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27 Agosto, 2026
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A Latina la puntualità nei pagamenti della pubblica amministrazione dipende dai mesi

Nonostante gli sforzi, molte amministrazioni pontine fanno un po’ quello che gli pare. A cominciare dalla Provincia, che ogni tanto è in regola e ogni tanto no. Con le imprese e i fornitori che aspettano oltre i termini di legge

A Latina la puntualità nei pagamenti della pubblica amministrazione dipende dai mesi

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I numeri, per una volta, non raccontano un disastro annunciato, anzi tratteggiano una realtà per metà positiva: in provincia di Latina la Pubblica Amministrazione paga, e lo fa quasi in tempo. È su quel ‘quasi’, però, che cominciano i problemi per le imprese.

Perché quello dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione è un tema delicato a seconda della latitudine. In provincia di Latina, infatti, l’esperienza può cambiare da ente a ente, da Comune a Comune, e, cosa ancora più grave, può cambiare da mese a mese. Bisogna solo avere la fortuna di capitare nel trimestre “giusto”.

Nonostante i tentativi di risolvere uno dei più noti nervi scoperti nel rapporto tra pubblico e privato, molte delle imprese pontine che vantano crediti nei confronti delle PA locali (comuni, Provincia e Regione), sono ancora costrette ad aspettare oltre i termini previsti dalla legge per mettere le mani su quanto gli è dovuto. Direte: ma il problema non è anche nazionale? Sì, certo. Ma il grado di incertezza che si registra in provincia di Latina ha in sé una dose di “originalità” che sarebbe un delitto trascurare. Andiamo con ordine.

Secondo la Ragioneria Generale dello Stato, in cinque anni la media dei tempi di pagamento della PA è scesa di 13 giorni, e i ritardi si sono ridotti di 10. Un segnale positivo, confermato anche dal Centro Studi Enti Locali: nel 2024 i capoluoghi hanno saldato in media dopo 24 giorni, contro i 29 dell’anno prima.

Ma la media non dice tutto: per la CGIA di Mestre, infatti, la PA italiana deve ancora 8,1 miliardi di euro ai propri fornitori, mentre il monitoraggio di Cribis segnala che solo il 36% delle imprese riceve i pagamenti nei tempi concordati, mentre oltre il 10% aspetta più di un mese.

Nel capoluogo pontino, l’indicatore ufficiale parla di un ritardo medio di 7 giorni sui tempi di legge, ossia 30 giorni dal ricevimento della fattura. L’acceleratore è stato premuto nel 2022, quando il Comune ha ridotto lo stock di debiti commerciali del 55,8%. Non male, verrebbe da pensare. Anche alla luce di quello che accade a qualche decina di metri da Piazza del Popolo. E in particolare in via Costa, sede dell’amministrazione provinciale di Latina.

L’ente pubblica trimestralmente i propri dati sull’indice di tempestività dei pagamenti, e il quadro mostra impietosamente alti e bassi: trimestri in regola alternati a periodi di ritardo. Il resto dei Comuni? Informazioni a macchia di leopardo, tra pagine web vuote, dati assenti o – grande classico – non aggiornati. C’è ancora molto da lavorare. La Regione Lazio, invece, viaggia su tutta un’altra velocità di crociera: nel 2025 paga in media oltre venti giorni prima della scadenza, con un ITP trimestrale di –22,6. Un anticipo che la colloca tra le amministrazioni più virtuose d’Italia, segno che – quando la macchina funziona – anche la PA può battere il cronometro.

La verità, dicono gli osservatori, è che i ritardi non dipendono solo dai soldi che mancano. L’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano parla infatti di “burocrazia interna, organici ridotti e digitalizzazione incompleta” come principali cause della lentezza nella pubblica amministrazione.

A livello locale, tutto questo si traduce in carte che girano da un ufficio all’altro, determine ferme per controlli e approvazioni che si accumulano. Intanto, per chi lavora con la PA – manutentori, imprese edili, fornitori di servizi ambientali – ogni giorno in più è liquidità che si blocca. E in un territorio dove oltre il 90% delle attività sono piccole e medie imprese, un ritardo di venti giorni non è un dettaglio: è un problema di sopravvivenza.

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