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27 Agosto, 2026
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Ance Latina e Sapienza investono sui giovani con due borse di studio. E ora c’è anche la sfida dell’ITS Edile

Due borse di ricerca su urbanistica e riciclo finanziate dalla Fondazione Lestra, mentre prende forma il percorso di formazione per il settore

Ance Latina e Sapienza investono sui giovani con due borse di studio. E ora c’è anche la sfida dell’ITS Edile

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Ogni anno la provincia di Latina forma decine di laureati. Molti, però, prendono una strada che porta fuori dal territorio. Roma. Milano. L’estero. È un tema ormai noto: il problema non è soltanto quanti giovani si laureano, ma quanti riescono a trovare qui un motivo per restare.

E forse è proprio da questa domanda che nasce la convenzione firmata tra il Ce.R.S.I.Te.S. della Sapienza di Latina e la Fondazione Lestra, espressione di Ance Latina. Non una semplice sponsorizzazione, ma un tentativo di mettere università e imprese a lavorare sugli stessi problemi.

Le due borse di ricerca, finanziate dalla Fondazione Lestra, hanno un valore lordo di 7.475 euro ciascuna e una durata di sette mesi. Possono partecipare laureati e laureati magistrali, senza limiti di cittadinanza, presentando la candidatura entro le ore 12 del 21 luglio tramite PEC. La selezione avverrà esclusivamente per titoli e riguarderà anche il curriculum, l’attinenza della tesi e le eventuali esperienze di ricerca.
Ma la parte interessante non è il bando. Sono gli argomenti.

La prima ricerca dovrà immaginare una Latina organizzata in unità urbane autosostenibili, fondate su prossimità, servizi e relazione tra i quartieri. La seconda lavorerà invece su un tema destinato a diventare sempre più centrale nell’edilizia: trasformare gli scarti delle demolizioni in nuove materie prime, studiando tecniche di recupero e riciclo dei materiali da costruzione.

In altre parole, non si finanzia ricerca astratta. Si finanziano problemi concreti del territorio.

Negli ultimi anni si sta raccontando molto di come il mondo delle costruzioni stia cambiando. Digitalizzazione. Efficienza energetica. Materiali innovativi. Economia circolare. Sono trasformazioni che richiedono competenze nuove, ma che spesso faticano a trovare un collegamento diretto con il mondo produttivo. È proprio qui che si inserisce la convenzione.

«Possiamo acquistare anche la strumentazione migliore, ma serve ossigeno per quei ragazzi e quelle ragazze che formiamo», ha spiegato il prorettore Giuseppe Bonifazi durante la presentazione. Un concetto semplice. Le università producono conoscenza. Le imprese possono trasformarla in sviluppo.

C’è poi un dettaglio che racconta bene come stia cambiando anche il settore delle costruzioni. Le due ricerche fanno entrambe riferimento alla green economy. Non come slogan. Ma come metodo. 

Da una parte città progettate per ridurre gli spostamenti e migliorare la qualità della vita. Dall’altra il recupero dei materiali da costruzione, uno dei temi più importanti dell’economia circolare europea.

È un cambio di prospettiva. Il cantiere non è più soltanto il luogo dove si costruisce. Ma è il luogo dove si progettano sostenibilità, innovazione e gestione delle risorse.

Durante la presentazione Pierantonio Palluzzi, presidente di Ance Latina e della Fondazione Lestra, ha definito l’iniziativa un investimento sulla futura classe tecnica del territorio. Un concetto che va oltre le due borse.

Perché nelle stesse ore è stato annunciato anche l’avvio del nuovo ITS Edile del Lazio, nato dalla collaborazione tra Ance Latina, Formedil, Sapienza e istituti superiori, con l’obiettivo di creare percorsi altamente specializzati e ridurre la distanza tra formazione e lavoro. È un tassello in più di una strategia che punta a costruire competenze direttamente sul territorio.

Naturalmente due borse di ricerca non risolveranno, da sole, il problema della fuga dei laureati. Ma il punto non è questo. Come per la qualità della vita e l’imprenditoria giovanile, i numeri non raccontano mai tutto. Raccontano però la direzione.

E questa convenzione sembra dire una cosa abbastanza chiara. Se si vuole convincere un giovane a restare, non basta offrirgli una borsa di studio. Bisogna offrirgli un motivo per costruire qui il proprio futuro. E forse il modo migliore è fargli lavorare sui problemi che questo territorio dovrà affrontare nei prossimi vent’anni.

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