La favola imprenditoriale dei cinque amici che hanno creato East Side. Ora la sfida delle gluten e nuovi impianti per abbattere le emissioni di anidride carbonica
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Perfino un genio della letteratura come Ernest Hemingway ci aveva perso del tempo, a riflettere, e immaginare una relazione, quanto più esatta possibile, tra l’alcol e il talento. “Un uomo intelligente – aveva concluso – talvolta per passare il tempo tra gli idioti è costretto a ubriacarsi”. E devono essersela raccontata parecchio anche tra di loro – i cinque protagonisti che incontreremo tra poco – questa storia che profuma di mito.
Una favola che nasconde legami solidi, che parla di business ma soprattutto di amicizia, e che ha portato alla nascita dell’East Side, il birrificio di Latina che in pochi anni ha superato il milione di euro di fatturato: 1.075.783 euro nel 2023 e addirittura 1.239.271 nel bilancio 2024. Partendo dall’homebrewing, l’hobby di produrre le birre in casa. “Tutto iniziò nel 2012 – ricorda Alessio Maurizi -. Eravamo a cena tra vecchi compagni di squadra di basket, appartenenti al gruppo di supporters della Virtus Latina”. Nome del gruppo? East Side, proprio quello.
Dicevamo della cena. Luciano Landolfi apre una borsa frigo e tira fuori alcune bottiglie: la birra che aveva preparato in casa. Con loro, al tavolo, c’erano anche Fabio Muzio, Cristiano Lucarini e Tommaso Marchionne. “Rimanemmo secchi – dice Alessio – perché era buonissima. Bastarono pochi sguardi, decidemmo che quella sarebbe stata la nostra birra. Creammo la società e, non avendo ancora uno stabilimento, iniziammo commercializzando la birra prodotta, con la nostra ricetta, da un birrificio di Benevento ”. Il successo fu clamoroso.
“Alessio faceva i business plan ma li sbagliava tutti”, racconta Luciano divertito. Perché East Side crebbe da subito in modo esponenziale, “molto più di quanto tutti noi avessimo sperato”. E oggi, negli impianti sulla Pontina, appena fuori Latina, produce duecentomila litri di birra l’anno.
Una quindicina rappresentano lo zoccolo duro del marchio, ma poi a catalogo ce ne sono oltre 120 che vengono proposte in base alla stagionalità. E chi volesse può provarle al B-East Side, il pub aperto in via Carturan (un posto intimo eppure alla mano, con piccola cucina a vista e un ambiente che diventa subito casa).
Il segreto di un successo così sta in tante cose diverse. Ma il mastro birraio del gruppo, Luciano Landolfi, si focalizza ovviamente sulla qualità del prodotto. “Le più amate sono quelle luppolate e con alta carica aromatica come Sunny Side, Abracadabra, Soul Kiss e Sun Stroke. Ma anche le birre scure: per le imperial stout siamo senza ombra di dubbio tra i birrifici italiani più apprezzati”. East Side è celebre anche per le birre barrel aged, ossia invecchiate in botti di distillati come whiskey, cognac, rum, e poi aromatizzate con cioccolato, caffè, caramello, vaniglia, cannella.
Ma c’è di più. Una visione, soprattutto. I ragazzacci cresciuti a basket e luppolo hanno avuto la capacità di scegliere anche percorsi impervi, sfidanti, ambiziosi. Come l’adozione di un sistema di recupero dell’anidride carbonica. “Quella sviluppata naturalmente dalla fermentazione del mosto non viene più rilasciata nell’ambiente, quindi non inquina più, ma viene recuperata e riutilizzata per tutti i processi di produzione imbottigliamento”. E pensare che prima i gas tecnici erano costretti ad acquistarli.
Altra sfida: la dotazione di un impianto per l’osmosi e l’immagazzinamento delle acque. “Non utilizziamo più acqua pesante dell’acquedotto, che sta sui 32 gradi francesi (un indice di durezza dell’acqua che misura la presenza dei sali di calcio e di magnesio), ma possiamo avere acqua con soli 6 gradi francesi, il che ci consente di poter finalmente brassare in tutti gli stili birrari”.
Infine, la cosa probabilmente più importante di tutte. La direzione futura che celebra una svolta: le birre alcol free. “Siamo stati tra i primi a proporre una birra da 0,8 gradi, la Real Deal, davvero ricca di gusto – racconta Landolfi -. Il mercato si spinge sempre di più in questa direzione e per noi è una grande opportunità per avvicinare nuovi clienti che per i motivi più disparati non possono consumare alcol. Pensiamo a chi deve guidare, alle donne incinta, o anche a chi pranza durante una pausa di lavoro”.
A livello mondiale la demonizzazione dell’alcol ha portato a una contrazione dei consumi, molti birrifici sono stati costretti a chiudere, molti pub storici sono in difficoltà. “In Italia pochi hanno ben compreso il trend mentre noi ci crediamo molto. D’altronde il resto d’Europa questa direzione l’ha già presa da un pezzo”.
Che poi, alcol o no, sembra davvero assurdo immaginare un mondo senza la birra. E pure chi scrive del resto la pensa come Benjamin Franklin, non so se avete presente, lo scienziato inventore del parafulmine, ma anche – e soprattutto – uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America. Ecco, non proprio uno qualunque. “Perché la birra – diceva – è la prova che dio ci ama, e vuole che siamo felici”.
– Leggi anche: Il Fieno di Ponza ha una storia incredibile per essere solo un vino
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