La storia geniale dei Lodi: dai prezzi “sociali” alla cessione di 40 negozi a Salmoiraghi. Oggi un network di 21 punti vendita che vende 50.000 occhiali l’anno
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“Io il mio sogno lo realizzo tutte le volte che un mio collaboratore mi dice che sta per sposarsi, o che sta per avere un figlio. Penso non ci sia gioia più grande per chi fa impresa. Ogni figlio che nasce, qui, è un po’ figlio mio. La vedo come una forma di amore che mi torna indietro”. Marco Lodi ha fatto del lavoro etico e sociale un modello di sviluppo. Ha creato un impero insieme al padre Ettore e poi l’ha venduto.
E poi. Il tempo di prendere in giro la vita e ricominciare. Perché dopo 15 anni di pausa ha ricominciato da zero. Nello stesso settore. Sbancando clamorosamente il mercato, un’altra volta. Oggi ha 21 negozi sparsi per l’Italia, ha (ri)creato il primo vero hard discount dell’occhiale. Fatturando dieci milioni di euro l’anno.
Un profitto garbato, lo chiamerebbe il signore italiano del cachemire, Brunello Cucinelli. Che in qualche modo lo ricorda anche, quando Marco parla. “Sapere che le tue intuizioni, la tua azienda, regalano opportunità e benessere a tante persone, ecco, credo sia semplicemente la più grande delle gratificazioni imprenditoriali, oltre ovviamente a una immensa responsabilità”.
Ma un impero come questo non puoi costruirlo se non hai la lungimiranza dei saggi e la follia dei visionari. “Mio nonno Gianni – racconta Marco, classe ’68 – arrivò con la bonifica da Budrio, in provincia di Bologna, ma non per fare il colono. Era un fotografo, e nel 32 si sposò con una ragazza cisternese , Bianca. Nel ‘38 nacque mio padre Ettore, che dopo il diploma di ottica preso a Firenze aprì in piazza San Marco il suo studio fotografico”.
Fu lui a cambiare le prospettive. “I negozi di ottica venivano visti come gioiellerie, gli occhiali tenuti nascosti come oggetti preziosi. Invece mio padre li esponeva a muro con tutte le montature e il prezzo esposto. E soprattutto metteva bene in vista lo sconto. Dall’Inghilterra, da cui importava ed esportava di tutto, rubò l’idea dei prezzi non arrotondati. “Vendevamo i Rayban a 59mila lire, tutti, qualsiasi modello. Latina è impazzita”.
Nel ’91 inizia l’espansione. Dopo aver aperto un punto vendita in via Sant’Agostino, accanto a quello che era il Silos, i Lodi si presero anche Frosinone. E poi il Lazio. Quaranta punti vendita in tutto: avevano cambiato il modo di parlare al cliente.
“Abbiamo sempre creduto in un commercio etico, sociale, davvero solidale. Mio padre – ricorda Marco – ripeteva sempre che l’occhiale è un prodotto medico e deve essere alla portata di tutti”. Ettore è scomparso nel 2018, ma qui in azienda tutto parla di lui.
“Certo – aggiunge – poi siamo stati attenti alla competenza, alla qualità dei prodotti, all’immagine, alla gratificazione del personale. Abbiamo 50 collaboratori, coordinati da Anna Piccolo e Davide Enea, due area manager straordinari. E pensate che abbiamo previsto per tutti una incentivazione extra, indipendentemente dai contratti di lavoro. E’ fondamentale che chi lavora con noi sia anche contento di farlo”.
E i numeri lo dimostrano. Per dire, nei negozi Lodi si vendono cinquantamila occhiali l’anno. “Le lenti sono le stesse, identiche a quelle che si vendono negli altri negozi ma a un terzo del prezzo, per scelta nostra, perché vogliamo un margine ridotto. E’ una politica commerciale, punto. E poi le montature sono nostre, le facciamo produrre noi, con la qualità che vogliamo noi, lo stile che decidiamo, da diversi produttori, cinesi, inglesi, francesi, ma anche italiani. Il brand è nostro, e su quello non abbiamo competitor”.
– Leggi anche: La strana sindrome da «progetto pilota» che affligge Latina
Si diceva dell’espansione. “Arrivammo a 40 negozi, poi Salmoiraghi ci fece una proposta irrinunciabile per prendersi tutto, e l’abbiamo colta. Ci siamo dedicati ad altre attività, come l’agricoltura, l’immobiliare e l’antiquariato, ma nel 2016, scaduto il patto di non concorrenza, ci è venuta voglia di ricominciare ed eccoci qua”.
Oggi i negozi Lodi Optica sono 21, ce n’è uno anche in Toscana. “Anzio è quello che ci dà più soddisfazioni. Continuiamo a crescere ma ora con un progetto nuovo, il nostro franchising. in pochi mesi abbiamo già aperto tre affiliazioni: Prato, Ariccia e Castro dei Volsci, e questa è tanta roba, perché c’è gente che crede in quello che fai e decide di metterci soldi suoi. Ecco, il nostro futuro lo vedo lungo questo sentiero qui. Ma fino a quando, sono sincero, non lo so ancora”.
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