Senza un regolamento l’installazione si basa sul principio del silenzio-assenso: così l’iniziativa privata ha la meglio sulla pianificazione pubblica
ADV
Se il 98% delle autorizzazioni per l’installazione di antenne di telefonia mobile in un Comune si forma per silenzio-assenso, la domanda non è più solo urbanistica o sanitaria, ma diventa anche una domanda economica, e quindi politica: chi governa davvero lo sviluppo di un’infrastruttura strategica? E chi ne incassa i benefici, diretti e indiretti?
Il dato emerso in commissione Ambiente a Latina dalle parole del dirigente Gian Pietro De Biaggio – la quasi totalità dei titoli autorizzativi sono rilasciati senza un atto espresso e in assenza di una conferenza dei servizi attraverso il meccanismo del silenzio-assenso e l’autocertificazione – fotografa una situazione che va oltre il singolo territorio.
In assenza di un Piano antenne efficace, il mercato delle telecomunicazioni avanza per inerzia amministrativa, sfruttando una cornice normativa nazionale che privilegia la rapidità di diffusione delle reti rispetto alla pianificazione locale.
A Latina il Piano antenne non è bloccato per mancanza di lavoro: è stato discusso per due anni nella commissione Ambiente, approvato all’unanimità, condiviso con comitati e associazioni, salvo poi arenarsi negli uffici comunali per mesi.
Un corto circuito istituzionale che ha messo in rotta di collisione la commissione Ambiente e l’assessorato, l’indirizzo politico e l’apparato amministrativo. Da un lato ci sono i consiglieri, chiamati a intercettare le istanze dei cittadini e a difendere uno spazio di agibilità politica su un tema sensibile come la salute e la qualità urbana. Dall’altro la giunta e gli uffici, con l’assessore Franco Addonizio in prima linea, preoccupati che alcune indicazioni del regolamento possano esporre il Comune a ricorsi e contenziosi, se ritenute non pienamente conformi alla normativa statale.
Il risultato? Un vuoto regolamentare che non blocca le antenne, ma blocca la politica.
La domanda allora è inevitabile: a chi conviene l’assenza di un Piano antenne? Non certo ai cittadini che si ritrovano impianti a ridosso di scuole o abitazioni senza un percorso partecipato. Né al Comune, che perde la possibilità di governare localizzazioni, compensazioni e criteri di minimizzazione dell’impatto. Conviene invece a chi opera sul mercato delle reti, che può pianificare investimenti in assenza di regolamentazione a tutela dei siti sensibili.
C’è poi un altro livello, spesso rimosso dal dibattito pubblico: il ritorno economico diretto per i condomini. L’installazione di un’antenna 5G su un edificio genera canoni annui che, nelle città di medie dimensioni, oscillano tra i 7.000 e i 15.000 euro, con punte oltre i 30.000 euro nelle posizioni più strategiche.
Una rendita immobiliare che può fare gola a singoli proprietari o amministratori di condominio, ma che rischia di produrre un effetto redistributivo distorto: benefici concentrati su pochi soggetti; costi percepiti (e talvolta reali) diffusi su un intero quartiere, tra timori sanitari, conflitti sociali e possibile svalutazione degli immobili circostanti, come hanno fatto notare i residenti di via Fiuggi, la zona dove su un condominio è stata installata una antenna Iliad a meno di 150 metri dall’istituto comprensivo “Da Vinci – Rodari” e sulla cui legittimità, con ogni probabilità, dovrà presto pronunciarsi il TAR.
Pubblicato
Autore
Share
ADV
Iscriviti alla nostra Newsletter
Se ti è piaciuta questa storia
non perdere tutte le altre.
ADV
ADV
ADV
ADV
Justin Timberlake
mugshot turned into art
Singer Justin Timberlake's mugshot
has been turned into art by a New York artist duo.









