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6 Ottobre, 2026
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L’export vale miliardi, ma Latina può chiedere lo stesso un sacco di soldi contro la deindustrializzazione

Il fondo appena stanziato porta milioni nelle aree industriali di Latina. Ma il tutto avviene mentre le esportazioni funzionano al punto da fare di quella pontina una tra le prime province in Italia

L’export vale miliardi, ma Latina può chiedere lo stesso un sacco di soldi contro la deindustrializzazione

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Se c’è una cosa di cui la provincia di Latina non sembra avere bisogno di imparare è a fare industria. Nel 2025 ha esportato merci per 10,3 miliardi di euro, il 2,4% in più dell’anno precedente. Di questi, 8,5 miliardi arrivano dal farmaceutico, che da solo rappresenta l’82% delle esportazioni pontine.

E non è tutto: è proprio da Latina che parte il 47% dell’export farmaceutico del Lazio e il 12% di quello nazionale. Numeri che non fanno pensare esattamente a un deserto industriale. E infatti il paradosso arriva adesso.

Dal 28 settembre 2026 le imprese manifatturiere di una parte importante della provincia possono chiedere contributi attraverso un fondo che si chiama, senza troppi giri di parole, Fondo di contrasto alla deindustrializzazione. Insomma: una delle economie industriali più forti del territorio regionale deve spendere soldi per evitare di diventarlo un po’ meno.

Il Fondo mette complessivamente a disposizione 120 milioni di euro tra Lazio e Marche. Cento milioni sono destinati al Consorzio Industriale del Lazio e altri venti al Piceno Consind. Dentro i cento milioni la ripartizione è semplice: 20 milioni per ciascuno dei cinque ex consorzi industriali laziali. Due riguardano direttamente il territorio pontino: l’ex Consorzio Roma-Latina e quello del Sud Pontino. 

La CNA di Latina traduce il tutto in 40 milioni di euro destinati agli ambiti territoriali degli ex consorzi della provincia, che comprendono venti Comuni pontini. Dentro il perimetro dei territori che usufruiscono del fondo ci sono Latina, Aprilia, Cisterna, Sermoneta, Sezze, Pontinia e Sabaudia, ma anche Fondi, Formia, Gaeta, Minturno, Itri, Sperlonga e diversi Comuni del sud pontino. Non sono pochi. E non sono esattamente luoghi dove l’industria è un ricordo.

Anche qui bisogna evitare un equivoco. Il fatto che un’impresa possa accedere a un Fondo contro la deindustrializzazione non significa che sia in crisi. Anzi, tra i requisiti previsti c’è proprio quello di non trovarsi in liquidazione, fallimento o concordato preventivo. 

La misura è rivolta alle imprese manifatturiere già presenti sul territorio, oppure a quelle che vogliono aprirvi una nuova unità produttiva, e serve a finanziare ampliamenti, ammodernamento tecnologico, innovazione, digitalizzazione e investimenti per rendere le produzioni più sostenibili.

Il contributo può coprire fino al 100% delle spese ammesse, con un massimo di 300mila euro per impresa nel rispetto delle regole europee sugli aiuti minimi. Le spese finanziabili possono riguardare macchinari, impianti, attrezzature, immobili produttivi, beni immateriali e tecnologie digitali. Quindi non è un pronto soccorso. È più simile a una manutenzione preventiva.

Una dottoressa al lavoro in uno stabilimento del polo chimico-farmaceutico di Latina

Ma perché proteggere qualcosa che sembra andare così bene? Latina esporta tantissimo, ma lo fa in maniera molto concentrata: 82 euro ogni cento di export provinciale dipendono dal farmaceutico. E anche dentro il farmaceutico la geografia degli scambi è piuttosto concentrata. Nel 2025 il Belgio ha assorbito circa 5,2 miliardi di euro di prodotti farmaceutici pontini, mentre Paesi Bassi e Stati Uniti sono rimasti molto più distanti.

Essere fortissimi in un settore è un vantaggio enorme. Significa però anche che quando quel settore rallenta, una parte molto grande dei numeri della provincia rallenta insieme a lui. Qualche segnale, peraltro, si vede già.

Dopo una prima metà del 2025 in cui l’export provinciale cresceva mediamente intorno al 9%, nella seconda parte dell’anno le vendite all’estero sono diminuite del 4,1%. Il risultato finale è rimasto positivo, ma molto più moderato. Nel 2025 la Camera di Commercio ha inoltre segnalato un maggiore affanno dei settori tradizionali, tra cui proprio industria, commercio e agricoltura.

Nel primo semestre 2026 la manifattura pontina è rimasta sostanzialmente stabile per numero di imprese, mentre la crescita del tessuto imprenditoriale è arrivata soprattutto da costruzioni, turismo e servizi. Non è deindustrializzazione. Ma non è neanche un settore che può permettersi di stare fermo.

Il fondo esiste proprio per questo e forse il nome probabilmente inganna un po’. Lo strumento non nasce perché qualcuno abbia improvvisamente stabilito che Latina nel 2026 sia diventata una provincia deindustrializzata. La misura deriva da un intervento nazionale introdotto con la legge di bilancio 2021 e destinato a territori industriali di Lazio e Marche esposti a fenomeni di indebolimento del tessuto produttivo.

La prima edizione non è neanche rimasta sulla carta. Al 15 giugno 2026 erano state presentate 1.451 domande tra i territori interessati di Lazio e Marche; 872 imprese avevano ricevuto un provvedimento di concessione, per oltre 131 milioni di euro, dei quali 94,4 milioni già erogati. La seconda edizione riparte quindi da una misura già utilizzata e rifinanziata. 

Forse “deindustrializzazione” fa pensare subito al capannone vuoto. Una grande azienda chiude, centinaia di lavoratori restano fuori, la fabbrica diventa archeologia industriale. Ma un territorio può perdere forza industriale anche molto prima. Succede quando gli impianti invecchiano, quando un’azienda smette di investire, quando un nuovo stabilimento viene costruito da un’altra parte, quando le infrastrutture non tengono il passo o quando innovare costa più di quanto una piccola impresa possa permettersi. 

Il paradosso, alla fine, è solo apparente. Una provincia che esporta 10,3 miliardi di euro l’anno non riceve fondi contro la deindustrializzazione perché la sua industria è scomparsa. Li riceve perché mantenerla competitiva costa. E forse è proprio quando un settore sembra più forte che diventa facile dare per scontato che resterà così.

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