miliardi significa circa il 2% del totale.  “Poca roba”, verrebbe da dire per un appassionato di numeri. Eppure Latina è la terza provincia in Italia per valore esportato nel settore e concentra circa il 75% dell’export agricolo del Lazio.

Non è un dettaglio. Significa che l’agricoltura pontina non è piccola in senso assoluto, semmai è soltanto più piccola (benché molto più piccola) rispetto al valore del farmaceutico.

Partiamo dalle basi: farmaceutico e agricoltura non sono in competizione. Sono due economie diverse, con logiche diverse e volumi diversi: una concentrata, globale, fatta da pochi grandi operatori; l’altra diffusa, locale, fatta da tante imprese. La prima genera la maggior parte del valore. La seconda distribuisce attività economica e ricchezza sul territorio in maniera trasversale

E quando un’economia di questo calibro viene generata da migliaia di piccole imprese, anziché da pochi grandi player, viene subito da chiedersi se non sia, questo, un valore persino maggiore per l’economia del territorio. Per la sua capacità di distribuire la ricchezza, invece che di concentrarla su poche grandi imprese. E poi viene da chiedersi chi effettivamente produce cosa e dove lo vende.

Le aziende agricole pontine sono passate dalle oltre 20mila del 2010 alle circa 13.700 del 2020, ma la superficie agricola è rimasta quasi invariata (da 88mila a 85mila ettari). Non è una contrazione, è una trasformazione: meno imprese, ma più strutturate e più capacità di stare sul mercato.

La produzione agricola pontina è fortemente specializzata: colture orticole, vivai, fruttiferi. In alcuni casi con quote che arrivano a oltre il 50% della produzione nazionale, fino al 93% per alcune colture in serra. E questo spiega il punto chiave: Latina non compete sui volumi complessivi, ma su segmenti specifici ad alta intensità produttiva.

Se si entra nel dettaglio, la forza dell’agricoltura pontina emerge chiaramente da alcune produzioni specifiche, soprattutto legate alle coltivazioni in serra e all’ortofrutta. La provincia di Latina detiene quote molto elevate della produzione nazionale in diversi prodotti: Il 93,4% delle carote italiane è prodotta da noi. Lo stesso vale per più del 71% dei ravanelli e del 53% delle zucchine (tutto coltivato in serra). 

Accanto a queste colture, che vincono la “medaglia d’oro” si aggiungono altre produzioni rilevanti: kiwi (29,8%); pomodoro (24,5%); angurie (28,5% in serra e 10,5% in piena aria); melone in serra (18,7%).

C’è poi un elemento che cambia completamente la lettura. Nonostante la forza produttiva, la qualità del prodotto e il posizionamento nell’export, le importazioni ortofrutticole crescono in modo significativo, con aumenti molto forti da Paesi come Danimarca (+435%), Belgio (+328%) e Polonia (+409%). Allo stesso tempo, verso alcuni di questi mercati l’export cala (Polonia -8,4%, Francia -9,2%, Belgio -10,3%), cresce verso altri come Austria (+15%) e Regno Unito (+18%) e crolla negli Stati Uniti (-53,2%). 

Guardando al dato assoluto, la maggior parte dei prodotti pontini finiscono nelle tavole dei tedeschi: la Germania da sola assorbe il 49,7% delle esportazioni ortofrutticole della provincia. Segue la Polonia con il 9,8% e la Francia con il 7,3%.

Insomma, se è vero che Latina esporta miliardi grazie a pochi grandi player (quelli del farmaceutico), è altrettanto vero che c’è una parte dell’economia locale che non è fatta di grandi numeri. È fatta di tante imprese, spesso familiari, che insieme costruiscono un sistema produttivo diffuso. Vale molto meno nei dati. Ma senza quella rete, il territorio sarebbe molto più fragile.

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