È quella di Confagricoltura Latina che ha mostrato al relatore della futura Politica agricola europea eccellenze e virtù di uno dei maggiori distretti agroalimentari italiani: il nostro
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Quando si parla di Politica agricola comune, spesso il dibattito sembra lontano. Bruxelles, regolamenti, fondi europei. Temi che rischiano di apparire distanti dalla vita quotidiana delle aziende agricole.
Eppure, per territori come la provincia di Latina, la PAC è una delle politiche economiche più importanti che esistano. È anche per questo che Confagricoltura Latina ha scelto di ospitare l’eurodeputato tedesco Norbert Lins, vicepresidente della Commissione Agricoltura e relatore della futura Politica agricola comune, insieme all’europarlamentare Salvatore De Meo e al presidente nazionale di Confagricoltura e del Copa-Cogeca Massimiliano Giansanti, accolti dal presidente e dal direttore di Confagricoltura Latina, Luigi Niccolini e Mauro D’Arcangeli.
La visita ha toccato quattro aziende simbolo del territorio: La Livrea di Aprilia per la zootecnia, Casale del Giglio per il vitivinicolo, San Lidano per l’ortofrutta e la quarta gamma e l’azienda Di Meo Remo per il florovivaismo. Ma il punto centrale della giornata era un altro. Far capire a chi sta scrivendo la PAC post-2027 che l’Agro Pontino non è un territorio agricolo qualsiasi.



Per capirlo basta guardare qualche numero. La provincia di Latina conta oggi oltre 9.000 imprese agricole, più di 85 mila ettari di superficie agricola utilizzata e circa 20 mila occupati nel settore. Numeri che ne fanno uno dei principali distretti agroalimentari italiani.
Ma è soprattutto la specializzazione produttiva a colpire. Nel territorio pontino si concentra oltre il 93% della produzione italiana di carote in serra, il 71% dei ravanelli e più del 53% delle zucchine coltivate in serra.
Poi c’è il kiwi. Con circa 9.500 ettari coltivati, Latina ospita il principale distretto italiano e uno dei poli produttivi più importanti al mondo.
E ancora: oltre 53.700 capi bufalini allevati, che fanno della provincia il principale polo regionale della zootecnia bufalina, e circa 4.300 ettari vitati, che collocano Latina al secondo posto nel Lazio per produzione vitivinicola.
Ma c’è un altro dato che aiuta a capire perché la PAC interessi così tanto alle imprese pontine. L’export.
Nel 2024 le esportazioni agricole della provincia hanno raggiunto circa 258 milioni di euro, confermando Latina tra le principali province esportatrici italiane del comparto agroalimentare. Tradotto: ciò che si decide a Bruxelles non riguarda soltanto gli agricoltori. Riguarda una parte importante dell’economia provinciale.
Per questo Confagricoltura Latina ha consegnato agli europarlamentari il documento “Agro Pontino – Costruire valore nel tempo”, un contributo pensato per portare nel dibattito europeo le esigenze di un territorio che vive ogni giorno le sfide della competitività internazionale, della disponibilità idrica, dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità.
Il presidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini ha ricordato come le decisioni sulla futura PAC avranno effetti diretti sulla competitività delle imprese, sull’occupazione e sulla capacità di continuare a generare valore. Un tema che si intreccia anche con il dibattito sul prossimo bilancio europeo e sulle ipotesi di un Fondo unico dell’Unione, che secondo il mondo agricolo potrebbe ridurre il peso della Politica agricola comune.
Sulla stessa linea anche il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, secondo cui innovazione, qualità e sostenibilità devono continuare a tradursi in valore economico e occupazione per i territori ad alta vocazione produttiva come l’Agro Pontino.
In fondo è questo il punto. Per anni il territorio pontino ha raccontato la propria agricoltura soprattutto attraverso singole eccellenze: il kiwi, la mozzarella, il vino, l’ortofrutta.
La visita di questi giorni prova invece a raccontare qualcosa di diverso. Che l’Agro Pontino non è soltanto un insieme di produzioni di qualità. È uno dei pochi territori italiani che può sedersi al tavolo europeo forte di numeri che contano davvero.
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