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27 Agosto, 2026
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L’ultima grandinata tra le province di Roma e Latina ha danneggiato circa il 70% delle coltivazioni

Devastate centinaia di ettari di kiwi, ma anche vigneti e oliveti per i quali Confagricoltura Latina ha già chiesto che venga riconosciuto lo stato di calamità naturale

L’ultima grandinata tra le province di Roma e Latina ha danneggiato circa il 70% delle coltivazioni

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Perdite fino al 70% e centinaia di ettari di coltivazioni devastate. La violenta grandinata che si è abbattuta domenica scorsa al confine tra le province di Latina e Roma, lato Castelli Romani, rischia di mettere in ginocchio molti imprenditori e, in particolar modo, gli agricoltori del comparto vitivinicolo, di produzione del kiwi e i proprietari di oliveti. 

Le palline di ghiaccio, che hanno raggiunto fino a 4 centimetri di diametro, hanno infatti devastato i terreni compresi tra i comuni di Cisterna di Latina e Velletri (particolarmente interessate le aree di Le Castella e Castel Ginnetti) e quelli al confine tra Giulianello (nel comune di Cori) e Artena.

  –  Leggi anche: In venti anni abbiamo rinunciato a un quinto degli oliveti di Itrana

Una ondata di maltempo violenta che ha portato Confagricoltura Latina a parlare di gravi danni alle produzioni agricole e alle strutture. “Ci siamo già attivati – hanno fatto sapere dall’organizzazione – per richiedere il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Per questo stiamo raccogliendo segnalazioni, anche attraverso i nostri canali social, per avviare una stima precisa dei danni”.

Confagricoltura Latina, nella nota, invita le aziende ad inviare segnalazioni dettagliate, che contengano documentazione fotografica e una stima percentuale del danno, alla mail: segreteria@confagricolturalatina.it.

“Successivamente – spiega il direttore di Confagricoltura Latina, Mauro D’Arcangeli – avvieremo un coordinamento con i Comuni proprio con l’intenzione di chiedere lo stato di calamità naturale. I danni ai vigneti, alle coltivazioni di olive e ai kiwi, richiedono un impegno immediato soprattutto perché parliamo di settori importantissimi già piegati da una crisi legata all’aumento dei costi di produzione, ai dazi e a danni da parassiti, oltre che alla concorrenza dovuta al mercato estero. Dobbiamo evitare lungaggini burocratiche che rischiano di far tardare i ristori per le imprese agricole”.

  –  Leggi anche: A Latina si inizia a sfruttare il bambù a scopo alimentare

Dalla Regione Lazio non c’è stata ancora alcuna presa di posizione, ma il tema degli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici impone una riflessione sulle modalità per affrontare questi eventi che ormai sono diventati sempre più frequenti e che, nel solo 2024, sono stati ben 351, con un aumento del 485% rispetto al 2015.

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